Dopo Monk, tocca a Coltrane. Dopo Drumonk è la volta di Tranety. Lorenzo Tucci, eccellente batterista e jazzista della scena italiana ed europea, che presto, molto probabilmente, non avrà più bisogno di presentazioni, rende nuovamente omaggio alla storia del jazz ed in particolare ad uno dei suoi indimenticabili ed indiscutibili protagonisti: John Coltrane (soprannominato Trane). Il risultato è Tranety, nuovo progetto in cui il talentuoso musicista abruzzese è accompagnato da Claudio Filippini al pianoforte e Luca Bulgarelli al contrabbasso. Il Trio, che di Coltrane ne ha masticato a chili, ne propone vari brani in modo sorprendentemente personale ed originale, reinventando be bop e free jazz. L’assenza del sassofono è sicuramente il primo elemento che risalta e che caratterizza tutto l’album, così come era già successo per Drumonk, in cui il piano era “rimpiazzato” dalla tromba di Fabrizio Bosso. Tranety è un disco dal suono nuovo, unico, dal mood elegante, profondo, imprevedibile, che rappresenta un’eccezionale sintesi della qualità del panorama jazz italiano e delle sue caratteristiche. Due nomi su tutti: Danilo Rea e High Five Quintet, di cui Tucci è fondatore e membro. Il richiamo a queste due personalità è forte e ben presente in tutto l’album. Si comincia con Moment’s notice, tratto da Blue train, forse il miglior disco della produzione Coltrane, per poi continuare con Afro blue e Hope, pezzo dello stesso Tucci che si inserisce perfettamente tra le altre perle. L’originalissima ritmica e timbrica del batterista si mette in risalto in ogni pezzo. Segue Equinox, Solstice, altro pezzo composto dal jazzista abruzzese, Wise one e la “evansiana” Ivre a Paris, composta da Filippini. Si continua con la magnifica Lonnie’s Lament, che parte con un impeccabile walking bass di Bulgarelli, per poi passare a Cousin Mary e chiudere con una dolcissima After the rain. Sarebbe superfluo e banale spendere altre parole, perché quando è coinvolto un personaggio come John Coltrane, la cosa migliore da fare è semplicemente restare in silenzio ed ascoltare la sua musica, il suo jazz, il suo sax. Sembra inutile stare a parlare e discutere della sua personalità artistica e dei suoi pezzi in dettaglio, nei minimi particolari, meglio cercare di seguire solo le sue note.
Tranety è uno di quegli album che ad ogni ascolto non stanca mai e che tende ad incentivarli sempre di più.
Discussione 1
Un abbraccio a tutti
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