"La donna che visse due volte" e "Barry Lyndon" su Iris

"La donna che visse due volte" e "Barry Lyndon" su Iris

u Iris, il canale tematico Mediaset diretto da Miriam Pisani, un nuovo appassionante appuntamento con le retrospettive dedicate ai due rivoluzionari del...

u Iris, il canale tematico Mediaset diretto da Miriam Pisani, un nuovo appassionante appuntamento con le retrospettive dedicate ai due rivoluzionari del grande schermo: Alfred Hitchcock e Stanley Kubrick. Mercoledì 2 novembre 2011, in prima e seconda serata, sono di scena il drammatico thriller rompicapo La donna che visse due volte (1958) e l’unica pellicola di matrice storica della filmografia kubrickiana Barry Lyndon (1975). In apertura di serata, La donna che visse due volte (titolo originale Vertigo), il film liberamente tratto dal romanzo "D'entre les morts" (1954) degli scrittori francesi Pierre Louis Boileau e Thomas Narcejac, annoverato come la quinta e ultima fatica della cosiddetta "serie privata" di Alfred Hitchcock. "C'è ancora un'ultima cosa che devo fare e poi sarò libero dal passato"… Queste sono le parole di John “Scottie” Ferguson (James Stewart, alla sua quarta collaborazione con Sir Alfred), mentre guida l’auto per condurre Judy (Kim Novak) sul luogo del loro ultimo incontro: la pensione di San Giovanni Battista, dove la obbligherà a rivivere quel tragico giorno in cui Jud (Madeleine, per lui) è morta. Solo piccoli frammenti finali della storia intricatissima, vertiginosa, appunto, ma dal ritmo lento, che si sviluppa su uno dei temi più sviscerati dalla letteratura “gialla” e dalla produzione hitchcockiana: il tema del doppio. La donna che visse due volte è celebre per l’innovativa tecnica impiegata al fine di dare l’effetto vertigini (patologia invalidante del protagonista): un simultaneo carrello all'indietro e uno zoom in avanti.

In seconda serata, un classico di inestimabile valore, Barry Lyndon, drammatico e poetico romanzo di formazione che narra l’ascesa e la decadenza di Barry (Ryan O’Neal), un settecentesco antieroe abbandonato a se stesso in un mondo ostile.

Dopo aver abbandonato il progetto di realizzare un colossale biopic su Napoleone, Stanley Kubrick, particolarmente colpito da Le memorie di Barry Lyndon, romanzo picaresco di William Makepeace Thackeray, si dedicò per due anni alle riprese tra Inghilterra, Irlanda e Germania dal 1973 al 1975. Fotogrammi, come affreschi, che vantano un’ossessiva ricercatezza di dettagli realistici e, soprattutto, una magistrale capacità tecnico-fotografica che fecero conquistare al film ben 4 premi Oscar (Miglior scenografia, Migliori costumi, Miglior colonna sonora e Miglior fotografia).

Alla fotografia lavorarono insieme John Alcott e il regista statunitense che, per dare un effetto di assoluto realismo ispirato ai più famosi paesaggisti del XVIII secolo, da John Constable al Canaletto, girarono in interni con la sola luce naturale o di candele, avvalendosi di un particolare obiettivo Zeiss Planar, originariamente prodotto per la Nasa.

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