Il mercato italiano delle autovetture segna un nuovo progresso a ottobre 2026, con 131.921 nuove immatricolazioni e una crescita del 4,8% rispetto allo stesso mese del 2025. Il bilancio dei primi dieci mesi dell'anno arriva così a 1.400.991 vetture, con un incremento dell'8,3% su base annua. Tuttavia, il recupero non basta: rispetto al 2019 mancano ancora oltre 224.000 unità, pari a una flessione significativa del 13,8%.
Secondo le ultime stime, il mercato potrebbe chiudere il 2026 a 1.640.000 unità, con una crescita del 7,5% sul 2025, ma restando ben al di sotto dei numeri pre-pandemia. Nel 2027, l'orizzonte si fa più incerto a causa dell'inflazione persistente e di un ciclo economico in rallentamento, con previsioni di una lieve flessione a 1.585.000 unità.
Sul fronte delle alimentazioni, il mercato vede un'accelerazione delle vetture ibride plug-in (PHEV), che volano al 12,7% di quota, mentre le elettriche pure (BEV) arretrano bruscamente al 6,1%. Le ricaricabili nel complesso rappresentano il 18,8% del totale, ma la marcata differenza tra BEV e PHEV conferma che senza politiche efficaci l'elettrico puro fatica ad affermarsi.
Il risultato delle BEV, pur superiore al 5,0% di ottobre 2025, perde un punto e mezzo rispetto a settembre e si attesta su livelli considerati insufficienti da molti analisti. Al contrario, le PHEV crescono trainate dal noleggio a lungo termine, che detiene oltre il 43% delle loro immatricolazioni.
"La transizione energetica non può trasformarsi in un percorso riservato a pochi: richiede politiche strutturali che consentano a tutti i cittadini di poter accedere alle tecnologie a zero o bassissime emissioni. Gli italiani non vanno convinti: vanno messi nelle condizioni di scegliere la transizione" afferma il presidente di UNRAE.
"I numeri di questo mese incidono su un nervo ancora scoperto, dove il problema non è la resistenza degli italiani alla transizione: è rendere la transizione conveniente. Il boom delle ibride plug-in dimostra chiaramente che, in presenza di una convenienza concreta, la clientela risponde. Al contrario, con le elettriche pure che galleggiano tra il 6 e il 7%, la transizione italiana rimane ferma ai box: pensare che le tecnologie a zero emissioni possano decollare da sole, senza leve abilitanti, è solo una chimera" prosegue.
Il recente DDL di Bilancio stanzia fino a 27 miliardi ma risponde solo in minima parte alle richieste della filiera. Il testo propone nuove deduzioni per agenti e rappresentanti di commercio, innalzando il tetto di costo deducibile per le auto elettriche e ibride, ma lascia fuori le flotte aziendali, considerate cruciali per la transizione ecologica dell'usato e del nuovo.
A livello europeo, le decisioni sulla riduzione delle emissioni di CO2 rimangono incerte, con il Parlamento UE chiamato a un compromesso tra azzeramento e una riduzione all'87,5% entro il 2035. "L'incertezza sulle regole del gioco sta diventando un fardello economico insostenibile per i Costruttori e frena le decisioni di acquisto dei cittadini. L'Europa deve fare chiarezza una volta per tutte: servono regole certe, obiettivi realistici e neutralità tecnologica... Ma le regole, da sole, non bastano: senza una domanda forte, la transizione resta sulla carta."
Analizzando la clientela, i privati aumentano la quota al 57,6% in ottobre, con una buona crescita su base annua. Le autoimmatricolazioni raggiungono il 14,3%. Il noleggio a lungo termine, invece, cala al 18,5%, mentre il breve termine più che raddoppia, salendo al 3,7%. Le flotte restano centrali nella strategia di rinnovo del parco circolante.
Sul fronte delle motorizzazioni, si conferma la forte crescita delle ibride, che raggiungono il 49% di share mensile e il 49,5% nei primi dieci mesi. Il benzina scende al 17,8%, il diesel si ferma al 5,3%. Le emissioni medie di CO2 diminuiscono del 4,5% a ottobre, scendendo a 107,0 g/Km.
Nel dettaglio della segmentazione, si registra una crescita delle citycar e delle berline di segmento B, che rappresentano rispettivamente il 7,7% e il 16,9% del mercato. I SUV del segmento C guadagnano terreno al 23,9%, mentre scendono i SUV più grandi e le berline di segmento D.
Il Nord Ovest si conferma l'area leader delle immatricolazioni con una quota del 30,5%, seguito dal Centro Italia che conquista il 29% grazie al noleggio. Nord Est, Sud e Isole completano la distribuzione, con tutte le macroaree che mostrano leggere variazioni rispetto all'anno precedente.
L'evoluzione del mercato automobilistico in Italia segna dunque importanti segnali di ripresa, ma la vera transizione verso le auto a basse e zero emissioni rimane ancora una sfida. Senza interventi decisi su fiscalità, infrastrutture e incentivi, l'obiettivo di un mercato più green rischia di essere ancora lontano.
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