E’ l’unico della squadra a conoscere che sapore ha un’Olimpiade. Moreno Boer, pesista del Gruppo Sportivo delle Fiamme Oro l’ha già assaggiata nel 2000 a Sydney. Per questo, il prossimo 29 luglio, sarà il capitano della squadra azzurra che volerà a Pechino. “L’atmosfera che si respira in una competizione come i Giochi è unica. Ti senti emozionato, elettrizzato. E’ difficile descriverlo a parole”, spiega Moreno mentre prova a ricordare gli istanti vissuti in Australia. Adesso è la volta di Pechino, “forse l’ultima”, dichiara con dispiacere Boer. A 31 anni compiuti, il pesista azzurro comincia ad accusare la stanchezza. “Questa partecipazione olimpica è stata molto sofferta per me, sia dal punto di vista fisico che mentale. Ma posso dire di aver provato la più grande soddisfazione per aver raccolto i frutti di sacrifici di quattro lunghi anni”. Reduce da una stagione difficile in cui ha dovuto combattere con problemi posturali, Moreno ha lottato e si è allenato duramente per poter salire in pedana lo scorso aprile agli Europei di Lignano Sabbiadoro, nel suo Friuli, dove c’erano tutti gli amici a sostenerlo. Il pordenonese ha fatto una buona gara e, all’ultima alzata ha dedicato il risultato al figlio Christian, nato proprio in quei giorni. “Mio figlio mi dà la carica anche se a distanza (Moreno si sta preparando presso il centro sportivo Giulio Onesti a Roma mentre sua moglie e il piccolo Christian vivono in Calabria a Vibo Marina). Non vedo l’ora di stare definitivamente con lui”. Sicuramente sulla pedana cinese il capitano azzurro ce la metterà tutta: “Voglio fare bene, per me stesso e soprattutto per chi ha creduto in me e mi ha fatto arrivare fin qui. Mi sto allenando con il massimo impegno e fisicamente adesso mi sento bene. Rappresentare l’Italia in un evento in cui solo pochi riescono a partecipare per me è motivo di grande orgoglio”. Il “gigante” Moreno (1 metro e 80 cm per 105 kg) ha un carattere molto tranquillo. Ama leggere, il suo autore preferito è Ken Follett: “Ho letto quasi tutti i suoi libri. Vorrei trovare il tempo per coltivare altri hobbies ma con questi ritmi è difficile”. Però, una volta trasferitosi in Calabria, Moreno sa già cosa fare: “Vorrei comprarmi una barca e godermi appieno la vita di mare”. Tra le sue passioni oltre allo sport ci sono i viaggi: “Mi piacciono tutti gli sport, dalla pallavolo al basket che ho giocato fino all’età di 16 anni e poi ho dovuto lasciare per i pesi. Viaggiare mi piace tantissimo ma anche per quello c’è bisogno di tanto tempo e al momento non ne ho”.
Al Centro sportivo Giulio Onesti Moreno va d’accordo con tutti: “C’è una bella amicizia. Conviviamo tutto il giorno e ormai si è creata una certa complicità. Visto che la famiglia è lontana, avere accanto persone di cui potersi fidare allevia la nostalgia”. Anche con i tecnici il rapporto è ottimo: “Prima di tutto, in palestra c’è il massimo rispetto. Al di fuori poi ci piace scherzare, parlare, uscire un po’. Solo così si possono affrontare lunghi periodi di preparazione come questo”.
Tra i suoi tecnici Moreno ricorda con molto piacere colui che per primo l’ha portato a intraprendere la carriera pesistica: “Il primo allenatore che mi ha seguito, ed era tra il pubblico anche ora a Lignano, e che continuo a sentire spesso è Dino Marcuz”. C’è un'altra persona che gli ha dato tanto: “Ricordo sempre con grande affetto il mio allenatore ucraino Gregory Krivonos. Mi ha preso subito in simpatia. Mi seguiva in maniera particolare. Gli piacevo molto come atleta e aveva aspettative su di me. L’ho rivisto nel ’98 perché era andato in Argentina e poi non ho più saputo niente di lui. Mi è dispiaciuto tanto”. Da Pordenone a Roma, com’è stato vissuto il cambiamento per Moreno? “Sono qui dal ’96 e devo ammettere che all’inizio mi sono dovuto abituare al caos della vita metropolitana. Poi, però ho capito che Roma è una città fantastica anche se, per come sono fatto, forse non ci vivrei. Amo la tranquillità di Pordenone, mi manca. Così come sento la mancanza della mia famiglia e degli amici con cui sono cresciuto”. E qui a Roma oltre ad allenarsi, riposarsi e stare con i suoi colleghi pesisti nel centro sportivo, Moreno non riesce a godersi la città: “La sera dopo una giornata intensa in palestra siamo sempre stanchi e raramente usciamo e facciamo tardi”. Tra i piatti preferiti di Moreno ci sono le polpette di melanzane che fa la suocera. “Ma mi piacciono anche le freselle col pomodoro, tonno, olive e origano, magari accompagnate da un buon bicchiere di vino”, aggiunge l’atleta pordenonese. Tra un allenamento e l’altro, oltre a navigare su internet, Moreno ascolta anche la musica: “Mi piacciono Renato Zero e Zucchero ma ascolto un po’ di tutto”. Dal Friuli alla Calabria, passando per Roma dove Moreno ha trovato l’amore. “Io e mia moglie Elena ci siamo conosciuti nella Capitale grazie a sua sorella che ha organizzato un incontro. Siamo usciti una sera e ci siamo subito piaciuti. Da lì è stato un crescendo fino alla nascita di Christian. Di lei mi ha colpito la capacità di comprendere ogni mio stato d’animo. Lei è fondamentale per me. Mi è stata sempre vicina anche nei momenti più difficili”. E’ sposato da un anno e mezzo e da quattro mesi è diventato papà: “E’ una sensazione bellissima anche se dura da vivere così. Non lo vedo quasi mai. Quando guardo le sue foto penso sia incredibile che quella creatura sia mio figlio. Poi, quando vado giù e lo vedo dal vivo mi emoziono. Sono ancora un po’ impacciato ma ci gioco, parlo con lui, lo prendo in braccio. Ciò che più desidero al mondo è stare 24 ore su 24 con lui”.
Tra gli episodi più belli della carriera di Moreno Boer c’è la medaglia d’argento ai Giochi del Mediterraneo del 2001: “Mi ero infortunato al gomito. Avevo fatto un po’ di terapia anestetica per fare la prova di slancio. Ho fatto il primo tentativo a 195 kg e ho sbagliato, il secondo a 202 kg e ho fallito ancora, alla terza mi hanno caricato 207 kg e ce l’ho fatta. Non riuscivo a crederci! Per la gioia mi sono anche messo a piangere!” Ma sono tante le soddisfazioni sportive che Moreno ha collezionato nel corso degli anni, dai Mondiali Juniores del ’97 dove è arrivato secondo al sesto posto agli Europei del 2002 in Turchia: “Lì ho sollevato 180 kg nello strappo e 220 nello slancio. Una grande soddisfazione”.
Tanti successi, ricordi da incorniciare, una gioia immensa di nome Christian e già il pensiero rivolto al domani, al dopo Pechino: “Mi piacerebbe aprire una società e portare avanti la mia passione per la Pesistica come allenatore”. Per la vita in barca, dunque, c’è ancora tempo…
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