L'ex Generale del RIS Giampietro Lago rompe il silenzio e si esprime con fermezza sulla correttezza dei carabinieri che hanno operato sotto la sua guida, ribadendo fiducia nei metodi e nell'integrità della squadra.
In una rara intervista concessa a Quarto Grado, Lago chiarisce i dubbi sollevati sulle indagini condotte dal Reparto Investigazioni Scientifiche: "Conosco queste persone e anche bene. Sono stato al loro fianco per moltissimi anni. Ho comandato il RIS per 15 anni e so quanto sono corretti, leali, competenti. Poi gli errori possono accadere... Un conto sono gli errori... un conto poi sarebbe la malafede o cose infamanti come queste."
Lago puntualizza di aver sempre applicato le regole in modo rigoroso durante la sua carriera, anche nelle situazioni più controverse. Interrogato sulla scelta di non consegnare i dati grezzi alla difesa Stasi in passato, l'ex generale è netto: "Assolutamente sì, perché io ho applicato le norme in maniera rigorosa, con linearità e trasparenza. Mi sono assunto la responsabilità di questa scelta..."
Un passaggio chiave riguarda la gestione delle cosiddette "corse" positive e negative all'interno dei laboratori forensi. Lago spiega che si tratta di normali tentativi analitici, dovuti alla necessità di ottimizzare l'analisi: "Non è assolutamente sorprendente, è una cosa del tutto normale che accade in tutti i laboratori... Si cerca di tarare l'analisi per avere il miglior risultato possibile. Una negatività non va a inficiare la positività di un'altra..."
Ribadendo la distinzione fra errore tecnico e cattiva fede, Lago avverte: "Un errore è possibile sempre, ma questo vale per chiunque in qualsiasi occasione. Una persona che afferma che non è possibile un errore dice qualcosa che non sta in terra. Un conto è possibile, un conto è probabile. Conoscendo le procedure che vengono applicate al RIS e lo scrupolo e la capacità delle persone che ci lavorano, io lo escludo."
Infine, interrogato sulle comunicazioni degli esiti negativi, Lago conferma la continuità della prassi: "Credo proprio di no. Da un punto di vista metodologico... non ci sarebbero stati motivi per trasmetterlo e avrei fatto quello che si fa sempre. Non è stata una scelta strana."
L'intervista mette in luce come la fiducia personale, la difesa della professionalità e la trasparenza rimangano pilastri insostituibili nelle indagini scientifiche.
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