Gioco delle Tre Campanelle, minacce e truffe: l'inchiesta di Le Iene scuote Roma

Gioco delle Tre Campanelle, minacce e truffe: l'inchiesta di Le Iene scuote Roma

Le Iene tornano a denunciare la truffa delle tre campanelle nel centro di Roma: minacce all'assessore Onorato, guadagni illeciti e difficili controlli.

Il fenomeno della truffa delle tre campanelle nel centro di Roma si rivela ancora una volta difficile da estirpare, nonostante centinaia di fermi, arresti e sequestri operati dalle forze dell'ordine. La nuova inchiesta di Le Iene porta alla luce una serie di episodi inquietanti, tra cui le minacce subite dall'assessore al Turismo di Roma Capitale, Alessandro Onorato, dopo la sua presa di posizione pubblica contro i truffatori.

Il servizio andato in onda questa sera mostra come, a pochi passi dalle sedi istituzionali come Palazzo Chigi e il Parlamento, i banchetti del gioco delle tre campanelle siano ancora attivi. Gli inviati hanno documentato turisti intenti a scommettere, giocatori pronti a fuggire alla vista delle telecamere e addirittura un episodio di furto ai danni di un visitatore straniero.

Ero qui in questo punto, vicino alla macchina per tornare a casa, erano le nove di sera, buio pesto. Mi trovo l'energumeno dei campanellari, che non ha i denti davanti, insieme a un altro ragazzo palestrato, ma vestito molto elegante, con abiti alla moda. Guarda che se noi andiamo via da qua possono arrivare altre famiglie che sono molto più cattive, perché alla fine noi non è che picchiamo la gente, ha raccontato l'assessore Onorato ricordando l'episodio della minaccia ricevuta.

I campanellari intervistati hanno svelato l'organizzazione del sistema: gruppi di 10-12 persone con vedette che segnalano l'arrivo della polizia usando fischietti o auricolari, e incassi fino a mille euro al giorno per ogni banchetto. Alla domanda su cosa accada in caso di arresto, la risposta è stata diretta: Finiamo in galera, ma poi usciamo e ricominciamo.

Nonostante i 600 fermi effettuati finora, il comandante della Polizia Locale Mario De Sclavis ha ammesso la difficoltà di controllare tutte le aree interessate. Noi non siamo così tanti da poter tamponare tutto, ha affermato, spiegando che spesso i colpevoli non si presentano ai processi perché stranieri e che l'attività illecita riprende quasi subito.

Le motivazioni dei truffatori emergono tra necessità familiari e mancanza di alternative: Devi mangiare amico mio, devi mangiare, dice uno di loro. Un ragazzo di 18 anni aggiunge: Io lavoro per mio figlio non lavoro per me.

La persistenza del fenomeno e la difficoltà di contrastarlo efficacemente rappresentano un vero rompicapo per le istituzioni romane, mentre i turisti continuano a cadere vittime di queste truffe sotto gli occhi delle telecamere e delle forze dell'ordine.

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