Fino al 31 gennaio 2027 la Fondazione D’ARC ospita la prima personale in Italia dell’artista bosniaco, a cura di Giuliana Benassi: acquerelli in bianco e nero che rileggono Dante, Piranesi e il grande cinema, da Fellini a Sorrentino,
Se dovessimo guardare al passato, sicuramente lo vedremmo in bianco e nero. Questi sono i due colori a cui si affida l’artista bosniaco Radenko Milak, già protagonista e rappresentante della Bosnia ed Erzegovina alla 57ª Biennale di Venezia, per creare il suo deposito di immagini. Proximity, un progetto che nasce dal percorso di ricerca dell’artista durante la sua residenza romana e dai suoi studi sull’iconografia cinematografica, si concretizza presso la Fondazione D’ARC con la curatela di Giuliana Benassi. Un Giambattista Piranesi moderno che cattura, quasi a fissarli nella memoria dello spettatore, non solo l’architettura, ma anche le immagini della cultura popolare e i personaggi del cinema. Le “parlanti ruine” diventano in questa esposizione elementi da comporre per creare nuovi racconti da leggere con un’interpretazione moderna.
Umbra ante memoriam è l’opera che ne rappresenta la massima espressione. L’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso di Dante Alighieri trovano nuovi protagonisti tanto nel passato quanto nella storia moderna. Ecco che l’artista inserisce in questo monumentale trittico architettura, il Laocoonte e i personaggi di Fellini e Sorrentino, racchiusi in finestre, pellicole di inquadrature che sono allegoria dei gironi. Le figure sembrano emergere dal buio, come immagini in negativo di una pellicola osservata in controluce, un effetto ancora più distintivo e suggestivo dato dalla trasposizione dell’opera sulla vetrata monumentale della Fondazione D’ARC, che si affaccia su pareti in tufo del settimo secolo.
Un intervento del tutto sperimentale che porta l’elemento finestra a diventare non solo supporto e cornice, ma anche opera e filtro. Un’inquadratura cinematografica che delimita il campo visivo e stabilisce ciò che può essere mostrato e ciò che resta escluso. È proprio la parte sacrificata a determinare la sinapsi che aiuta a creare la narrazione. Radenko Milak affida alla tecnica dell’acquerello la sua personale interpretazione di ciò che è giusto e di ciò che è sbagliato, portando lo spettatore ad attingere a un nuovo contenitore di idee.
Il percorso espositivo si completa con la composizione di acquerelli Cabinet, ospitata nella Sala M. Qui le scene iconiche del cinema del secondo dopoguerra si sviluppano sulle pareti come in una pellicola. La disposizione non è casuale, ma è tale da portare lo spettatore davanti a un vero e proprio montaggio cinematografico, in cui ogni immagine assume un significato diverso in relazione a quella che la precede o la segue.
La prima personale in Italia di Radenko Milak sarà accessibile gratuitamente fino al 31 gennaio 2027 presso la Fondazione D’ARC, sede anche di un allestimento permanente che conta circa 350 opere dagli anni Quaranta ai giorni nostri. La mostra Proximity dialoga con il resto dello spazio espositivo per creare e sviluppare nuove connessioni, definendo un nuovo programma culturale che attiri soprattutto le nuove generazioni.
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