Oggi, 24 febbraio 2012, “Mattino Cinque” continua la sua battaglia per denunciare i casi di malasanità e vengono mostrate delle immagine esclusive realizzate a telecamera nascosta nel Pronto Soccorso dell’ospedale di Tor Vergata, che mostrano una situazione di assoluto disagio per i pazienti in attesa di essere visitati dai medici. In collegamento, alcune testimonianze di familiari di pazienti che attestano questa grave situazione: la signora Viorika racconta, così, la sua esperienza al Tor Vergata: “L’ospedale di Frascati ci aveva rimandato a casa dicendoci che mio marito aveva solo il fegato ingrossato, ma lui continuava a vomitare da giorni, aveva mal di stomaco e giramenti di testa. Poi l’ho portato al Pronto Soccorso di Tor Vergata ed è stato 17 ore seduto su una sedia a rotelle nel corridoio del Pronto Soccorso in attesa che qualcuno lo visitasse. Erano giorni che aveva vomito, mal di stomaco e svenimenti.” Ma i casi di malasanità hanno coinvolto, nei giorni scorsi, anche l’ospedale San Camillo; in studio, la signora Sabrina Castagna racconta la sua esperienza di quando sua suocera di 80 anni è rimasta a terra per un’intera notte al Pronto Soccorso dell’ospedale San Camillo di Roma. La signora Castagna documenta come segue la situazione al San Camillo: “Al pronto soccorso del San Camillo succede la stessa cosa che a Tor Vergata; per terra c’era anche dell’urina. Entrare al San Camillo di notte fa paura, ci sono clochard, tossicodipendenti e non ci sono controlli.”
In collegamento, anche il dottor Claudio Modini, sospeso dall’incarico di responsabile del reparto emergenze dell’ospedale Umberto I di Roma, che sostiene:“Ci mancano delle risorse e la possibilità di avere voce in capitolo per utilizzarle e distribuirle secondo delle valutazioni tecniche che sono proprie della nostra capacità. La situazione di affollamento che si verifica negli ospedali romani è nota da 10 anni a politici, amministratori, medici e chirurghi.
Io ho consegnato una relazione dettagliata e puntuale nella quale identificavo le carenze, facevo delle proposte di soluzioni e segnalavo il disagio profondo di lavorare in una situazione di grande difficoltà per i pazienti, per gli operatori, per i malati e per tutta la struttura.
È un problema grave che non si risolve in poco tempo – conclude il dottor Modini - ma ciò che è mancato è il riconoscimento che noi, stando in prima linea, facciamo il massimo e ringrazio i miei collaboratori che sono stati ricoperti di fango nell’ultimo periodo, ma sono bravissimi medici e splendidi infermieri.”
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