RECENSIONE – Uncharted 4: Fine di un Ladro

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Venite a scoprire perché, questo, è il più grande videogame di sempre.

Naughty Dog, sin dalla metà degli anni ’90, ha legato indissolubilmente il suo nome a due concetti: “Sony” e “Capolavoro”. Quando venne rilasciato il primo Crash Bandicoot, per la prima PlayStation, Naughty Dog ottenne un successo stratosferico, cosa che nemmeno gli stessi Andy Gavin e Jason Rubin (i fondatori della Software House) avrebbero mai osato immaginare. Ken Kutaragi, l’allora Presidente di Sony Computer Entertainment Japan (SCEJ), provando una delle primissime demo del gioco, lo definì: “Una vera schifezza”. Al contrario di Kutaragi-San, il mondo dei videogiocatori impazzì per quella che, ancora oggi, viene definita la vera icona di tutto quello che il marchio PlayStation rappresentava. Che sia un Bandicoot e non una volpe, non è mai davvero importato niente a nessuno. Il gioco ha avuto il successo che meritava.

Dopo il successo stratosferico ottenuto con i primi 3 capitoli (e lo spin-off Crash Team Racing), Gavin e Rubin si concentrarono sulla nuova console in arrivo: PlayStation 2. Avendo lasciato alla Universal i diritti su Crash Bandicoot, i Naughty Dog avevano bisogno di inventare una nuova leggenda. Seppur con un successo lievemente meno eclatante di quello ottenuto da Crash, Jak & Daxter hanno dato vita ad una coppia di eroi divertente, ad un platform dai ritmi indiavolati (in un mondo Open World) e ad una storia più di adulta di quanto mostrato in passato. Su PlayStation 3, il successo che Naughty Dog è stata capace di ottenere con The Last Of Us, ha definitivamente consacrato la Software House come, probabilmente, la migliore in assoluto degli ultimi 10 anni (almeno).

Non solo The Last of Us, però. Le avventure di Joel ed Ellie sono state anticipate da una trilogia: Uncharted. Dal primo al terzo capitolo Naughty Dog non ha sbagliato un colpo, creando un personaggio dal carisma eccezionale (Nathan Drake) ed un’avventura che, seppur legata a “binari”, può essere paragonata ad un continuo fuoco d’artificio, tra esplosioni, luoghi misteriosi e personaggi convincenti.

Uncharted 4 è il primo titolo sviluppato da Naughty Dog per PlayStation 4 e purtroppo l’ultimo per quel che riguarda le avventure di Nathan. Posto che potrebbero sempre ripensarci (complice gli incredibili dati di vendita, come vi abbiamo detto QUI).

In questo quarto capitolo Nathan Drake andrà a caccia del leggendario tesoro del Pirata Avery. Dalla Scozia al Madagascar (per altri luoghi che non vogliamo rivelarvi per non rovinarvi la sorpresa), Nate compirà i soliti emozionanti viaggi in giro per il globo a caccia dell’indizio successivo che porterà il giocatore dritto al finale (emozionante e curato, finalmente!). L’impatto grafico mozza il fiato. Non c’è nulla di meglio, al momento, su PlayStation 4. Che sia un’isola colpita da una tempesta tropicale o una piccola stanza di legno tanto marcio da venire giù (e cavolo se andrà giù!), che sia dall’alto di una montagna o dalle rive di un limpido isolotto, tra chiese, monasteri, ville e foreste, verrete inondati da un’esplosione di colori, inebriati dal vento che muove l’intero mondo di gioco che vi circonda, dalle onde del mare che, dal basso, minacciano schiumando. Uncharted è prima di tutto questo: un fantastico viaggio nei luoghi più remoti del globo. Sebbene strutturato in un mondo più aperto rispetto ai predecessori, la presenza di “binari”, ovvero di una strada fissa da seguire, si avverte comunque con insistenza. Che ciò sia positivo o negativo dipende esclusivamente dai vostri gusti. Ci sono Open World che offrono intere prateria di nulla e c’è Uncharted, che ad ogni passo butta giù edifici, fa esplodere auto, che fa sentire sempre i giocatori parte di un meraviglioso film d’animazione.

E ci sono i nemici, ovviamente. Quelli non mancano mai. Complice una maggiore capacità di calcolo di PlayStation 4, l’IA dei nemici ha subito un netto miglioramento rispetto a quanto visto nei tre precedenti capitoli. Gli avversari sono ora in grado di ripararsi e non spuntare sempre dallo stesso angolo di tiro, essendo in grado di tenere in considerazione il mondo che li circonda, cambiando di conseguenza la propria copertura. Le armi sono le stesse che abbiamo imparato ad usare in passato, tra M4A, AK-45, granate, lanciarazzi e via discorrendo. Gradita è la possibilità di annullare il lancio di una granata. Tra gli accessori in dotazione spicca l’aggiunta del rampino, sul quale i level designer di Naughty Dog hanno strutturato livelli divisi su più piani, anche durante gli scontri a fuoco, facendo risultare l’azione estremamente dinamica. Altra aggiunta è quella del “chiodo” per le scalate. Una sorta di “pugnale” di ferro da incastonare in particolari strati della roccia per raggiungere punti altrimenti inaccessibili. Non ci sono modifiche invece per quel che riguarda il sistema di mira, sempre ottimo. Nel menù delle opzioni, a prescindere dal livello di difficoltà impostato, è possibile attivare o disattivare la modalità di mira automatica. E’ migliorato di molto, invece, il sistema di guida dei mezzi, che risultano ora essere decisamente più credibili che in passato.

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Oltre al solo impatto grafico è la fisica che lascia senza parole. In rete, da qualche giorno, circola una GIF animata nella quale si vede Nate sparare a terra, tra delle pietre sul bordo di un dirupo. La pietra colpita genera un effetto “valanga” sbalorditivo. Così come restano incredibili gli effetti di luce in tempo reale, tra piante, finestre, assi di legno, che illuminano il mondo di gioco in tempo reale. C’è una cosa che Naughty Dog ama in particolare: l’acqua. Sin dal primo Uncharted (e a dire il vero sin dal primo Crash Bandicoto) l’acqua è stato non solo un elemento puramente di contorno: sfruttando l’aumento o la diminuzione della corrente è possibile raggiungere determinati punti dello scenario. Forse andremo un po’ controcorrente (parola scelta non a caso, visto l’argomento) nel dire che, rispetto a quanto visto con il primo Uncharted, l’acqua del quarto capitolo è sì fantastica, ma non perfetta. Convince poco soprattutto per quanto riguarda gli impatti (si dovrebbero generare molti più schizzi). Nulla di eclatante, perché a rimediare ci penseranno i fantastici scenari che vi ritroverete ad esplorare.

In quanto a trama e recitazione, siamo su livelli altissimi. La trama ha almeno due punti di svolta davvero inaspettati, oltre che a tenere vivo l’interesse del giocatore con questa frenetica caccia al tesoro. Le espressioni che i volti poligonali dei protagonisti sono in grado di assumere vi lasceranno sconcertati ed in alcuni casi vi ritroverete a sperare che quella scena d’intermezzo possa non finire mai. Di alto livello anche il doppiaggio in italiano, che ha mantenuto tutti i doppiatori originali della serie.

Il comparto multiplayer, che abbiamo ampiamente testato, non ci ha lasciato certo delusi. Basato su due sistemi di moneta diversi (uno virtuale, uno reale), avrete centinaia di oggetti, armi ed armature extra da sbloccare, per non parlare di tutti i bonus sbloccabili durante gli scontri a fuoco. Riteniamo che siano ancora un po’ troppi i colpi richiesti per buttare giù un nemico (soprattutto se indossano semplici magliette di cotone). Il matchmaking, sebbene sia perfettamente funzionante, ci auguriamo possa essere velocizzato. Ma quando la partita comincia, di lag non v’è traccia. A patto di avere una buona connessione e la console settata su NAT 1.

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“Uncharted 4: La Fine di un Ladro” è lo stato dell’arte dei videogames. Per grafica, ambientazioni, trama, sonoro, doppiaggio, recitazione, riproduzione della fisica, gameplay… Per tutto, semplicemente per tutto. Acquistatelo, fatevelo regalare, rubatelo, perfino, ma dannazione, dovete giocarlo. Naughty Dog scrive la parola fine all’ennesima serie di successo mai sviluppata. Al prossimo E3 sapremo a quale altro futuro capolavoro dovremo preparaci. Magari The Last of Us 2?

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