Un viaggio nell’universo femminile lungo l’Italia di Berlusconi. Da Nord a Sud, dalla storica residenza del premier villa San Martino (Arcore) a villa Certosa, la reggia estiva affacciata sul mare della Sardegna. 101 donne, incontrate casualmente per strada nei centri storici di varie città raccontano chi è per loro Silvio Berlusconi. Un modo per attraversare l’immaginario di un paese dominato dalla presenza ingombrante del suo uomo più in vista. Questo è SORELLE D’ITALIA, il documentario diretto da Vito Robbiani e Lorenzo Buccella in concorso al ViaEmiliaDocFest. Perché hai scelto di raccontare questa storia attraverso il documentario? “La vox-populi è un espediente tipico della tivù, Berlusconi è un uomo di televisione. L'uso della vox-pop è spesso demagogico, tre interventi del pubblico durante un servizio di un TG, vengono presentati già come un sondaggio. Berlusconi vive di sondaggi. Insomma ci sembrava che tutto fosse molto collegato, e che un documentario potesse anche ridare onore e valore alla vox-pop”. Il mondo del web, la multimedialità e le nuove tecnologie influiscono sul tuo modo di creare film? E se sì, come “Il web e il multimedia influiscono nel modo e nel luogo di ricerca delle informazioni. Se penso a Sorelle d'Italia, è grazie a Facebook e alla sua pagina web (www.facebook.com/sorelleditalia) che siamo riusciti a far conoscere il nostro film e a promuoverlo al di fuori dei festival. Il ViaEmiliaDocFest è stata la ciliegina sulla torta, volevamo trovare un modo per farlo vedere anche alle persone coinvolte nel film e il festival ci ha permesso questo”.
Credi che il web possa essere decisivo nella diffusione del cinema documentario? “Il web può aiutare la produzione indipendente ad avere una visibilità, purtroppo non a trovare fondi per produrre un documentario. Nel web stanno nascendo nuove forme di documentario, che vengono realizzate in Rete e per un pubblico che ormai conosce, impara, si informa e consuma on-line. Non è il caso, però, per il nostro documentario che malgrado la sua semplicità rimane un prodotto, direi, classico”. Vi aspettavate così tanto successo dal vostro documentario? “Sinceramente no. Dopo un anno di rifiuti a diversi Festival dove l'avevamo spedito, temevamo che la sua vita fosse ormai condannata, poi l’ha preso il Festival di Biarritz e da quel momento, Sorelle d'Italia ha avuto un discreto successo. Direi che sicuramente Berlusconi ci ha dato una mano, noi avevamo girato durante lo scandalo Noemi e D'Addario, ma poi è arrivata Ruby e da lì anche le sorelle d’Italia hanno ‘rubato dei cuori’...”.
Ci sono 100 uomini da raccontare? “Ci sono sempre 100 uomini da raccontare, soprattutto quando questi attraverso le loro voci ci raccontano un mondo. Con la nostra stessa modalità di realizzazione si potrebbe fare un documentario sui personaggi del nostro tempo che più hanno segnato un'epoca. Berlusconi per le sue caratteristiche è sicuramente unico, le sue infinite attività attirano la curiosità di tutti e la sua capacità, volontaria e meno che essa sia, di rendere tutto pubblico fa si che il soggetto sia perfetto per questo tipo di analisi sociologica... anzi per questo documentario”.
Tre cose per invogliare il pubblico a guardare il tuo doc e votarlo. “Cercare tra le donne che parlano del Presidente quella che la pensa come me; stupirsi di quanto un uomo possa rappresentare nel bene e nel male tutto quello che l'Italia è in questo momento e infine imparare ad ascoltare la voce del proprio avversario”.
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