È il 1962 e la guerra nucleare sembra imminente. La paura pervade il mondo. I valori sociali sono rappresentati in termini eccessivamente semplicistici, in bianco e nero, ma le complessità delle relazioni umane sono aggrovigliate allora come oggi. Ambientato a Los Angeles all’apice della crisi missilistica di Cuba, A SINGLE MAN narra la storia di George Falconer, un professore universitario inglese di 52 anni [Colin Firth], che fatica a trovare un senso alla propria vita dopo la morte del compagno Jim [Matthew Goode]. George vive nel passato e non riesce a vedere il suo futuro. Nell’arco di una giornata, in cui una serie di eventi e incontri lo porta a decidere se la vita dopo Jim abbia un senso oppure no, George trova conforto nella sua più cara amica, Charley [Julianne Moore], una splendida 48enne, anche lei alle prese col suo futuro. Un giovane studente di George, Kenny [Nicholas Hoult], che sta iniziando ad accettare la propria omosessualità, perseguita George e lo considera l’anima gemella. A SINGLE MAN è un racconto sull’amore interrotto, l’isolamento della condizione umana e l’importanza dei momenti apparentemente insignificanti della vita. La storia è un adattamento del romanzo di Christopher Isherwood “Un Uomo Solo”. Lessi per la prima volta il libro “Un Uomo Solo” di Christopher Isherwood all’inizio degli anni ’80, e rimasi toccato dall’onestà e dalla semplicità della storia. All’epoca, ero poco più che ventenne. Ora che vado verso la cinquantina, dopo averlo riletto, il libro mi colpisce in un modo completamente diverso. È una storia profondamente spirituale, narra di un giorno della vita di un uomo che non riesce a vedere il suo futuro. È un racconto universale su cosa vuol dire affrontare l’isolamento che proviamo tutti e sull’importanza di vivere nel presente e comprendere che le piccole cose della vita in realtà sono le grandi cose della vita. La gestazione per il debutto alla regia di Ford durava da diversi anni. Lavorando negli ultimi 25 anni come direttore creativo per le campagne pubblicitarie nel mondo della moda, Ford impara tutto sulle inquadrature, le luci e l’importanza dell’immagine. Ci tiene a precisare però che “immagine e stile” possono anche uccidere un film se non vi è una storia che merita di essere narrata o un messaggio che vale la pena di trasmettere per sfidare lo spettatore.
A SINGLE MAN è quindi la storia giusta al momento giusto. Ford opziona sia il romanzo di Isherwood che una sceneggiatura completa scritta da David Scearce, ma si rende subito conto che nessuno dei due può creare il film che lui desidera, quindi si mette a scrivere una nuova sceneggiatura per conto suo. Il suo adattamento finale differisce notevolmente sia dal libro che dalla stesura precedente, ma il suo obiettivo principale è quello di mantenere l’essenza della storia. Aggiunge un elemento nuovo alla storia – George intende suicidarsi alla fine della giornata. Anche se il protagonista della storia è gay, Ford fa notare che il film trascende la sessualità. “Questo film parla di perdita e solitudine. La storia potrebbe essere la stessa se fosse stata la moglie di George, invece del suo compagno, a morire. È una storia d’amore e di un uomo che cerca un senso nella sua vita. Il tema è universale. C’è molto di me nella versione di George." “Julianne è stata la prima tra gli attori ad accettare,” ricorda Ford. “La parte di George è stata la più difficile da affidare, perché ci sono pochissimi attori al mondo con la sensibilità giusta per interpretarlo.” Inizialmente Firth è alle prese con un altro film, ma all’improvviso, quando il programma delle riprese di A SINGLE MAN cambia, si libera. Ford vola immediatamente a Londra per convincerlo ad accettare la parte. “La cosa incredibile di Colin è la sua abilità di telegrafare ciò che sta pensando attraverso gli occhi, quasi senza muovere la faccia e sicuramente senza pronunciare una battuta”, afferma Ford. A interpretare il partner deceduto di George, Jim, troviamo Matthew Goode. Il personaggio Jim rappresenta per George tutto ciò che c’è di buono in America. È diretto, senza complicazioni, onesto e sicuro di sé. “Matthew era perfetto per la parte. Ha proprio la freschezza che cercavamo, ma il suo modo di recitare è completamente diverso da quello di Colin o Julianne. Era molto più spontaneo, o così sembrava sul set, ma qualunque fosse il suo procedimento interiore, il risultato finale è fantastico,” dice Ford. Una delle difficoltà maggiori che Ford ha dovuto affrontare è stato un brevissimo periodo di pre-produzione. Ciò che alimenta la notevole pressione sulla produzione è la ricerca di location adatte nella zona di Los Angeles. “Dovevamo trovare un college completamente deserto che fosse cronologicamente corretto,” spiega Ford. La casa di produzione trova una piccola scuola di fronte al Norton Simon Museum di Pasadena.
Ford gira il film in appena 21 giorni, scarta gli storyboard iniziali e opta per delle liste dettagliate di inquadrature per ogni angolazione, per ogni scena. La grande esperienza degli attori principali e uno sforzo di squadra da parte del cast tecnico contribuiscono a portare avanti rapidamente la lavorazione. Ford scherza dicendo: “Io mettevo fretta al line producer, mentre di solito succede il contrario! Sono convinto che occorra lavorare con un gruppo di persone che vogliono che questa sia la cosa più importante che abbiano mai fatto”.
Una delle passioni di Ford è il suo amore per le colonne sonore. Aveva delle idee su come usare la musica in A SINGLE MAN. “Ho tentato di immaginare che tipo di musica avrei trovato nella testa di George. Non volevo che fosse limitata alla musica classica che si sentiva nei primi anni ’60, ma volevo un certo riferimento alla musica classica, e usare una vera orchestra classica.” Ford parte alla ricerca di un compositore in un paese molto lontano: il Giappone. “Ho sempre amato Shigeru Umebayashi e i film di Wong Kar Wai, soprattutto il tema principale che Ume ha composto per IN THE MOOD FOR LOVE. È uno dei miei pezzi preferiti di musica per film.”
Ford assume Umebayashi e insieme guardano più volte il film. “Ha scritto tre temi che hanno veramente catturato il personaggio di George e il suo stato d’animo.” Limitato sia nel tempo che nel budget, Ford lancia una ricerca vastissima per un giovane compositore che si occupi della restante parte della colonna sonora. “Ho ascoltato tutto ciò su cui sono riuscito a mettere le mani e ho scoperto Abel Korzeniowski. Credo abbia un talento straordinario e sono stato fortunato a trovarlo a questo punto della sua carriera.”
“In molte parti di A SINGLE MAN, non c’è dialogo. Vediamo giusto George che fa delle cose. Quindi il sonoro, o la mancanza dello stesso, è estremamente importante. Il silenzio, per me è stato infatti un elemento molto significativo. Alcuni dei momenti più affascinanti che si possono avere su pellicola possono essere silenziosi. Si presta più attenzione,” afferma Ford.
“Un grande film può perseguitarti,” dice Ford. “È divertente, ma dà anche da pensare. In questo senso, spero che A SINGLE MAN vi spinga a mettere in questione delle cose… riflettere in un modo completamente nuovo.” Il film sarà nelle sale italiane dal 15 gennaio, distribuito da Archibald.
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