DS Automobiles, una DS dal cuore sportivo all’origine dell’avanguardia

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La nascita delle versioni sportive della DS è frutto del lavoro corale degli ingegneri che hanno lavorato con André Lefevre. La ricerca della performance sportiva e della potenza portò poi all’acquisizione del pacchetto di controllo di Maserati da parte della casa francese.

Pochi mesi dopo il lancio del suo capolavoro assoluto, la DS 19, André Lefebvre, l’ingegnere capo che per il Double Chevron aveva immaginato e costruito anche la 2CV, la Traction Avant ed il furgone HY, si ammalò gravemente e fu costretto a lasciare la guida del Centro Studi. Lefebvre non fu rimpiazzato: i suoi colleghi, coordinati da Jean Cadiou, si fecero carico delle competenze di Lefebvre e ciò rese ancor più corale il lavoro nel più creativo dei reparti del più creativo dei costruttori d’automobili.

Nel frattempo, nel 1959, una ID 19 guidata da un rappresentante di calzature si aggiudicò il prestigioso Rally di Montecarlo: non era la prima e non sarà certo l’ultima affermazione sportiva della DS, auto pensata come vettura da turismo, non certo per le competizioni! La tenuta di strada e l’eccezionale telaio permisero a piloti tutt’altro che esperti di primeggiare in competizioni di durata e di resistenza, ma anche sui terreni difficili, come neve e ghiaccio, che non fermavano le grandi berline della famiglia DS.

Dopo il Montecarlo fu la volta del Rally della Corsica, quando a causa di una tempesta di neve le DS furono le uniche due vetture a raggiungere il traguardo. Il fenomeno non poteva più essere ignorato ed era arrivata l’ora di dare una sorella sportiva all’ammiraglia di Quai de Javel e quando René Cotton, capo del team sportivo che correva con le DS ufficiali, chiese una versione più veloce e più potente della DS, il Centro Studi fu incaricato di avviare ufficialmente il progetto “S”, come Sport.

A capo del team dedicato allo sviluppo della “DS da corsa” fu posto uno sportivo: Jacques Né che chiese al gruppo di realizzare un primo prototipo su un telaio specifico, derivato da quello della DS, con una carrozzeria disegnata da Flaminio Bertoni (da subito inserito in squadra). I tempi erano necessariamente lunghi e intanto fu allestita una DS di serie equipaggiata con un motore con due assi a camme in testa progettato dal motorista italiano Walter Becchia. Lo scopo era quello di verificare il comportamento di una vettura a trazione anteriore quando il motore superava una certa potenza, all’epoca era molto accesa la polemica tra i tecnici dell’automobile su quali fossero i limiti “fisici” della trazione anteriore in fatto di potenza applicabile alla trasmissione.

Inutile dire che nel ’61 la prima DS sperimentale di monsieur Né filava allegramente oltre i 180km/h e che di questi “limiti” della trazione anteriore non se ne vedeva nemmeno l’ombra, tanto che questa positiva esperienza spinse la direzione a fissare le date delle tappe successive, arrivando a prevedere per la fine del decennio il lancio del nuovo modello.

Nel 1964 fu messa in strada una cabriolet DS alleggerita ed accorciata, per ridurre le masse e l’inerzia dovuta alle stesse. L’anno successivo veniva provata una nuova cabriolet DS con motore a due assi a camme in testa di nuova progettazione da 130 cavalli (la versione monoalbero laterale andrà ad equipaggiare tutte le DS da quell’anno in poi).

Nel 1967 è la volta di una DS coupé con servosterzo a ritorno assistito che sarà la prima DS a superare i 200km/h.

I motori progettati da Becchia sono eccellenti, ma Jacques Né vuole ancora qualcosa in più e ne discuterà con Pierre Bercot, all’epoca presidente e direttore generale di Citroën: “vorrei un motore più sportivo, ancor più potente, con un’architettura adatta ad una vettura da gran turismo: un bel V6 all’italiana”.

Pare che Bercot abbia risposto qualcosa sul tipo “ok, facciamo un accordo con chi è bravo a far queste cose”. Pochi mesi dopo Citroën rilevava il pacchetto di controllo di un costruttore di Gran Turismo: la modenese Maserati che entrava così nell’orbita del Double Chevron.

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