Era il 9 luglio quando Mariella e Silvia, le “Donne al Volante”, sono partite da Milano a bordo della Peugeot 3008 HYbrid4, la prima auto al mondo con un motore ibrido diesel, alla volta di Tokyo per un progetto charity molto ambizioso sostenuto dalla fondazione Candido Cannavò. L’hanno chiamato Eurasia 2012 e l’obiettivo era quello di raccogliere fondi, prima e durante il viaggio, da devolvere a due associazioni benefiche che aiutano le popolazioni asiatiche bisognose: Actionaid e L’Orto dei Sogni e ad un’associazione che opera nel territorio milanese: Il Gabbiano. Oggi le nostre DAV, tornate a Milano entusiaste e felici per la meravigliosa avventura, sono ancora impegnate nella raccolta fondi, attiva e aperta a tutti sul sito www.donnealvolante.com, che si prolungherà fino al galà di chiusura di Eurasia 2012 previsto per la prima settimana di ottobre.
Due mesi di viaggio, 16 paesi attraversati tra cui Slovenia, Croazia, Serbia, Romania, Moldavia, Transnistria, Ucraina, Russia, Kazakistan, Uzbekistan, Tajikistan, Kirghizistan, Cina, Corea del Sud, Giappone e 19.242 km a bordo della Peugeot 3008 HYbrid4 simpaticamente ribattezzata Gazzamobile per l’allestimento, rosa, dovuto all'altro partner ufficiale dell’iniziativa: Gazzetta dello Sport.
Ecco come le DAV descrivono questa emozionante avventura tra Europa e Asia a bordo della Peugeot 3008 HYbrid4 : “Di emozioni forti ne abbiamo avute a bizzeffe”, ricorda Silvia. “Come quella volta che, arrivate con la nostra instancabile e robustissima 3008 HYbrid4 ai piedi del Pamir, dei soldati ci hanno sbarrato la strada e ci hanno intimato, armi alla mano, di ritornare sui nostri passi. Qualche giorno dopo abbiamo saputo che in quella zona era in atto una battaglia tra governo e gli abitanti del Pamir che ha lasciato sul terreno 200 morti”.
E l'incontro più emozionante? Per Mariella “A Seul, in una casa di riposo, con alcune delle ultime Donne di Conforto. Durante la Seconda guerra mondiale furono vere e proprie schiave sessuali a disposizione dei soldati nipponici. Per decenni hanno vissuto nascondendosi per la vergogna, poi hanno deciso di uscire allo scoperto. Da anni, ogni settimana si radunano silenziosamente davanti all'ambasciata giapponese a Seul, aspettando le scuse del governo giapponese. Scuse che non arriveranno mai perché, per i giapponesi, quegli abusi non sono mai avvenuti”.
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