Le città che scelgono un approccio integrato alla mobilità urbana registrano risultati più significativi nella riduzione dell'inquinamento atmosferico. A certificarlo è un nuovo studio che ha analizzato realtà come Londra, Parigi, Madrid, Barcellona, Roma, Milano, Torino e Napoli, mettendo in luce come le strategie che uniscono restrizioni ai veicoli più inquinanti, rafforzamento del trasporto pubblico, promozione della mobilità attiva e rinnovo del parco circolante abbiano una reale efficacia sul fronte della qualità dell'aria.
Non basta, infatti, sostituire le auto più obsolete: solo supportando il rinnovo del parco veicoli con un trasporto pubblico più efficiente, integrazione modale e infrastrutture smart si può ridurre in modo strutturale la dipendenza dall'auto privata. La posta in gioco non è solo ambientale, ma anche sanitaria. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, una significativa riduzione delle concentrazioni di particolato potrebbe diminuire del 15% l'anno la mortalità nelle città più inquinate e il PM2,5 accorcia l'aspettativa di vita media nell'Unione Europea di circa 8,6 mesi.
L'esperienza europea lo dimostra nettamente. Londra, con l'ampliamento progressivo della sua Ultra Low Emission Zone (ULEZ), si conferma la metropoli più avanzata nella lotta all'inquinamento, mentre Parigi, Madrid e Barcellona hanno dimostrato che le zone a basse emissioni, se unite a trasporti pubblici affidabili e a servizi di mobilità sostenibile, portano concreti miglioramenti della qualità dell'aria. Fondamentale, però, è offrire alternative credibili alla mobilità privata: la transizione funziona davvero soltanto quando le restrizioni ai veicoli più inquinanti sono accompagnate da opzioni di trasporto accessibili e capillari.
In Italia il quadro appare più frammentato. Milano guida per innovazione, pur continuando a combattere il PM10; Roma migliora, ma mostra ancora superamenti locali dei limiti; Torino progredisce in modo irregolare, mentre Napoli fatica soprattutto a causa di un parco auto particolarmente vecchio. Proprio la vetustà delle auto resta una delle principali criticità: a Napoli il 78% delle vetture ha oltre dieci anni, a Madrid il 69%, a Roma il 52% e a Milano il 49%. La presenza di auto elettriche è ancora timida: Londra e Parigi sono le più avanti con il 4% di BEV, Madrid raggiunge il 2,5%, mentre nelle città italiane la quota resta attorno all'1%.
Il peso emissivo delle auto più anziane è ancora rilevante. Le vetture Euro 0-3 continuano a contribuire in misura significativa alle emissioni di monossido di carbonio, particolato e ossidi di azoto, soprattutto nei contesti urbani dove la presenza di veicoli obsoleti resta elevata. Napoli e Roma risultano ancora oggi le città in cui le auto vecchie incidono maggiormente su qualità dell'aria e salute pubblica.
La lotta allo smog, quindi, si gioca su più fronti: occorrono politiche mirate sul rinnovo del parco auto, potenziamento del trasporto pubblico, integrazione tra mobilità collettiva e attiva e misure strutturali che rendano meno indispensabile l'utilizzo dell'auto privata. Il confronto europeo insegna che solo un approccio sistemico produce benefici duraturi per ambiente e salute.
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