La Citroën 2 CV compie 60 anni

La 2 CV compie 60 anni…e in questo dato c’è tutto! L’attenzione nel rispondere al meglio alle reali esigenze dei suoi utilizzatori. L’attenzione nel...

La 2 CV compie 60 anni…e in questo dato c’è tutto! L’attenzione nel rispondere al meglio alle reali esigenze dei suoi utilizzatori. L’attenzione nel ridurre al massimo il prezzo del veicolo, quindi la potenza, il peso e, a maggior ragione, i consumi, per farne un’auto ACCESSIBILE A TUTTI. L’anniversario della “duecavalli” è l’occasione per rendere omaggio ad una toute petite voiture tecnicamente molto innovativa, che ha saputo anticipare i bisogni di numerose generazioni di utilizzatori. Tant’è vero che il suo spirito ritorna oggi nell’ultimo concept-car della marca Citroën: C-Cactus. Ritorno al futuro e riflettori accesi sulla 2 CV, in un expo-show presentato alla Cité des sciences et de l’industrie fino al 30 novembre 2008 con un invitato speciale: CCactus.

Nel 1948, Citroën presenta la sua 2 CV A al Salone dell’auto di Parigi. Che shock! La stampa è sbigottita ma il pubblico è affascinato da questa vettura così pratica, poco costosa e talmente innovativa. Conosciamo il seguito della storia: oltre 5 milioni di modelli prodotti da Citroën in 42 anni di produzione; una leggenda che ha girato tutto il mondo, su strade non asfaltate come su set cinematografici; un veicolo che lascia un ricordo commosso a generazioni successive di contadini, donne emancipate, hippy, proletari, globetrotter e borghesi, che hanno rappresentato la schiera degli utilizzatori. In occasione del sessantesimo anniversario, la Cité des sciences et de l’industrie, in collaborazione con Citroën, regala alla Duecavalli una mostra spettacolare: auto sospese al soffitto del museo, sfilata del modelli più emblematici, piedestalli per rendere onore ai modelli storici, una collezione di modellini in miniatura, filmati d’archivio, documentari, spot pubblicitari dell’epoca e testimonianze di ingegneri e designer…In questa mostra dall’allestimento modernissimo, modelli di serie e esemplari limitati svelano ai più curiosi il segreto della loro innovazione. I più sentimentali potranno cullarsi al suono caratteristico del motore, mentre i più entusiasti faranno a gara per sedersi sui sedili posteriori del veicolo dimostratore.

A chiudere lo show è chiamato un invitato speciale: il concept-car C-Cactus, presentato per la prima volta al pubblico alla Cité des sciences. La sua presenza in una mostra dedicata alla 2 CV deriva dalla straordinaria analogia delle sue caratteristiche con quelle dell’augusto antenato. Per questo concept-car scaltro, economico e innovativo il futuro si presenta roseo. Le carte vincenti del 2008 rispetto al 1948? Il rispetto dell’ambiente, naturalmente, e sicuramente il design.

A metà degli anni Trenta, Front populaire oblige, l’auto popolare è ormai nell’aria. Nel segreto degli uffici progettazione si lavora sull’idea dì un veicolo leggero ed economico, un’auto diversa per concezione e realizzazione, meno costosa delle vetture dell’epoca. Presso Citroën, è Pierre Boulanger che riflette sul progetto di TPV (“toute petite voiture”, auto piccolissima). La marca sogna un veicolo più economico possibile in termini di produzione, utilizzo e manutenzione, e che possa essere venduto ad un prezzo che non tema concorrenti. E con i requisiti minimi richiesti ad un’auto: quattro posti, 50 km all’ora, 100 km con cinque litri, produzione e manutenzione poco costose. Fiat ha appena lanciato la 500 Topolino. Bisogna sbrigarsi.

L’omologazione ufficiale presso il Service des Mines avviene il 23 agosto 1939, e la vettura prende il nome di 2 CV A. Ma pochi giorni dopo, la dichiarazione di guerra del 3 settembre 1939 pone bruscamente fine al progetto. La 2 CV A viene nascosta, in particolare agli invasori tedeschi che stavano mettendo a punto il loro veicolo popolare (il Maggiolino). È così ben nascosta che viene ritrovata solo per caso, nel 1968, in occasione di lavori presso il centro collaudi Citroën a La Ferté Vidame. Questa 2 CV non è però un prototipo, ma un modello di serie. Dei cento esemplari entrati in circolazione, quattro sono giunti fino a noi e sono oggi conservati nella collezione Citroën. Uno di questi è esposto alla mostra. Bisogna aspettare 10 anni e il Salone dell’auto di Parigi del 1948 perché Citroën presenti ufficialmente al pubblico la 2 CV. Molte le ragioni di questa scelta: la guerra, la carenza di materie prime, ma anche i macchinari ormai datati e le disposizioni del governo, che impone ad ogni costruttore una categoria specifica di veicoli da fabbricare. Il 1948 è l’anno del vero calcio d’inizio della 2 CV: nonostante i commenti ironici dei giornalisti, che dubitano delle sue prestazioni e ridono delle finiture spartane e del colore grigio uniforme, il grande pubblico del dopo guerra è talmente entusiasta di questa piccola vettura che i tempi di consegna arrivano anche a 5 anni. Nel 1951 esce la 2 CV furgone (tipo AU) e nel 1956 arriva la 2 CV AZL, versione lusso della 2 CV, con ampio lunotto rettangolare e capote in tessuto. Nel 1966 esce la 2 CV AZAM, una versione ancora migliorata della già lussuosa AZL. È il top della gamma. Nel 1970 la gamma si arricchisce della 2 CV4 e della 2 CV6, due modelli che superano i 100 km/h. Sulla scia del successo vengono organizzati rally raid, come il famoso Parigi-Kabul. Nel 1981 viene creata la Charleston, la più famosa delle “vedette”, quella che tutti ricordano. Ma le normative di legge, le norme antinquinamento, i crash test e le altre disposizioni in materia di sicurezza hanno segnato la fine della 2 CV. Nel febbraio del 1989 la catena di produzione francese della 2 CV si ferma e il 27 luglio 1990, alle 16, l’ultima 2 CV della storia esce dallo stabilimento di Mangualde, in Portogallo.

UN EXPO-SHOW PER LA 2 CV L’auto che ha attraversato decenni e generazioni solca oggi il cielo della Cité des sciences, sospesa ad una decina di metri dal suolo, prima di appoggiarsi dolcemente nella mostra che le è dedicata. Miraggio o cenno d’intesa? Perché la 2 CV può fare tutto: attraversare campi arati senza rovesciare il cesto pieno di uova sul sedile posteriore, restare all’aperto la notte in pieno inverno, guadare un ruscello. Tutto… tranne volare. Questo lo scenario: la 2 CV ha vissuto la sua vita, non è più prodotta dal 1990, ma è ancora sorprendentemente attuale, impressa nella memoria di ognuno di noi come emblema dell’auto “essenziale”. All’ingresso della mostra, un pannello composto da centinaia di foto d’archivio o filmati illustrano la carriera di quest’auto mitica e simpatica, membro dell’esclusivo club delle auto leggendarie. In primo piano, tre 2 CV troneggiano su due piedistalli: la 2 CV A del 1939, il modello del 1950 e la 2 CV AZAM, modello 1966. Sui parabrezza scorrono, come su uno schermo, le scheda tecniche e le particolarità del modello. Alcuni divanetti circondano questi piedistalli, permettendo ai visitatori di ammirare lo straordinario spettacolo della mostra. I divanetti sono dotati di audio: si può ascoltare quello che l’auto vuole raccontare.

2 CV A, MODELLO 1939 Omologato nel 1939, è il primissimo modello di 2 CV prodotto da Citroën. Dalla forma originale, questa 2 CV si distingue anche per i materiali utilizzati. Le sue caratteristiche? Un solo faro posto a sinistra, una carrozzeria leggera in lamiera d’alluminio, quattro parafanghi in lamiera d’acciaio, rodoide al posto del vetro per i finestrini, nessuna chiave d’accensione ma avviamento a manovella, un solo tergicristallo centrale a corsa ellittica, nessun indicatore di livello elettrico. La vera innovazione è però la sospensione, molto sofisticata, composta da 8 barre di torsione, di cui 2 che entrano in azione solo in caso di sovraccarico. Vista la leggerezza dell’insieme, basta un piccolo motore 2 cilindri con raffreddamento ad acqua per muovere la massa del veicolo.

2 CV A, MODELLO 1950 È un’auto versatile, a vocazione rurale, che richiede una manutenzione minima. Prodotta fino al 1962, è quasi identica all’auto presentata al Salone di Parigi del 1948, ma offre dei “plus” rispetto al modello prodotto prima della guerra: secondo faro anteriore e motorino d’avviamento elettrico azionato da un pomello con tirante a cavo. Il raffreddamento ad aria del motore permette di eliminare alcuni pezzi, semplificandone la manutenzione. Viene invece abbandonata la carrozzeria in alluminio, leggera ma costosa, e sostituita con acciaio imbutito. Anche questo modello prevede sospensioni straordinarie. L’ammortizzamento è affidato a semplici pattini meccanici e a masse mobili, all’interno delle ruote anteriori, che tengono ben salde le ruote a terra assicurando la famosa “tenuta di strada”.

2 CV AZAM, MODELLO 1966 “AZAM” (si pronuncia azedaemme), come AZ sottoposta a restyling: è la 2 CV di lusso. La linea, il confort e la tenuta di strada sono trasformati. La finitura superiore si ispira all’Ami 6. Il frontale è modificato per adattarsi al gusto dell’epoca. La calandra rivisitata dispone di tre barre orizzontali in alluminio. Il profilo dei paraurti, tradizionalmente in metallo, è ora ricoperto da uno strato di plastica nera. Anche gli interni hanno un nuovo look: accoglienti panchette in tessuto detto “diamantato”, sedili anteriori scorrevoli, grande volante in bachelite grigio chiaro, molto chic, comando degli indicatori di direzione sul piantone dello sterzo, specchietto di cortesia nella visiera parasole del passeggero… Ma la vera rivoluzione è un’altra: le porte anteriori non si aprono più da davanti verso dietro, ma da dietro in avanti, insomma, nel “verso giusto”.

LA SFILATA Il momento clou della mostra è senza dubbio la sfilata di 2 CV, un accattivante e travolgente spettacolo di circa 15 minuti. A gruppi di tre, le auto faranno il loro ingresso, si fermeranno qualche istante per offrirsi allo sguardo del pubblico, poi ripartiranno con nonchalance, mentre sullo sfondo apparirà uno spettacolo audiovisivo su un’ampiezza di 16 metri, con filmati d’archivio abbinate a creazioni digitali, ritmi techno e musiche pop, espressione della versatilità della gamma 2 CV e della sua straordinaria abilità nel cogliere il gusto dei tempi. Per prime le auto classiche prodotte negli anni 40 e 50, che rappresentano il top della produzione: i fan riconosceranno la 2 CV del 1953 con guida a destra (è un modello inglese, riconoscibile da un piccolo emblema sul cofano), poi la 2 CV camionnette del 1955 e, infine, la 2 CV 1958 collector. Sullo sfondo scorreranno immagini del Salone dell’auto del 1948 e altre provenienti dall’archivio privato di Jean Malard, personaggio destinato ad entrare nella leggenda per aver fondato il primo 2 CV Club della storia, quello dell’Orléanais. Cosa si vedrà? Bagni e pic nic all’ombra della 2 CV, un’auto che esprime chiaramente allegria, spensieratezza e libertà. Seguono poi i campioni degli anni 60 e 70, dallo sport all’avventura, dall’esplorazione personale ai raid di gruppo. La 2 CV 4x4 Sahara 1961, la 2 CV Raid Afrique del 1973 e infine la 2 CV Cross del 1979 sfilano davanti alle immagini di rally nelle dune. Immagini in bianco e nero seguite progressivamente da immagini a colori, con un ritmo sempre più incalzante e una musica rock. Infine, fanno la loro comparsa le vedette degli anni 70 e 80 e, per queste serie speciali o limitate, l’atmosfera è decisamente più romantica e ammicca al mondo delle “soap”. La 2 CV Spot 1976, la 2 CV Charleston rossa del 1988 e, infine la 2 CV Dolly bianca e rossa, sempre del 1988, sfilano al chiaro di luna o davanti ad un tramonto. Qualcuno si ricorderà le immagini che le accompagnano, prese direttamente dagli spot pubblicitari dell’epoca.

DIMOSTRAZIONE D’INGEGNO La mostra invita i visitatori a provare la 2 CV, naturalmente non per fare un giro, ma per sedersi nel veicolo, toccarlo, osservarlo e ascoltarlo. Una voce fuori campo descrive l’abitacolo e racconta diversi aneddoti. Sapevate che il pedale dell’acceleratore è formato da un’ampia piastra in lamiera, così che anche i contadini che indossavano zoccoli potessero guidarla? In questa oasi tecnica consacrata alla 2 CV, si scopre infine il segreto del suo confort e della sua tenuta di strada eccezionali, ottenuti grazie ad una sospensione totalmente inedita che non solo offre alle ruote l’ampia escursione necessaria sulle strade accidentate, ma permette anche di collegare le ruote anteriori e posteriori sullo stesso lato, per un effetto d’interazione. Infine, ogni braccio della sospensione possiede una straordinaria massa smorzante. Questo ingegnosissimo dispositivo è composto da un tubo verticale chiuso che contiene una massa libera, posta su una molla, che si solleva ogni volta che la ruota incontra anche il più piccolo ostacolo. La massa smorzante permette così alla ruota della 2 CV di restare sempre in contatto con il fondo stradale. Inoltre, sebbene la cilindrata e la potenza siano particolarmente ridotte, il motore della 2 CV coniuga tecnologia moderna per l’epoca ad un carter in ghisa d’alluminio, con valvole in testa, testate raffreddate ad aria e ad olio, bielle inserite a bassissime temperature nell’azoto liquido e ancora alla totale assenza di guarnizioni della testata. Nelle vetrinette sono presentati alcuni pezzi singoli della 2 CV: un volante, una leva del cambio, uno specchietto retrovisore, un tachimetro, due diversi tipi di fari posteriori e un motore da 2 CV.

I FILMATI DELLA MOSTRA

Le 2 CV insolite, 2’30’’ Questo filmato mostra curiosi modelli di 2 CV: serie limitate, come l’UMAP uscita nel 1958 e riconoscibile tra mille per la carrozzeria in materiale plastico blu, ma anche modelli personalizzati oppure decisamente trasformati da proprietari dalla fervida immaginazione (“auto tuning”). E così la 2 CV “pompiere” incrocia la 2 CV “camper” e la 2 CV “limousine” (1996) guarda dall’alto al basso la 2 CV cabriolet Croisette verde (2002). Da non credere ai propri occhi!

Una star, 4’ Indovinello. In quale di questi film non compare la 2 CV? Colpo grosso ma non troppo (Gérard Oury, 1965), Cocorico Monsieur Poulet (road movie franco-nigeriano di Dalarou, pseudonimo per Damouré Zika, Lam Ibrahim Dia e Jean Rouch, 1974), Les Amants (Louis Malle, 1958), In famiglia si spara (Georges Lautner, 1963), I Diabolici (Henri-Georges Clouzot, 1965)?*… E’ il quarto d’ora di nostalgia della mostra: spezzoni di film si alternano a foto di personaggi famosi, alcuni dei quali si sono addirittura sposati su una 2 CV…* [*risposta: nessuno]

La produzione della 2 CV, 3’ Viaggio nel cuore dell’ultimo stabilimento che ha prodotto 2 CV nel 1990, in Portogallo. Vediamo gli operai che scelgono i ricambi del veicolo con sorprendente facilità, lavorano manualmente e assemblano i veicoli come se fossero giocattoli in kit. A posteriori, il contrasto tra le catene di produzione meccanizzate, robotizzate e ultrasofisticate delle vetture attuali e la catena della 2 CV è affascinante. Dal produttore al consumatore, la parola d’ordine della 2 CV è fa-ci-li-tà.

Il motore a scoppio e la sospensione, 2’40’’ Riprendendo immagini d’animazione di uno spot utilizzato internamente da Citroën per spiegare il motore a scoppio, questo filmato mostra le finezze di un motore che ha richiesto quasi 12 anni di studio e il segreto della straordinaria tenuta di strada della 2 CV: la sospensione. Citroën e l’eredità della 2 CV, 2’30’’ Le connotazioni stilistiche della 2 CV che si ritrovano su tutte le creazioni della marca Citroën sono molteplici, e il filmato le rivela.

Nascita di un concept-car, 7’ Un’intervista filmata con il responsabile del Centro stile Citroën, Gilles Vidal, giovane brillante, che svela i misteri che avvolgono la nascita di un concept-car. Molteplici sono le fonti d’ispirazione dei designer: immagini, abiti, mobili, materiali, elementi linguistici, odori, oggetti d’uso quotidiano (dal flacone di profumo al portauovo). La creazione di un conceptcar è un processo che sfiora l’artigianato, coinvolgendo persone con competenze e qualifiche diverse. Quanto a C-Cactus, scopriamo che deve il suo nome ai consumi ridotti e al suo design, che ricorda un animale elegante e compatto….Indovinate quale?

DALLA 2 CV ALLA C-CACTUS Attenzione, c’è un ospite a sorpresa…C-Cactus! Sconosciuto al grande pubblico, è infatti un concept-car, il cui scopo è presentare al pubblico il know-how innovativo di Citroën, in previsione di future applicazioni su veicoli di serie. Dal concept-car al prototipo, e poi al modello definitivo, le modifiche, i ritocchi e le regolazioni possono durare anche tre anni. Quando non si mette in mostra nei saloni internazionali, la C-Cactus viene presentata alla Cité des sciences. Il resto del tempo, è un modello in scala 1/5 che i visitatori hanno modo di ammirare. In questa ultima parte sono presentati i numerosi elementi di texture, i materiali e gli oggetti che hanno ispirato i designer del Centro Stile Citroën. Nel filmato “Nascita di un concept-car” (descritto nella pagina precedente) il responsabile Gilles Vidal spiega il sottile confine in cui si trova il concept-car, tra artigianato e competenza industriale, che richiama la creatività più geniale, le tecnologie più estreme e le applicazioni industriali più innovative. Un filmato che propone immagini computerizzate permette al visitatore di calarsi nell’abitacolo.

La cultura dell’essenziale Seppure con stili molto diversi (linee di design modernissime per C-Cactus, linee più semplici per la 2 CV), questi due veicoli hanno numerosi punti in comune. In particolare entrambi ricorrono allo stesso “effetto a cascata”: meno pezzi, meno peso, meno consumi e – preoccupazione non così vitale nella fase di studio delle specifiche tecniche di 2 CV – meno inquinamento. Tuttavia, economia ed ecologia non fanno rima con rinuncia: CCactus privilegia equipaggiamenti essenziali per il confort dei passeggeri. Per utilizzare meno elementi, gli ingegneri hanno semplificato all’estremo alcuni meccanismi o alcuni pezzi, hanno riunito più funzioni in un unico elemento, eliminato alcune parti non essenziali al funzionamento del veicolo o al confort e alla sicurezza degli occupanti. Così, il cruscotto scompare e le sue funzioni sono ripartite sulla console centrale, sul mozzo fisso del volante e sui due schermi tattili. Altri esempi: lo stesso elemento viene usato per il paraurti anteriore e per la parte inferiore del portellone posteriore. In totale, C-Cactus è composta da soli 200 elementi, vale a dire la metà degli elementi presenti su una vettura tradizionale delle stesse dimensioni. I costi di produzione sono di conseguenza ridotti, il prezzo di vendita contenuto.

Lo stesso carattere intelligente, scaltro, innovatore All’interno il minimalismo premia, e i materiali scelti sono economici ed ecologici (la pelle delle poltrone è ottenuta da ritagli altrimenti inutilizzati, numerose parti sono in sughero, feltro e anche lana). C-Cactus è comunque tutto tranne che austera: gli equipaggiamenti proposti sono di alto livello tecnologico e molto innovativi. La chiave d’accensione è un lettore MP2 portatile touch screen che si posiziona sul mozzo fisso del volante e, una volta riconosciuta, permette di avviare il veicolo. C-Cactus è dotata di tetto in vetro panoramico che consente grande luminosità all’interno dell’abitacolo; anche l’abitabilità è eccellente, con bagagliaio di dimensioni generose e modulabile. Non vi ricorda niente?

Nuova era, nuove sfide C-Cactus accetta la sfida tecnologica dei nostri giorni, il rispetto dell’ambiente, apportando nuove soluzioni. Composta da un numero ridotto di pezzi, limita la quantità di materie prime utilizzate e offre un’alta percentuale di riciclabilità. Inoltre, associa un motore termico Diesel HDi con filtro antiparticolato a un motore elettrico, un’ibridazione che permette livelli di consumi e di emissioni di CO2 rispettivamente di 2,9 l/100 km e 78 g/km in ciclo misto, e offre la modalità completamente elettrica per uso urbano.

Discussione 1

I commenti vengono moderati prima di essere pubblicati.
MA
marco · 17 anni fa #
vendo bellissima auto d'epoca "citroen 2 cv6 charleston" 1981 cabrio colore bordeaux e nera