In luglio sono stati valutati i progetti dei designer invitati e le proposte ricevute dai concorrenti on line. I nomi dei quattro vincitori saranno resi noti a ottobre. La premiazione degli autori e la mostra dei progetti è in programma in novembre a Roma Lo scorso 15 luglio la giuria del MINI Design Award si è riunita per valutare i progetti pervenuti. Cinque in totale i riconoscimenti da assegnare: tre ai primi classificati e una menzione speciale fra i designer under 35 iscritti all’ADI invitati al concorso, ai quali si aggiunge il premio destinato all’autore del progetto selezionato tra quelli proposti dal pubblico sul sito minidesignaward.it. Il numero sempre maggiore di progetti giunti sul tavolo della giuria ha confermato l’autorevolezza che il MINI Design Award, il premio promosso da MINI e IED con la partecipazione di ADI volto a valorizzare le nuove leve del design italiano di età compresa tra i 18 e i 35 anni, ha saputo conquistare nel corso delle tre precedenti edizioni.
I progetti inviati dai designer invitati sono 33, ma a dare la vera misura del successo della quarta edizione del MINI Design Award è stato il notevole riscontro che ha suscitato la sezione on line del concorso, attiva quest’anno per la prima volta, con oltre 120 progetti caricati dal pubblico di appassionati sulle pagine del sito minidesignaward.it. Una selezione di questi lavori è stata visionata e commentata dai giurati allo scopo di decretare la proposta più meritevole a cui assegnare il premio.
Il valore dell’acqua nei progetti dei giovani designer ADI Molti dei progetti sul tema “Il futuro della Città: l’ambiente. Dare valore all’acqua” presentati dai giovani designer professionisti iscritti all’ADI hanno cercato di porre l’attenzione sul valore dell’acqua come risorsa e bene prezioso da non sprecare. È questo per esempio il caso di “Pensaci due volte” di Edoardo Perri, di “Rainflower” di Davide Radaelli e di “Fontanella” di Massimo Gattel.
Il progetto di Edoardo Perri è un rubinetto per le fontanelle di una città che dà valore alla coscienza collettiva e al senso di responsabilità di ciascun cittadino. Un raccordo a gomito unisce due classici rubinetti in ottone giallo con il risultato di farne un unico rubinetto con due maniglie a farfalla. Due sono le valvole da aprire in successione, come a dire, senza dirlo, che l’acqua non va sprecata, o meglio va usata con giudizio: “Pensaci due volte”.
“Rainflower” di Davide Radaelli è invece un progetto di arredo urbano idrico volto a catalizzare l'attenzione sull'importanza dell'acqua, attraverso un'operazione di recupero della pioggia. La sua funzione primaria è quella di raccogliere l'acqua piovana, convogliarla in un sistema di depurazione e quindi renderla utilizzabile per usi potabili o non potabili. Il progetto di Massimo Gattel è curiosamente ispirato al gesto di strizzare un tessuto bagnato. Questo gesto di torsione necessario per ottenere l’acqua dalla sua “Fontanella” ci ricorda che stiamo usando fino all’ultimo una risorsa che non è infinita ed è un chiaro invito a esserne più consapevoli.
Tra gli altri progetti spiccano “Sete” di Marco Vaona - che con il suo bicchiere realizza nello stesso tempo un oggetto di design democratico, bello e funzionale e un valido strumento di comunicazione - e i lavori di Giacomo Sanna “Waterwheelgate” e “H2O powered” di Chiara Mulas che sfruttano l’energia generata dall’acqua per dare vita alla città. Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, oltre un miliardo di persone nel mondo non ha accesso ad alcun tipo d’acqua potabile. Il bicchiere proposto da Marco Vaona vuole invitare alla riflessione su questo tema attraverso un duplice livello comunicativo. La forma del bicchiere infatti è leggermente asimmetrica, per trasmettere intuitivamente, già nel momento in cui lo si prende in mano, l’idea di disequilibrio tra le varie zone del mondo nella disponibilità di risorse idriche. A esprimere con più chiarezza questo concetto vi è poi la suddivisione del bicchiere in fasce orizzontali, che corrispondono ognuna a una zona del mondo e sono disposte in modo crescente secondo la disponibilità d’acqua potabile per abitante (dati Unicef). Le fontane pensate da Chiara Mulas sfruttano l’energia prodotta dall’acqua che scorre e si trasformano in centri di informazione turistica, vere e proprie fontane parlanti che diffondono nelle loro vicinanze messaggi destinati a esser captati da apparecchi abilitati alla ricezione delle onde Bluetooth (cellulari o palmari), per permettere ai passanti di scaricare in tempi ridotti un’audio-guida in formato .mp3 nella lingua di propria scelta, con informazioni sulla fontana e i monumenti circostanti.
Il progetto “Waterwheelgate - sustainable and multifunctional platform” nasce dall’idea di creare un sistema autosufficiente galleggiante sui fiumi inserito in contesti urbani che, attraverso lo sfruttamento dell’acqua e del suo semplice scorrere con una velocità generalmente costante, produca energia per autoalimentare le molteplici funzioni che può ospitare. L’acqua stessa viene valorizzata come risorsa naturale con cui interagire recuperando il rapporto diretto tra città e acqua e tra uomo e acqua.
Le proposte dei concorrenti on line Tra i lavori presentati dai 128 concorrenti on line che si sono confrontati con il tema “Dare valore all’acqua” si sono distinti per ingegno e originalità quelli di Gabriele Chiodo, “Roma fountains map”, Carlo Spaziani, “Cloudy” e Lina D’Ambrosio, “Loop”.
“Roma Fountains Map” è una mappa riempibile, ovvero una mappa del centro di Roma stampata su un imballaggio morbido multistrato, simile a una borraccia, da distribuire vuota, piatta, nei numerosi tourist point della città. Sulla mappa-borraccia ideata da Gabriele Chiodo sono segnalate tutte le fontane potabili del centro. In tal modo il turista è informato del punto più vicino dove poter bere e rifornirsi d’acqua. Carlo Spaziani con “Cloudy. Una nuvola con qualcosa da dire” non ha l’obiettivo di reinventare qualcosa che già esiste, ma di spostare la sua posizione affinchè possa dare presenza, importanza e finitezza a un bene che per la sua trasparenza passa troppo spesso inosservato. Se alla fine di ogni giornata guardando la sveglia oltre che l’ora tarda, visualizzassimo anche il numero di litri che abbiamo consumato durante il giorno avremmo per lo meno una percezione maggiore dell’uso che facciamo dell’acqua.
“Loop” invece elogia l’acqua come fonte di vita, non solo per gli esseri viventi ma anche per i centri urbani. Sotto di noi pulsa un reticolo di tubi che scorrono invisibili e consentono la vita. Lina D’Ambrosio ha portato questo reticolo in superficie, senza interromperne il percorso e senza sprecare neanche una goccia d’acqua. L’acqua continua il suo percorso in tubi trasparenti che emergono dal suolo, permettendo di guardare ma non toccare. La forma a otto orizzontale (simbolo di infinito) che i tubi vanno a formare ha il significato opposto, e ricorda che l’acqua potabile non è una risorsa inesauribile.
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