Monte-Carlo Historique 2015: il rally degli equipaggi italiani

Rallye Monte-Carlo HistoriqueSport

Il Rallye Monte Carlo Historique è appena terminato: risuonano ancora nelle orecchie le note dell’inno di Mameli dell’ultima serata in smoking e come italiani siamo enormemente soddisfatti della vittoria assoluta della Golf GTI di Zanchi e Agnese; come abbiamo raccontato all’inizio di questo “racconto” del rally di regolarità più famoso e affascinante, però, gli equipaggi interamente o parzialmente italiani erano ventitre, e di questi dieci facevano parte dello stesso team dei vincitori, cioè “Scuderia Milano Autostoriche”, e altri sei facevano parte del team gemellato “Milano Autostoriche-Scuderia Estense”. A livello di classifica finale per team, uno è arrivato quarto, dopo una equipe francese, una norvegese e una tedesca, mentre l’altro è arrivato quattordeicesimo sui ventuno team iscritti: forse si poteva sperare in un risultato importante anche a livello collettivo, ma la sfortuna ha colpito duramente molti nostri equipaggi.

E’ il caso di Mozzi e Biacca, Fulvia coupè 1.6, n. 127: sempre nei primi venti fino a metà gara, sono usciti di strada a causa di una placca di ghiaccio nella micidiale prova del Burzet, la ZR7: pochissimi danni, ma quaranta minuti persi per rimettere l’auto in strada. Per questo sono precipitati al 178 posto in classifica, ma non hanno mollato fino alla fine e sono stati autori di una rimonta che li ha visti concludere al 112^ posto. Ed è il caso di Morosini e Rainisio, Opel Kadett GT/E, n. 103, sfortunatissimi durante la tappa di avvicinamento, quando hanno avuto un guasto meccanico non riparabile dall’assistenza. Che fare in questo caso, rinunciare al rally e tornare mestamente a casa? Nulla di tutto ciò: valutando attentamente le opzioni possibili, Morosini ha fatto portare la macchina in officina, vicino Sanremo, ha riparato il guasto e, pur consapevole che il risultato finale sarebbe stato compromesso (dopo la ZR1 era addirittura 284^, a causa delle penalità accumulate) ha continuato con caparbietà fino alla fine, recuperando fino al 192^ posto, ma con parziali eccellenti (ha vinto una delle prove speciali ed è arrivato quarto in un’altra). Del tutto straordinaria la rimonta del Maggiolone Volkswagen 1302S di Bergamaschi e Scarcella, n. 136: tamponati dopo pochissimi chilometri dalla partenza, ancora nelle strade di Torino, se la sono cavata apparentemente senza danni, percorrendo quasi tutta la tappa notturna di avvicinamento. Ma i danni erano solo apparentemente limitati: come conseguenza dell’urto si è lesionato un tupo dell’olio di raffreddamento motore, che ha ceduto nel corso della prima speciale; ciò ha comportato un ritardo al successivo controllo orario e l’equipaggio si è ritrovato senza colpe al 272^ posto in classifica!

Da lì è iniziato un recupero incredibile (166 posizioni guadagnate nella seconda tappa, 35 nella terza, altre 12 nella quarta e infine 18 posizioni nell’ultima notte), con parziali sempre di rilievo, che li ha portati a concludere ad un magnifico 41^ posto assoluto. Forse l’Oscar della sfortuna è toccato al forte equipaggio composto da Fabrizio Arengi Bentivoglio e Maurizio Torlasco, sulla Porsche 911 del 1965, n. 141: un rally disputato sempre all’attacco, sempre nei primi quindici/venti dell’assoluta, con parziali di assoluto rilievo, rovinato dalla rottura del cambio nel corso della penultima prova, la ZR13 (quando si dice la cabala…), oltretutto in un punto impossibile da raggiungere dall’assistenza e complicato anche per il carro attrezzi, che infatti è arrivato a notte inoltrata, con l’equipaggio infreddolito e abbattuto. Molta sfortuna anche per Fontanella e Sisti, sulla Volkswagen Golfi GTI del 1979, n. 145: in ottima posizione al termine della prima tappa, ha sofferto nella seconda fino ad un incidente che non ha consentito alla macchina di riprendere la gara.

Tra i risultati individuali che devono essere segnalati c’è senza dubbio il 20^ posto finale dell’equipaggio formato da Luigi Zampaglione e Marco Torlasco, sulla Porsche 356 del 1953, n. 261: per gran parte della gara nei top ten e primi della loro categoria e della loro classe, hanno scontato nell’ultima tappa notturna da un lato la scarsa potenza della vettura, a disagio con le ripide salite soprattutto durante la ZR13, dall’altro un malfunzionamento del sistema di cronometraggio, solo parzialmente corretto dopo estenuanti trattative in direzione gara: ciò ha consentito al loro principale avversario, un norvegese, di sopravanzarli di quel tanto da soffiargli la prestigiosa coppa quasi già vinta, comunque strameritata.
Eccezionale risultato anche per Massimo Dell’Acqua e Mary Vicari con la loro A112 Abarth del 1978, n. 292: dopo un rally condotto con grande attenzione e determinazione, costantemente nei primi cinquanta dell’assoluta, nell’ultima notte, sulle mitiche prove di Loda e del Turini, hanno sferrato un attacco che li ha visti risalire fino al 28^ posto finale e a vincere la loro classe.

Maurizio Aiolfi e Michela Nodi, con la BMW 2002 Tii del 1975, n. 212, erano attesi con molto interesse e curiosità al loro primo “Monte” storico, e non hanno deluso con il loro 33^ posto finale nella classifica assoluta e con un terzo posto in una delle 14 speciali disputate. Forse i due piacentini avrebbero sperato in qualcosa di più, ma sono stati bersagliati dalla sfortuna in molte circostanze: ad esempio nel corso della difficile ZR5, percorsa tutta di notte, quando equipaggi molto più lenti e addirittura unavettura di spettatori incoscienti, forse un po’ troppo entusiasti, hanno ostacolato la BMW: un po’ come succede in pista, quando per “troppo traffico” si perdono secondi preziosi.

Di prestigio anche il 46^ posto finale della Porsche 911 SC del 1978, n. 118, di Alex De Angelis e Dario Bernini, partita con discrete ambizioni da Barcellona e rimasta a lungo in ottima posizione.

Forse un po’ delusi Giorgio ed Edoardo Schon con la A112 Abarth del 1975, in livrea Mocauto, comunque ad un più che onorevole 69^ posto finale, dopo qualche vicissitudine patita e dopo un eccellente recupero finale, che li ha visti scalare quasi cinquanta posizioni da metà gara al traguardo di Monte Carlo. Più che buono infine il piazzamento di Gorni e Grasso con la Ford Escort Mexico, n. 129, giunti 111^ assoluti senza mai cedere posizioni e sempre regolari.

Un rally, questo del 2015, che si è rivelato molto impegnativo per per mutevoli condizioni del tempo, inizialmente secco e con fondo asciutto ma insidioso nelle prime e nelle ultime ore della giornata, ma già dalla seconda tappa umido e fortemente innevato, soprattutto in alcune prove, come la ZR5 e la ZR7, che si sono rivelate un banco di prova assai duro per tutti.

Ormai, per ben figurare al Monte-Carlo Historique, occorre un equipaggiamento di gomme molto variegato, un furgone di assistenza dedicato, un pilota di prim’ordine, un “naviga” sempre all’altezza della situazione, una vettura perfetta e dalle prestazioni elevate. Forse è stato così anche in passato, ma la specializzazione richiesta di anno in anno è sempre più elevata.

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