Queste le parole ai microfoni di “Mattino cinque” di Annarita Anastasi, figlia di Maria Anastasi, la donna di 39 anni madre di tre figli ed incinta al nono mese di gravidanza, barbaramente uccisa e data alle fiamme il 4 luglio del 2012 nelle campagne trapanesi. Un omicidio per il quale il marito Salvatore Savalli e l’amante Giovanna Purpura, sono stati chiamati a rispondere.
“Io e mia sorella avevamo denunciato più volte le violenze in casa. La prima volta sono andata a denunciarlo alla stazione dei carabinieri. Lì è venuta mia mamma a negare tutto. Sicuramente lei lo amava troppo, non riusciva a denunciarlo e andarsene via. Con mia sorella siamo andate anche alla Polizia. La Polizia è arrivata a minacciarci: ‘se non tornate a casa siamo costretti a portarvi in una casa famiglia e voi non vi potrete più vedere’. Più volte abbiamo tentato di denuncialo e ci hanno detto sempre la stessa cosa. Se loro avessero ascoltato, mia mamma sarebbe ancora viva. Non me lo toglie nessuno dalla testa”.
La ragazza racconta di frequenti episodi di violenze in casa: “Mio padre imponeva la presenza di questa persona, Giovanna Purpura, a casa di mia mamma. Mia mamma sospettava di una relazione: si era confidata con me. Mio padre le aveva detto che non lo doveva pensare e ha iniziato a picchiarla, a darle pugni in faccia e pedate nella pancia, mentre mia madre era incinta di nove mesi. Quando mia sorella minore ha scoperto la relazione lui le ha puntato il coltello alla gola dicendole: ‘se tu parli ti ammazzo’. Quando mia sorella era piu piccola tentò anche di strangolarla”.
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