Una passione infinita: Alba International Film Festival

Una passione infinita: Alba International Film Festival

Passione: è questo il tema portante dell'ottava edizione dell'Alba International Film Festival, che avrà luogo dal 17 al 22 marzo nel noto paese delle...

Passione: è questo il tema portante dell'ottava edizione dell'Alba International Film Festival, che avrà luogo dal 17 al 22 marzo nel noto paese delle Langhe piemontesi. Passione che è evidente anche nell'organizzazione di un programma decisamente ricco, articolato e multidimensionale, vista la non eccessiva durata della kermesse. A presentarlo in conferenza stampa alla Casa del Cinema di Roma il presidente dell'Associazione Progetto Infinity, Paolo Pellegrini, il noto critico cinematografico Bruno Fornara, membro del comitato artistico, Savina Neirotti e Gino Ventriglia della Scuola di Cinema Holden di Torino. L'ex “Infinity Festival”, che dal 2006 si presenta con la dicitura attuale, quest'anno presenta quattro sezioni principali entro le quali il tema della passione viene declinato a seconda degli ambiti: “Andar per film”, concorso internazionale per lungometraggi; “eXistenZe”, rassegna di film presentati ciascuno da un ospite particolare; “They have a dream”, ciclo di film che confronta la passione politica americana con quella europea; “Lo specchio delle passioni”, quattro film che omaggiano il regista americano John M. Stahl, uno degli ancora poco conosciuti padri del melodramma classico hollywoodiano. A seguito della presentazione del presidente Pellegrini, Bruno Fornara illustra i dettagli di ciascuna rassegna. Prima però ricorda due eventi speciali d'apertura: le proiezioni di “Alba tragica”, il film di Marcel Carné del 1939 – per la recente consuetudine di inaugurare con un film che abbia la parola “alba” nel titolo – e di “Pressure Cooker” di Becker e Grausman, documentario sulle problematiche di una scuola di cucina negli Stati Uniti. Nel concorso “Andar per film”, tra i dieci film provenienti da tutti i continenti, spicca il film “Episode 3: Enjoy poverty” dell'olandese Renzo Martens. Si tratta di un film provocatorio, in cui l'idea è quello di rendersi conto che la povertà del terzo mondo sia un business per il primo mondo. Di conseguenza, Martens va in Congo e decide di far diventare fotografi i poveri stessi per farli entrare in concorrenza con i fotografi dei paesi ricchi. Altri titoli interessanti “Afghan Stars” di Havan Marking, “Das Fremde in mir” di Emily Atef; “No puedo vivir sin ti” di Leon Dai. I film della rassegna “eXistenZe” sono dieci titoli storici (per citarne alcuni, “In nome del popolo italiano” di Risi, “Narciso Nero” di Powell e Pressburger, “La vita agra” di Lizzani) che raccontano legami e passioni e sono presentati ciascuno da un personaggio più o meno extracinematografico, per una sorta di strano corto circuito tra passione cinematografica e vita. Tra i nomi, l'ex magistrato Gherardo Colombo, il cantante dei Baustelle Francesco Bianconi, lo scrittore Luca Rastelli. Quattro invece sono i titoli di John M. Stahl che verranno proiettati. Si tratta di “Al di là delle tenebre” (1935), “Lo specchio della vita” (1934), “La donna proibita” (1932) e “Solo una notte” (1933). Tre di questi film furono rifatti dopo una ventina d'anni da Douglas Sirk, che incarna tutt'oggi la massima espressione del melodramma cinematografico. Evidentemente, il ruolo di Stahl come progenitore è ancora da riscoprire e approfondire (basti pensare che in Italia esiste solo un suo titolo in DVD).

La forma delle passioni melodrammatiche è quella che secondo Gino Ventriglia viene a costituire il principale elemento attrattivo della fiction televisiva italiana attuale. “FictionScape” è il titolo del progetto di studio che analizza le nuove caratteristiche della televisone. E nel caso del melodramma, nonostante l'ampio background italiano che spazia dal melodramma classico al feuilleton, la televisione risulta essere ancora in una fase adolescenziale (le prime soap italiane risalgono al 1995-1996). Tutt'altro tipo di passione è quella rappresentata dai film del ciclo “They have a Dream”, parafrasi dello slogan di Martin Luther King. È la passione politica, l'impegno nelle sue contraddizioni: il titolo emblema della rassegna è il piccolo cult di Preston Sturges “I dimenticati”, 1941, in cui si narra del paradosso di un regista che, stanco di girare commedie, passa al film di impegno politico. Tutto ciò lo porterà ad affrontare diverse traversie fino a finire in carcere, dove però si accorgerà che sono i suoi film disimpegnati a stimolare persino i carcerati.

Ma il festival di Alba offre non solo una vetrina per nuovi film e importanti retrospettive, bensì anche laboratori creativi. Savina Neirotti descrive così i due eventi creativi della rassegna, “TorinoFilmLab” e il Laboratorio di scrittura internazionale. Il progetto non può mancare di interessare i giovani cineasti: si tratta in sostanza di gestire un work in progress di più sceneggiature che poi verranno concluse al Torino Film Festival. Due lavori dello scorso anno sono andati in porto. Si tratta di una sceneggiatura della Costa Rica, le cui riprese sono state terminate da poco, e del secondo lungometraggio di Michelangelo Frammartino, le cui riprese invece avranno inizio a breve. In un periodo in cui i finanziamenti per lo spettacolo, già di norma mai troppo generosi, subiscono tagli drastici, sapere di queste iniziative coraggiose non può essere che un piccolo sollievo. Il programma completo del festival può essere reperito sul sito http://www.albafilmfestival.com/. Un programma ricchissimo, le partecipazione di sponsor e fondazioni importanti (la Ferrero addirittura offre delle sedi). La domanda che specialisti e non si fanno è ovviamente sempre la solita: i festival dedicati al cinema sono davvero troppi? È giusto investire in manifestazioni del genere? Sicuramente il problema esiste, inutile negarlo. Nel caso del festival di Alba, tuttavia, affrontare questo spinoso argomento appare ingeneroso. Caso più unico che raro, l'AIFF rappresenta da sempre un festival in cui la materia cinema si fonde con una particolare ricerca spirituale (da qui la vecchia denominazione di “Infinity Film Festival”). Il tema della passione verrà infatti affrontato anche dal punto di vista spirituale e religioso: si confronteranno in un dibattito la teologa Cettina Militello, lo storico David Bidussa e il filosofo darwinista Telmo Pievani; prevista anche la partecipazione del noto filosofo e piscoanalista umberto Galimberti. Insomma dalla passione per il cinema a quella per la musica (ci sarà una serata dedicata a Joe Strummer dei Clash) alla “passion del credere”: l'Alba International Film Festival si rivela un appuntamento da segnarsi sul proprio taccuino. Per appassionati, ma non solo.

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