“Aperitivo in Concerto” giunge alla sua ventottesima edizione e, come da sua tradizione, cerca nella complessità e nella molteplicità delle nuove musiche una chiave di lettura della nostra contemporaneità. Il ventottesimo cartellone di “Aperitivo in Concerto” è stato in larga parte dedicato a quell’afrocentrismo che ha caratterizzato gran parte della musica improvvisata afroamericana a partire dagli anni Sessanta. Un momento importante nella cultura del secolo scorso che, sin dai suoi albori, ha trovato, nella riscoperta di un antichissimo e lacerato continente, nuovi stimoli per la creatività, in Europa come nel Nuovo Mondo. Il Ventesimo secolo, in cui il jazz ha fatto da araldo e da battistrada per una riscoperta ed un riconoscimento della cultura africana, ha assistito alla dilagante influenza esercitata dalle molteplici tradizioni africane, soprattutto, ma non solo, in ogni ambito musicale.
Al ricordo e alla ricostruzione nella memoria dell’originaria patria africana da parte di molti artisti africano-americani, si accompagnava anche la nascita di peculiari aggregazioni comunitarie, vere e proprie forme di tribalismo che non intendevano riproporre in ambito contemporaneo forme di relazioni e criteri identitari considerati arcaici, ma che si presentavano, in una società, come quella americana, ancora avvelenata dal razzismo e dilacerata dalle lotte per i diritti civili, come riformulazione creativa delle appartenenze con l’utilizzo di simbologie e tratti culturali avulsi dai contesti originari.
L 'apertura, spettacolare e imponente, avverrà con lo straordinario e trascinante incontro fra una leggenda del jazz come il sassofonista Archie Shepp (28 ottobre) con il gruppo Dar Gnawa, storica e affascinante formazione di Tangeri che per antica tradizione rievoca la cultura degli schiavi neri in Nord Africa;seguirà l'esibizione del sassofonista Idris Ackamoor (11 novembre), storico interprete californiano che, già negli anni Settanta, a capo di un complesso di grande valore come The Pyramids, ha saputo tracciare una via particolarmente spettacolare e coinvolgente nella riscoperta dell'Africa da parte del jazz e della tradizione afroamericana.
Il celebre bassista Michael Henderson con la sua Electric Miles Band (18 novembre), per anni fra i più interessanti collaboratori di Miles Davis e presente in incisioni storiche come Agharta, Get Up With It, On The Corner, Tribute to Jack Johnson, Dark Margus, Pangæa, ci riporta proprio al brulicante universo davisiano degli anni Settanta. E se di riscoperta dell'Africa e della sua cultura si tratta, uno strumentista d'importanza autenticamente storica come il trombettista Hugh Masekela, uno fra i più grandi ed acclamati artisti africani, impone la propria straordinaria presenza (25 novembre). Così come Michael Henderson rievoca i proficui rapporti fra mondo dell'improvvisazione e cultura popolare afroamericana, così il trombettista, leader e arrangiatore Steven Bernstein (2 dicembre), con la sua eccezionale Millennial Territory Orchestra (di cui fanno parte solisti di grande rilievo come il violinista Charles Burnham, il contrabbassista Ben Perowsky, il sassofonista Peter Apfelbaum) ripercorre, con la collaborazione di un solista del calibro di Bernie Worrell alle tastiere, le pagine cinetiche e trascinanti di uno fra i massimi complessi musicali afroamericani a partire dagli anni Settanta, Sly & The Family Stone.
L'inarrivabile flautista Nicole Mitchell (16 dicembre) porta a Milano, invece, un'altra rilettura delle radici africane, rievocandone i riti arcani, i ritmi del corpo, le sofisticate elaborazioni timbriche, elementi posti al servizio di una formidabile compositrice; il 20 gennaio vede inaugurarsi il 2013, al Teatro Manzoni, con un'affascinante prima mondiale, realizzata in collaborazione con il ben noto Punkt Festival, ben nota manifestazione musicale d'avanguardia che si tiene annualmente in Norvegia. Ancora una volta una piccola comunità di musicisti, una piccola tribù che si trova a fare i conti con l'eredità africana del jazz in un modo del tutto inconsueto: da un lato un gruppo di acclamati improvvisatori norvegesi, dall'altro uno fra i più grandi batteristi sulla scena mondiale, quell'Hamid Drake che da tempo ha saputo coniugare l'avanguardia afroamericana con la complessa e ramificata tradizione africana. Un connubio appassionante proprio per la sua apparente improbabilità: da un lato la piena coscienza storica della propria eredità etnica e della sua evoluzione nell’ambito della cultura afroamericana, dall’altro un’estetica che, decisamente ispirata al jazz, ha intrapreso un cammino intrinsecamente legato alla tradizione europea, sia colta che popolare, di stampo specificamente nordico. Può, dunque, trovare un terreno comune un incontro fra il patrimonio musicale d’estrazione africana-americana e il mondo inquieto delle brume e dei fiordi, di Nielsen e Sibelius, o, nel caso dei norvegesi Eivind Aarset (eccellente ed originale chitarrista, a lungo collaboratore di Ketil Bjornstad, Dhafer Youssef e Nils Petter Molvaer), Jan Bang ed Erik Honoré (maestri dell’elettronica, ideatori del Punkt Festival), Arve Henriksen (affascinante trombettista dalle magiche sonorità), di Grieg e Halvorsen? La risposta, nettamente affermativa, la offre proprio questo originalissimo ensemble, fatto di timbri e ritmi inusitati, di melodie dal sapore antico eppure modernissimo, di una modernità che coniuga strumenti dal linguaggio antico e tecnologie squisitamente contemporanee.
Qualsiasi improvvisatore che si avvicini al jazz sa di doversi misurare con il peso di molteplici tradizioni, a volte anche apparentemente lontane dalla propria. Così, l'eccellente clarinettista bengalese (ma trapiantato a Londra), Arun Ghosh (27 gennaio), ha voluto intraprendere un lungo viaggio musicale, dall'India all'Africa. Il bassista, produttore e compositore Bill Laswell (3 febbraio), reduce da uno straordinario successo al Teatro Manzoni per la scorsa stagione di “Aperitivo in Concerto”, si spinge ancora più lontano nella sua rilettura delle radici della musica improvvisata. Il 10 febbraio sarà la volta della grande cantante Dee Alexander, una fra le più affermate e spettacolari vocalist sulla scena internazionale ed, una settimana dopo (17 febbraio), si esibirà uno fra i più acclamati esponenti della nuova improvvisazione americana, il trombettista Taylor Ho Bynum. Conclude (3 marzo) l'edizione 2012-2013 della rassegna, quasi un sontuoso riassunto, in prima europea, il nuovo quintetto di Dave Douglas ,con la partecipazione dell'eccezionale cantante Aoife O'Donovan e di un fenomenale quanto giovane contraltista come Jon Irabagon.

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