"Beata Umbritudine!", la storia di tanti raccontata in un clic

"Beata Umbritudine!", la storia di tanti raccontata in un clic

Mai l’Umbria è stata così vera e naturale come quella raccontata dagli scatti di Giovanni Picuti e Luigi Frappi. Singolari foto a colori e in bianco/nero...

Mai l’Umbria è stata così vera e naturale come quella raccontata dagli scatti di Giovanni Picuti e Luigi Frappi. Singolari foto a colori e in bianco/nero diventano protagoniste assolute della mostra “Beata Umbritudine!” allestita presso il Complesso Museale San Francesco di Trevi, per iniziativa del Commissario Prefettizio del comune di Trevi S. E. dott. Luigi Pizzi. L’organizzazione della mostra è della società Sistema Museo, gestore dello spazio museale, con curatela di Francesca Brozzi. Fotografia, luce, ombra e Umbria. Quattro elementi che si fondono per offrire una lettura inedita dei luoghi e dei volti di questa regione chiusa come un nido al centro dell’Italia, dei suoi paesaggi e dei profumi contaminati dall’esperienza e dai ricordi. Immagini rubate alla quotidianità, panorami e atmosfere attraversate da nubi e poesia, volti rigati dagli anni, sguardi curiosi e gesti spontanei. È la storia di tanti raccontata in un clic. Giovanni Picuti e Luigi Frappi ci regalano, attraverso un insolito percorso espositivo il loro personale sguardo sull’Umbria e sui luoghi, fisici e metafisici, che la raccontano. La mostra è un racconto, intimo e familiare: sono scatti che parlano di incontri e di solitudini, di serate e risate trascorse all’ombra di un buon vino e di malinconie che affiorano al tramonto. La rude morbidezza e la veemente passionalità dei due autori trovano forma e visione nei loro scatti, confluendo unite senza contraddizione alcuna, dentro quell’ “umbritudine” che rende questa terra misteriosa e al contempo affascinante. È una percezione del mondo guidata da una particolare sensibilità nel cogliere i dettagli, attraverso un obbiettivo che indaga l’essenza della natura e la imprime nella memoria collettiva, con l’uso di una “parola” chiamata fotografia. Ad aprire la mostra c’è un sentito contributo lasciato da Carlo Cambi, famoso giornalista ideatore del “Gambero Rozzo” e amico comune dei due fotografi, che ha cercato di guidare il visitatore alla comprensione della dimensione ulteriore insita in queste foto, al di là della pura visione estetica: “Sono persuaso che i luoghi non esistano in sé: essi prendono vita, forma e suggestione per come noi li percepiamo.

Ora osservando le fotografie di Giovanni e Luigi s’avverte come esse siano l’essenza non di un paesaggio o di una dimensione del reale, ma la trasfigurazione della materia attraverso l’idea, l’anima, l’appartenenza e il corredo valoriale di loro che hanno traguardato il mondo con gli occhi del cuore e dell’intelletto”.

"Beata Umbritudine!", la storia di tanti raccontata in un clic

Discussione 0

I commenti vengono moderati prima di essere pubblicati.

Ancora nessun commento. Sii il primo a commentare!