Canon al cinema, i vantaggi di una reflex digitale in un’intervista a Simone Gandolfo

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È nato prima l’attore o il regista?
È nato prima l’attore, ho cominciato nell’ultimo anno delle scuole superiori, ho frequentato un corso, ho provato a entrare in varie accademie tra cui la Paolo Grassi di Milano e il Teatro Stabile di Genova e da lì ho cominciato, poi sono andato a Roma, dove i primi anni sono stati molto duri (quasi come adesso…), ho fatto la gavetta e pian piano sono andato avanti, credo che la prima cosa importante che mi ha fatto notare è stata la miniserie tv in cui interpretavo Fausto Coppi in Gino Bartali l’intramontabile per Raiuno, poi sono venuti gli altri sceneggiati e il film La tigre e la neve con Benigni.

La regia è nata dopo: durante il cammino come attore mi sono reso conto che la mia sete di espressione si era espansa e ho cominciato ad approcciare questa nuova attività facendo piccoli corti e documentari, poi sono andato a New York a frequentare la New York Academy e lì ho approfondito molto il mezzo digitale. Il corso era sul Digital Media, così quando sono tornato in Italia ho girato videoclip, spot, altri corti e poi il coronamento di questo sogno è arrivato con un lungometraggio: Evil Things, Cose Cattive, che è stato girato due anni fa, terminato a metà dell’anno scorso, e adesso nelle sale. Il film è stato realizzato con due Canon EOS 5 Mark II e una EOS 7D.

Come ti sei trovato a girare un film con una reflex digitale?
Prima di tutto devo dire che questa tecnologia è una cosa molto democratica e mi piace ripeterlo spesso, poiché dà accesso a prestazioni elevatissime con costi tutto sommato contenuti, cosa che fino a qualche anno fa non era immaginabile, quindi dà la possibilità di andare sul set a tante persone che prima non se lo potevano permettere: fare un film oggi costa molto meno.

Quali sono i vantaggi pratici?
Offre dei vantaggi enormi in termini di maneggevolezza, il problema del peso e dell’ingombro delle vecchie macchine da presa adesso non c’è più e, per lo stile che abbiamo deciso di adottare, il full frame fotografico è una manna dal cielo perché ti consente di avere degli effetti di fuoco selettivo che nessuna macchina può fare. Naturalmente questo ha fatto impazzire gli assistenti perché abbiamo utilizzato una serie di obiettivi tilt–shift di Canon, la serie TS-E per intenderci. Però devo dire che i risultati sono stati eccellenti.

Per noi era rivoluzionario girare un film con una 5D, quando lo raccontavi nell’ambiente ti guardavano tutti un po’ strano, in realtà in America le ultime due serie di Doctor House sono state riprese con le 5D e oggi c’è tutta una gamma di accessori che facilitano molto l’impiego di una reflex nel cinema. Riesci a equipaggiarla come se fosse una vera macchina da presa. Noi eravamo una troupe di appena 15 persone e non sarebbe stato possibile girare un film con qualunque altro tipo di macchina, in più l’enorme sensibilità dei sensori unita agli obiettivi tilt-shift Canon, che a differenza degli omologhi cinematografici sono molto più luminosi (quasi tutti f/2,8 tranne il 17 mm che è 3,5), ti consentono di usare veramente poca luce; noi avevamo due proiettori a scarica da 1200 W e per il resto abbiamo usato lampade fluorescenti o a led molto leggere anche per ridurre gli assorbimenti, e se non hai un’ottima resa alle basse luci, come con la EOS 5D, potrebbe diventare un problema.

So che hai girato anche con valori ISO abbastanza alti.
Abbiamo girato fino a 1200 ISO senza che il rumore video diventasse fastidioso, ovviamente bisogna tenere sotto controllo la latitudine di posa, perché comunque tutte le camere digitali rispetto alla pellicola hanno una lettura dei bianchi e dei neri meno morbida, ma anche su quello, standoci attenti, non abbiamo avuto problemi. Sulle luci a cavallo, dove c’è molto dettaglio, il fatto di non avere un fotogramma 4K si patisce un pochino, però noi abbiamo ovviato a questo facendo come si usava una volta, cioè la fotografia in macchina.

Soprattutto devi adottare certi accorgimenti, non hai un file RAW, hai un H.264, non puoi stravolgere la fotografia con il Color Correction, però noi abbiamo fatto una scelta chiara fin dall’inizio settando la camera e lavorando molto sulla temperatura colore e un pochino sui neri e sulle alte luci in post. Devo dire che quando abbiamo fatto il test della EOS 5D abbiamo scoperto piacevolmente che il risultato assomigliava piacevolmente alla patina del Super 16, con più dettaglio e con un mood cinematografico rispetto alle classiche videocamere digitali.

Progetti futuri?
Adesso stiamo cominciando un documentario sul soccorso alpino valdostano, per Sky 1, che vede di nuovo più o meno la stessa squadra del film con la Inside Productions di Luca Argentero. Questa è una produzione completamente diversa, un docu-reality in cui seguiremo una vera squadra di soccorso, quindi saliremo sugli elicotteri e andremo sulle piste da sci, quindi avremo prima di tutto necessità di agilità più che di estetica, la fortunata partnership con Canon continua, ma questa volta con delle videocamere della serie XF, una XF-100, una XF-105 e una XF-305 che hanno un sensore più piccolo e una risposta più da reportage.

Questo è il primo progetto, poi insieme alla sceneggiatrice di Cose Cattive Deborah Alessi abbiamo già scritto altri due film, uno è un lungometraggio noir che si chiama Ombra e l’altro una commedia grazie ai quali spero presto di poter mettere le mani, su un set vero, sulla linea EOS Cinema. Come dicevo a Fotografica 12, la settimana Canon della fotografia e del video, questa nuova linea EOS Cinema può soddisfare senza problemi tutte le esigenze, anche i palati più reazionari, non c’è più bisogno di essere run and gun, si può essere amabilmente conservatori e utilizzarle con molto gusto.

Avresti qualcosa da chiedere a una Canon EOS?
Sì, sarebbe bello avere l’extra campo, la possibilità di settare il formato del frame non semplicemente usando l’1.77 ma anche 2.1, 2.3: un grosso vantaggio sia per il regista che per l’operatore.

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