Casa del Vento, il folk in difesa dell’Articolo Uno

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Quando si parla di ‘concept album’, le orecchie più raffinate si mettono sull’attenti e i critici hanno pronta la penna (o la tastiera) per stilettate a volte impietose. E dunque, come affrontare un album di 15 tracce, basato sull’interpretazione di un unico articolo della costituzione italiana? La Casa del Vento, band aretina nata nel 1991 dalla forte impronta politica, riesce nell’impresa di strutturare l’album variegando il registro stilistico a partire da un background folk ben riconoscibile.

Certo, la veemenza con cui la band toscana rilegge l’articolo 1 della nostra costituzione sfocia in qualche caso nella didascalia e nel lapalissiano, ed è un vero peccato, data l’alta qualità espressa con le note – è il caso, per esempio, del brano ‘Primo maggio’.

Ma, al tempo stesso, morte sul lavoro, disoccupazione, precariato, operai, minatori, professionisti e non oppressi dal sistema: tutto ciò che è legato alla sfera lavorativa riesce a trovare voce e sfogo grazie alle corde vocali di Luca Lanzi, bravo nel modulare parlato e toni lirici (da brividi le ballate ‘Figlia mia’ e ‘Dal cielo’, quest’ultimo brano con suonato con David Rhodes) e ai ritmi che l’intero sestetto riesce ad impartire soprattutto nella parte centrale dell’album. In questo senso, per chi scrive è ‘Tutta la vita davanti’ il brano-fulcro dell’album. Ritmo veloce, riff convincenti ma allo stesso tempo un’anima schiettamente popolare rappresentata dalle percussioni, dalla chitarra acustica e dalla fisarmonica.

Con ‘Articolo Uno’, la Casa del Vento si inserisce in una tradizione folkloristica che in area italiana non ha bisogno di presentazioni – peraltro, il gruppo toscano ha in attivo una collaborazione con Cisco dei Modena City Ramblers. Certo, ascoltando brani come ‘Quando fischiava la sirena’ o ‘Fatica e sudore’ o il già citato ‘Primo Maggio’, la mente va più al cantautorato impegnato di artisti come Claudio Lolli, Francesco Guccini o Ivan Della Mea. L’accompagnamento ritmico e melodico, tuttavia, lascia emergere un sound fresco, giovane, apparentabile a gruppi come Folkabbestia o Bandabardò, un sound che forse ha a tutt’oggi una circolazione sin troppo limitata nel panorama musicale italiano. Benvenga dunque un album come questo!

Per concludere in bellezza, è giusto citare un paio di chicche presenti in ‘Articolo Uno’: il tributo a Bob Marley con la cover di ‘Redemption song’ e i trentotto secondi di puro genio parlato di Ascanio Celestini. Una partecipazione sicuramente sentita; d’altronde, se si pensa che questi toscani hanno attirato l’attenzione di una certa Patti Smith…

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