NUGUO-Nel nome della Madre è un documentario di Francesca Rosati Freeman e Pio d'Emilia. I Moso sono una minoranza etnica di circa 40mila persone. Vivono in vari villaggi attorno al lago Lugu, a circa 2700 metri, a cavallo delle due regioni dello Yunan e del Sichuan, nel sud-est della Cina. Non sono abbastanza numerosi per avere uno statuto autonomo e per questa ragione sono considerati un ramo dei Naxi, una minoranza etnica più numerosa che conta 400mila persone e che sembra avere delle radici comuni con i Moso.
Provengono entrambi dal Tibet, ma mentre i Moso grazie al loro isolamento hanno mantenuto intatta la struttura matriarcale, i Naxi sotto l'influenza delle varie dinastie imperiali che si sono succedute sono passati da una struttura matriarcale ad una struttura di tipo patriarcale.
La loro è una società egualitaria di tipo matrilineare. È la dabu, cioè la donna anziana, che guida la famiglia e tutti i suoi discendenti portano il cognome materno. Questo sistema familiare non contempla il matrimonio né la convivenza.
Le donne hanno a disposizione una loro camera (la camera dei fiori) dove si intrattengono con i loro partner, generalmente solo durante la notte. Non vi è alcun riconoscimento giuridico della paternità, il padre può avere con i propri figli un ruolo affettivo, senza tuttavia poter esercitare diritti o aver obblighi materiali. Il ruolo "paterno" viene invece esercitato dagli zii materni. Questo assetto socio-familiare unito alla pratica del consenso esclude ogni forma di violenza, sia domestica che "sociale". Violenza sessuale, stupro e soprattutto femminicidio sono sconosciuti.
Un messaggio forte e chiaro sull'esistenza di modelli "diversi" di società dove l'assenza di una famiglia "tradizionale", anziché simbolo di decomposizione sociale, rappresenta un esempio di convivenza armoniosa e priva di ogni tipo di discriminazione. Una sfida alla pretesa di universalità della famiglia patriarcale.
Parlano gli autori Francesca Rosati Freeman e Pio d'Emilia:
Con questo documentario vorrei rendere omaggio a una società di pace che merita innanzitutto di essere documentata perchè manca di una lingua scritta e poi perché oltre ad essere una società senza violenza, ha una struttura socio-familiare fuori dal comune.
Volevo mostrare certi aspetti che richiedono una conoscenza approfondita di questa cultura ed io la studio, la osservo, raccolgo testimonianze, fotografo e filmo gli abitanti Moso da quasi dieci anni.
Ma l'aspetto che assieme a Pio d'Emilia volevamo più di ogni altro mettere in evidenza è l'assenza di violenza, cioè su quali fondamenta si regge una società che permette a circa 40 000 persone di vivere in modo armonioso e pacifico.
Con il sottotitolo Nel Nome della Madre vorrei rendere omaggio alle nostre madri ancestrali che per prime hanno saputo costruire un modello culturale basato sul principio creativo femminile, un principio che esclude l'aggressività, la competitività e l'individualismo tipici delle società patriarcali e che invece si fonda sulla cura, il rispetto e la condivisione. Su questi valori si regge ancora oggi la società dei Moso.
E poi c'è un'altra madre che è venerata dai Moso: è la Madre Natura che è percepita tutta al femminile. Il lago si chiama Shinami e Gammu, la montagna sacra, è venerata come una dea ed è la protettrice di tutti i Moso. Il principio creativo della Natura lo si ritrova nella donna e questa analogia fa sì che le donne in questa società siano tenute in grande considerazione.
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