Alessandro Alfieri dottore di ricerca in Scienze Sociali e Filosofiche e Paolo Talanca, critico musicale e saggista, siglano “Vasco, il Male” (pubblicato da Mimesis Edizioni), un libro che analizza da un punto di vista artistico/sociologico e filosofico “il fenomeno Vasco Rossi”. Il pretesto è il caso mediatico verificatosi nel 2009 quando, un articolo scritto da Alessandro Alfieri sul “Comandante”, scatena un dibattito ed una risposta aggressiva di Tania Sachs, la responsabile dell'Ufficio Stampa di Vasco ed un accorata ed incondizionata difesa dei fan (atici?). In realtà, questo libro è da considerarsi il naturale approfondimento dell'articolo dello scandalo “Vasco Rossi: il culto per la logica dell'identico”, in cui l'autore con enorme lucidità ed argomenti convincenti e senza sottovalutare l'importanza del fenomeno Vasco, vuole colmare un vuoto negli studi critico-filosofici che trascurano spesso l'importanza che fenomeni come questo hanno per l'orizzonte sociale nel quale viviamo.
Dalle canzoni di Vasco accusate di sfruttare icone abbastanza inflazionate, nelle quali i più si possano riconoscere, al Basko nazionale, degli esordi, a cui viene mossa la critica di non trasmettere poetica nelle sue canzoni, straripanti solo del suo personaggio. Paolo Talanca lo definisce come uno che sostiene di essersi laureato all'università della vita ed invece ha preso il primo master con Carosello:Bollicine, ad esempio, è una celebrazione del meccanismo dello slogan è Vasco è lo speaker che gioca sull'ambiguità della parola “coca”.
Ma erano i tempi in cui Vasco s'imponeva come outsider della musica, giocando sulla sua fisicità non convenzionale, sull'autenticità della sua vita spericolata, elementi importanti e vincenti per risultare un'icona seguitissima dal pubblico. Il komandante, cavalcando lo spirito degli anni '80 s'inventa un tipo di canzone scevra di riferimenti mielensi, rivolta ad un pubblico per cui nessuno aveva mai scritto nulla. L'autenticità del personaggio, è sottolineata dall'Alfieri nella seconda parte del libro ed è qui il suo grande merito, diciamo il ”Bene” a mio parere: non guardo al Vasco alcolizzato e drogato, allo scimmione del contado provinciale, all'orrido -nature come lo definì Nantas Salvalaggio alimentando una querelle infinita. Vasco è sempre stato sé stesso, con i suoi errori, le sue cadute di stile, il suo ostentato anticonformismo negli anni in cui tutto andava verso la normalizzazione, il carrierismo e il perbenismo. Vasco è il mito della storia del rock italiano, quello puro.Tornando all'analisi della discografia, Talanca sostiene che, con Liberi Liberi, nasce la disillusione e Vasco comincia ad introdurre nelle canzoni un elemento tipico del linguaggio “canzone d'autore”: L'Italia è in pieno boom economico fin quando, nel 1987, in una sola seduta Wall Street perde un 'enormità e il panico si diffonde in tutto il mondo.Da questo punto di vista, Stupendo viene definito da Talanca, il capolavoro, l'opus maxima, una canzone politica, filosofica ed esistenziale, espressione di una maturazione linguistica di Vasco: con Gli Angeli, Sally e Mi si escludeva, la strada della perfezione compositiva viene minacciata dalla staticità che sembra permeare di sè l'album “Canzoni per me”. Con questo piccolo gioiello (che vale a Vasco Rossi la vittoria del Premio Tenco e del Premio Lunezia, immeritati secondo gli autori del libro), espressione di purismo musicale (voce-armonia-melodia), il nostro abbandona l'io spericolato interessato a dare un messaggio all'ascoltatore, per assecondare un io intimista che fa dell'autore stesso mittente e destinatario della canzone. Con “Stupido Hotel” la staticità diventa formale e di contenuti e a niente vale scrivere una canzone come “Un senso” per rinverdire l'immagine del passato: il Vasco degli anni 2000 sembra il fratello brutto dell' artista del passato.Nella seconda parte del testo, Alessandro Alfieri, afferma che Vasco ha creato e continua a creare cultura: in maniera sottile, il Basko ha intitolato il suo primo disco... Ma cosa vuoi che sia una canzone... come se, in realtà, volesse dimostrare che quelle “banali” canzoni potessero operare, come di fatto poi è accaduto, quel mutamento sociale e di costume in cui siamo tutt'ora immersi. Il dominio dell'immagine e la cultura della logica dello spettacolo, contamina le nostre facoltà veicolando le nostre sensazioni, le emozioni e i pensieri... la logica dell'identico impera. Il plugging, inteso come martellamento dei media e del mercato di ciò che deve vendere dimostrandosi un successo, priva l'ascoltatore della libertà ad opporsi a ciò che è musicalmente sempre-uguale. Il MALE... il male non è Vasco, forse è quello minore di questa Italia allo sbando che non può avere esempi in politica e in cultura da cui prender ispirazione... Vasco è indubbiamente un mito che fa parlare di sé a prescindere dal suo contributo, per molti minimo alla discografia italiana:ha avvicinato alla sua musica tutti, senza pretese di creare adepti o di essere definito un cantautore... Ed ha meritato che il suo fenomeno venisse studiato, a quanti altri è capitato lo stesso?
Adelaide Varricchio
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