Fandango Libri, le novità estive

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Un libro è sempre un’ottima compagnia, d’inverno come d’estate. Se poi l’estate tarda ad arrivare, a maggior ragione è bene avere qualcosa da leggere sottomano. Per luglio e agosto FandangoLibri propone tre quattro titoli. Si parte il primo luglio con “E se andassi in Paradiso” di Manuela Falorni. Falorni, sino a 33 anni è una modella che calca le scene delle passerelle internazionali più importanti, è sposata con il campione di pugilato Nino La Rocca, e vive con una verve originalissima in diversi campi la sua identità: moda, televisione, spettacolo.
MAurizio de Giovanni
In ognuno di questi ne combina di tutti i colori. Manuela è però nell’animo profondamente esibizionista, e per questo ricerca continuamente l’emozione di farsi divorare dagli occhi degli spettatori. La prima esperienza di strip avviene per gioco agli inizi degli anni Novanta. Da allora in poi non scenderà più dal palco e verrà conosciuta in tutto il mondo come “La Venere Bianca”.

Oggi Manuela è una spogliarellista e una pornostar internazionale, ha 51 anni ma ancora gira l’Italia nei night club esibendosi nei suoi spettacoli che richiamano un nutrito gruppo di fan. Fiera della propria età porta avanti con convinzione un lavoro che ha intrapreso a 33 anni quando la maggior parte delle sue colleghe si è già ritirata. Questo libro è il romanzo della sua vita, dove si intrecciano le vicende felici e dolorose di una donna italiana che racconta la sua parabola. Un racconto che inizia alla fine degli anni Settanta e arriva ai tempi nostri toccando i cambiamenti del costume di questo paese. Ci sono le tante tappe della storia di un’italiana che ha vissuto il mutamento del costume e dell’immaginario sessuale sulla propria pelle e con impressionante consapevolezza: il divorzio con un pugile, le contraddizioni del mondo della televisione, della moda e ovviamente quelle del porno, l’amore per Franco che l’accompagna in queste scelte controverse, la vicenda giudiziaria per l’affidamento del figlio perché anche una pornostar può essere una buona mamma e aspirare ad andare in paradiso.

“Via Volontè numero 9” è la storia di una casa, di una palazzina alla periferia Nord di Roma, Via Volontè numero 9. Questa è la storia di una casa occupata. L’occupazione è avvenuta la mattina del 3 novembre del 2007. Ci abitano famiglie con bambini in prevalenza italiane, anzi romane, gente normale che lavora onestamente. Quasi tutti precari, ma non tutti: c’è anche chi è assunto regolarmente in un’azienda che fornisce elettricità e chi in un bar; operai, traslocatori, addetti alle pulizie aeroportuali o alberghiere. Sono quelli che i media hanno definito i nuovi poveri: famiglie che anche con 1200 euro al mese, il salario medio di un capofamiglia, non riescono a permettersi di pagare un affitto. Alcuni di loro hanno dietro le spalle errori di gioventù e hanno già pagato il conto con la giustizia o con se stessi, rimettendosi in carreggiata. Ma la maggioranza degli inquilini abusivi di via Volontè non ha alcuna dimestichezza con l’illegalità. L’occupazione di uno spazio altrui è stato per loro il primo reato commesso nella vita; non senza scrupoli, tentennamenti, paura, disagio.

“Via Volontè numero 9” è un progetto curato da Emilio Marrese, Rolando Ravello e Lorenzo Scurati, costituito da un film di 52′ e un libro con le testimonianze di chi in Via Volonté ci vive e ci ha vissuto. Uno sguardo dal basso su come è cambiato lo status di cittadino italiano negli ultimi 10 anni. Emilio Marrese è redattore di Repubblica dal 1990 nelle redazioni di Bologna e Roma. Dal 2006 è al Venerdì di Repubblica, dove si occupa di cronaca, costume, spettacolo e sport con inchieste, reportage e interviste. Collabora con l’Espresso, Affari & Finanza e Radio Capital. È stato inviato alle ultime tre Olimpiadi e agli ultimi tre Mondiali di calcio. Lorenzo Scurati è nato nel 1975. Videomaker, collabora con Fandango da alcuni anni. Nel 2008 ha realizzato il documentario “La stagione dell’amore” (Raidue). È inoltre l’operatore preferito di Johnny Palomba. Rolando Ravello. Diplomato alla scuola di recitazione “La Scaletta”di Roma è attore di cinema, teatro e televisione. Nel 2007 ha vinto il Premio Miglior Attore al “Roma Fiction Fest” per la sua interpretazione in Marco Pantani, l’orgoglio ritrovato e Crimini: terapia d’urto. È autore e interprete dello spettacolo teatrale Agostino (2008).

A fine agosto, il 26 esattamente, esce il secondo volume delle raccolte delle interviste pubblicate su “The Paris Review”. Da quando è stata fondata, nel 1953, la Paris Review ha avuto il merito di restituire all’attenzione dei lettori appassionanti conversazioni, dal valore letterario inestimabile, realizzate con le più grandi voci del nostro secolo, istantanee di vita che li ritraggono nella loro quotidianità, ragionamenti a metà tra la querelle filosofica e le chiacchiere da bar su metodo, scrittura, tradizione. Dalla convinzione di William Faulkner che un grande romanzo sia merito “al 99 percento del talento, al 99 percento della disciplina, al 99 percento del duro lavoro”, fino alle acute osservazioni di Gabriel García Márquez per il quale “già nel primo paragrafo si risolvono molti dei problemi del romanzo”, la Paris Review Interviste raccoglie un campionario vastissimo di racconti, aneddoti, ricordi di autori dallo straordinario valore – Graham Greene, William Faulkner, Eudora Welty, John Garner, Gabriel Garcìa Márquez, Harold Bloom, Toni Morrison, Alice Munro, Stephen King – svelandoci i segreti più reconditi, facendo luce sui lati nascosti del privato, invitandoci n egli angoli più polverosi delle loro case. Così Ohran Pahmuk nell’introduzione: “Rileggere queste interviste dopo così tanti anni – e dopo aver pubblicato io stesso per questa rivista – è come richiamare indietro le speranze e le paure dei miei primi giorni da scrittore. Trent’anni dopo, posso rileggerle con lo stesso entusiasmo, sapendo che non mi sono affatto sbagliato: queste interviste mi parlano delle gioie e delle preoccupazioni della letteratura, molto più di quanto non le abbia sentite prima.”

E sempre il 26 agosto tornano le avventure del commissario Ricciardi, protagonista indiscutibile della scena criminale della Napoli anni Trenta. “Il Giorno dei Morti” è il quarto caso editoriale del commissario poartenopeo. Ricciardi , lo sappiamo, ha dalla sua un dono, quello di ascoltare le ultime parole del morto assassinato nel luogo del delitto. Un’abilità divinatoria che lo inserisce quasi in una categoria stregonesca. Eppure a volte neanche questi mezzi sembrano bastare di fronte ai misteri di certi crimini. In questo caso, Il Giorno dei Morti viene rinvenuto il cadavere di un bambino. Ricciardi è allertato e parte subito con la ricerca degli indizi. È un’indagine che però nasce in nefaste condizioni. Le autorità fermano ogni tipo di inchiesta perché sta per arrivare in città Benito Mussolini. Non è il caso di distogliere l’attenzione e a Ricciardi viene sottratta la pratica. Al giovane e coraggioso commissario toccherà indagare in modo clandestino, ma soprattutto dovrà indagare senza alcun indizio perché nel luogo del delitto, per la prima volta non viene avvertita alcuna voce. A questo punto un interrogativo: ha esaurito il suo dono oppure quel bambino non è stato ucciso lì? Maurizio De Giovanni è nato nel 1958 a Napoli, dove vive e lavora. Ha scritto Il senso del dolore (Fandango Libri 2007), La condanna del sangue (Fandango Libri 2008), Il posto di ognuno (Fandango Libri 2009). La serie del commissario Ricciardi è stata già venduta in Germania e in Francia.

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