Final Destination 3D, la morte in stereoscopia

CinemaWarner

Lo spietato killer invisibile torna al cinema il 21 maggio per i tipi della Warner. Nell’agghiacciante premonizione di Nick O’Bannon (Bobby Campo) una giornata di corse e divertimenti si trasforma in una serie di eventi da incubo: varie auto da corsa restano coinvolte in un incidente all’interno di un autodromo e i detriti in fiamme vengono scaraventati sui palchi, uccidendo brutalmente gli amici di Nick e causando il crollo del palco proprio addosso a lui. Quando torna in sé, il ragazzo è nel panico più totale e convince la fidanzata Lori (Shantel VanSanten), e i loro amici – Janet (Haley Webb) e Hunt (Nick Zano) – a lasciare l’autodromo evitando per pochi secondi il momento preciso in cui la visione del ragazzo si trasformerà in una terribile realtà.
Final  Destination 3D
Pensando di aver evitato la morte il gruppo riprende ad assaporare la vita ancora più di prima ma sfortunatamente per Nick e Lori è solo l’inizio. Infatti, mentre le premonizioni continuano a verificarsi e ad uno ad uno i sopravvissuti muoiono nel peggiore dei modi, Nick deve capire come sfuggire alla morte con certezza e una volta e per tutte, prima che anche lui raggiunga la sua “destinazione finale”.

In “The Final Destination 3D”, (www.facebook.com/thefinaldestination3d è la pagina Facebook) quarto sequel del celebre franchise di grande successo, un gruppo di ventenni cerca di evitare la Morte, ma la Morte tornerà a cercarli più volte, mentre loro seguitano ad evitare il proprio destino. “In ‘The Final Destination 3D’, il ‘cattivo’ è la Morte”, osserva il regista David R. Ellis. “Se tocca te, devi morire. Tutto qui”. E questa volta, la Morte è in 3D. La storia è centrata su Nick, che insieme alla fidanzata Lori e agli amici Hunt e Janet, sono spettatori di una corsa d’auto. Mentre i motori girano e le macchine sono in pista ad altissima velocità, Nick ha un’agghiacciante premonizione: un banale cacciavite rotola dai box sulla pista, creando un effetto a domino che porta ad un terribile incidente, scagliando le auto contro i palchi strapieni di gente. Scioccato, Nick incita gli amici ad andare via, riuscendo a convincere loro e pochi altri ad uscire dall’autodromo poco prima che la sua premonizione diventi realtà… e poco prima che tutti patiscano una morte orrenda.
Final  Destination 3D
I precedenti film della serie si aprivano con un disastro aereo, l’incidente di un camion e il crollo di una montagna russa. Il produttore Craig Perry – la forza trainante di tutt’e quattro questi viaggi – commenta questa nuova illuminazione. “I film del franchise “Final Destination” sono noti per la loro sequenza d’inizio e abbiamo quindi cercato non solo di eguagliare quelle precedenti, ma addirittura di portarle ad un altro livello”. Si è così deciso per una corsa d’auto, uno degli eventi sportivi più seguiti degli Stati Uniti. “E così, ecco macchine volare per il circuito, dentro i box, sui palchi. Tettini si staccano, tagliando di netto gli spettatori, e motori si liberano dalle carrozzerie cadendo sulla gente. Enormi pezzi di metallo finiscono sugli spalti, facendo in modo che le impalcature della sezione superiore delle gradinate cedano, crollando sulle persone in panico. È completo caos e distruzione – in 3D”.

Poiché la decisione di Nick di mettere in salvo sé e i suoi amici non era parte dei piani della Morte, i sopravvissuti si ritrovano ad essere perseguitati dalla Morte stessa, ben determinata a riscuotere le anime – nell’ordine precedentemente prestabilito – di coloro che non avrebbero mai dovuto sopravvivere alla tragedia. “Questo tipo di film si rivolge ad un pubblico assetato sia di scene di sangue che di umorismo”, osserva lo sceneggiatore Eric Bress. “Il trucco è essere certi di dare al pubblico quanto richiede”. In quanto a me, scrivere le sceneggiature di “Final Destination” è praticamente il lavoro più divertente che mi possa capitare, soprattutto questo sequel, visto che l’intento finale era quello di superare la violenza dei tre film precedenti, obbedendo allo stesso tempo alla legge del franchise, meno interessato a come la Morte eserciti il proprio potere che a come situazioni correlate portano alla morte di singoli individui”.
Final  Destination 3D
Bobby Campo interpreta Nick O’Bannon: “Un minuto prima, Nick è seduto a divertirsi con Lori, Janet e Hunt e un minuto dopo scivola in una dimensione completamente diversa e riesce a vedere quanto accadrà. Per un momento diventa chiaroveggente”, spiega Campo, interprete di un personaggio benedetto o maledetto – a seconda dal punto di vista – capace di prevedere la morte violenta di amici… e di se stesso. L’attore ha raccontato che questa tensione dava al personaggio uno spazio emotivo che non vedeva l’ora di esplorare. Perry aggiunge, “Bobby Campo è il tipo di ragazzo che va d’accordo facilmente coi ragazzi e piace alle ragazze – ha questa innata dote di simpatia. Quando lo abbiamo messo accanto a Shantel, insieme esprimevano una forte attrazione chimica. Sembrava una coppia che si frequentava da anni ormai. È questa la base della trama del film. Volevamo che il pubblico facesse il tifo per loro contro la morte e il caos che regnano ovunque”.

Shantel VanSanten interpreta il ruolo della fidanzata di Nick, Lori Milligan, non certo una femminuccia. “Lori è una ragazza forte”, afferma. “Sostiene Nick durante le sue terribile visioni e cerca di aiutarlo a capire cosa li determini, in modo da poter salvare gli altri e loro stessi”. Prima di accettare il ruolo, l’attrice non aveva mai visto altri episodi di “Final Destination”. “Sono una gran fifona”, ammette la VanSanten. “Per la maggior parte del tempo, quando guardo un film dell’horror, mi copro gli occhi e lascio quel tanto di spazio tra le dita per vedere quanto basta”. Nondimeno, è riuscita ad apprezzare la particolare attrattiva di questa serie. “C’è un mistero in questa serie. La Morte continua a rincorrere alcune persone e non si capisce perché o cosa accadrà o in che ordine. Quindi c’è l’elemento sorpresa che ti tiene sempre sul chi-va-là e pensi, ‘Morirà o no questa persona? Tocca a lui? A lei?’”

Accanto al giovane cast, c’è l’attore veterano Mykelti Williamson. “Siamo stati molto fortunati a poter lavorare con un attore della mole di Mykelti, perché sotto molti aspetti il suo personaggio è il nucleo emotivo dell’intero film”, sostiene Perry.
Williamson interpreta George, una guardia di sicurezza che sopravvive all’autodromo grazie alla prima premonizione di Nick. “Mi è subito piaciuta la sceneggiatura”, osserva l’attore. “Aveva un cuore e un’anima e mi ha dato la possibilità di apportare questo al mio personaggio”.
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La dura corsa di Nick e Lori ha inizio quando la giornata all’autodromo si mette male. L’imponente scena di apertura del film, tecnicamente e logisticamente incredibile, ha coinvolto una squadra di esperti e lo sforzo collettivo di tutti i reparti. La scena è stata girata in due diversi stati americani: nella Louisiana, in periferia di New Orleans, in un parcheggio abbandonato oltre il ponte Industrial Canal, dove sono stati allestiti i palchi dell’autodromo e poi – non essendoci autodromi nelle zona limitrofe a New Orleans – nell’Alabama, a Mobile, all’Autodromo Mobile International Speedway, dove sono state girate le scene con le auto da corsa.
Come spiega Perry: “Abbiamo costruito una sezione di tribuna di 43 metri a New Orleans identica a quella del vero autodromo a Mobile e poi accoppiato le scene. Di fatto, nella Louisiana abbiamo girato la scena in una direzione e in Alabama nell’altra”.
Ellis è orgoglioso di raccontare che “Il 95% delle scene sono vere, pochissime sono state girate con lo schermo verde. La maggioranza sono scene d’azione con i soli effetti necessari al perfezionamento dell’immagine. Dove possibile, volevamo dare agli spettatori vero spettacolo”, afferma.

Il capo scenografo Jaymes Hinkle osserva: “Ci sono fiamme, esplosioni, macchine che si scontrano, palchi che crollano addosso agli spettatori – tutta una serie di cose folli. L’impegno maggiore comunque è stata la concettualizzazione. Ho costruito tantissimi modellini in modo da poterli visualizzare e capire meglio cosa avrebbe e cosa non avrebbe funzionato”.
Hinkle spiega che il migliore modo per costruire i palchi è stato usare gomma espansa. “Abbiamo ritagliato ed incollato la gomma espansa, facendo in modo che coprisse l’intera struttura. Poi Larry Spurlock, del nostro reparto, ha realizzato un composto che si poteva spruzzare sulla gomma, in modo da farlo sembrare cemento. Poi gli abbiamo dato l’aspetto logoro e aggiunto le panchine ed altri elementi mancanti. Credo che ci abbiano lavorato una settantina di persona per quattro settimane intere. Abbiamo costruito una tribuna di 43 metri a due piani capace di contenere 14.000 persone, oltre ad un piccolo tratto di strada che il responsabile degli effetti speciali Erik Henry è riuscito a far sembrare lungo 150 metri. È stato emozionante mettere insieme il tutto, perché non volevamo che gli spettatori fossero distratti da qualcosa che non avesse continuità o fosse fuori sincrono”. Il regista della seconda unità, nonché coordinatore degli stunt Jeff Dashnaw ha trovato degli incredibili piloti stunt e veri piloti professionisti. “Quando ti accappotti a 130 chilometri all’ora su un circuito in salita, il problema sussiste senz’altro”, osserva Dashnaw.

Naturalmente, una delle più grandi sfide nel girare “The Final Destination 3D” è stato proprio il 3D, un procedimento che – sebbene usato da decenni – grazie alle innovazioni più recenti è cambiato completamente. La Morte non è mai stata così viva! L’odierna tecnologia 3D in alta definizione creato dalla PACE Fusion System, è avanti di anni luce e offre un’esperienza visiva completamente nuova, sia dal punto di vista della prospettiva che della profondità di campo e questo farà in modo che gli spettatori verranno catapultati in una nuova dimensione.

Il direttore della fotografia Glen MacPherson spiega in modo semplicistico il concetto di base dietro il 3D: “In modo da creare immagini in 3D, bisogna avere due macchine da prese: uno rappresenta l’occhio destro e l’altro l’occhio sinistro”, spiega. “Bisogna poi puntare entrambi le macchine sullo stesso oggetto, un processo che si chiama “conversion”, conversione. Queste due immagini, riprese ad angoli appena diversi, diventano una singola immagine grazie agli occhiali 3D che creano la percezione della profondità – nello stesso modo in cui funziona l’occhio umano”.

Dal racconto di MacPherson, si deduce che la sua squadra di operatori avrebbe avuto il suo da fare. “È senza’altro diverso che girare un film in 2D”, esclama. “In ogni scena c’è un grande impegno mentale per essere certi che ogni singola immagine in 3D sia ben centrata e quindi funzioni”. Oltre alle macchine da presa Sony F23, usate per la prima volta per girare in 3D, e con soltanto 5 prototipi di “rig” costruiti appositamente per quelle macchine, la produzione ha avuto anche la grande fortuna di avere sul set un’Unità mobile post-produzione PACE Fusion. Grazie a questo originale trailer, regista e produttori vari potevano terminare una scena e rivederla subito dopo in perfetto 3D. Per Ellis e MacPhersen, rivederlo sull’istante significava poter apportare qualsivoglia correzione necessaria prima di riprendere a girare una scena nuova.

MacPherson ha spiegato quanto fosse inestimabile avere il trailer mobile: “Nel trailer c’è un sistema di proiezione 3D. Si poteva girare un provino, correre al trailer e guardarlo al volo per vedere se avevamo effettivamente realizzato l’effetto desiderato. Ci saranno sempre imperfezioni nel 3D, quindi se l’immagine era allungato o l’immagine non era a fuoco, si poteva aggiustare subito. Questo ci ha permesso di girare molto più in fretta e con maggiore sicurezza, sapendo che alla fine della giornata avremmo potuto correggere qualunque difetto. Una volta che gli attori prendevano gusto a guardare le scene proiettate nel trailer, era difficile farli uscire ma, come spiega Mykelti Williamson: “Rivedere le scene subito dopo averle girate era una gran figata ed è stato anche utile per l’aspetto creativo della recitazione”.
Final  Destination 3D
Nelle parole di MacPherson, “David voleva girare un film molto divertente ed elettrizzante senza essere limitato dalla tecnologia 3D. E così abbiamo dovuto trovare modi per far funzionare bene le scene d’azione, la qual cosa non è stata facile. Queste enormi macchine da presa 3D a volte andavano piazzati in spazi angusti, stretti, li abbiamo montati su Steadicam, portati a mano; sono stati sommersi in piscina o calati con funi da palazzi, sono stati a stretto contatto con incendi ed esplosioni, e per le scene nell’autodromo, le abbiamo montate su una macchina in corsa a circa 160 chilometri all’ora. Insomma, abbiamo piazzato queste macchine in diversi posti dove non credo nessuno abbia mai messo una macchina da presa 3D prima d’ora – almeno non questi nuovi modelli.

“Prima di cominciare a girare, abbiamo montato le macchine da presa sulle auto da corsa nel parcheggio a Magic Mountain per vedere come reagivano, considerando che la scena d’apertura si svolge in un autodromo. Abbiamo così scoperto che le vibrazioni delle auto da corsa sballavano l’allineamento delle macchine da presa che sono ipersensibili. Così abbiamo capito che era impossibile montare le macchine da presa sulle auto da corsa. Per la maggior parte, le abbiamo montato su delle macchine a parte, in modo da poterle rendere stabili ma a parte questo piccolo dettaglio, non abbiamo mai perso troppo tempo a causa di queste macchine da presa”, sottolinea Ellis. “Credo che ciò dica tanto della nostra squadra e del sostegno che abbiamo ricevuto da Vince”.

Non si può raggirare la morte… o l’alta definizione. Elementi creativi della produzione, compreso trucco, effetti speciali, effetti visivi e scenografia, dovevano essere eseguiti tenendo in mente l’alta definizione 3D.
Per il supervisore Mike McCarty, della KNB EFX, responsabile del trucco, l’alta definizione poneva una serie di sfide, naturalmente a partire dal tanto sangue necessario. “L’alta definizione ha una tonalità di colore totalmente diversa dalla solita pellicola”, fa notare McCarty. “Di solito, con l’alta definizione, le cose sono più arancioni e così all’inizio, il sangue sembrava il sangue vecchio che si usava negli anni ‘70 e ‘80. Abbiamo dovuto scurire il liquido e farlo sembrare quasi sangue secco. Con l’alta definizione è lecito esagerare con il colore o fare un trucco più teatrale rispetto a quanto non si faccia per la pellicola. È lecito e necessario. Sia il 3D che l’alta definizione rendono l’immagine sullo schermo il più realistico possibile: i dettagli diventano veritieri e i nostri sensi vengono coinvolti di più. Il supervisore agli effetti visivi, Erik Henry, ha subito capito che girare in 3D significava rimettere tutto in discussione. “Ciò che ho imparato parlando con Vince Pace è che il futuro del 3D non sta tanto nei trucchi, per esempio nel modo in cui le cose ti volano incontro dallo schermo”, spiega Henry.

“Il futuro del 3D sta nel comporre una scena in modo che la profondità dell’immagine venga riprodotta il più fedelmente possibile. Un’inquadratura in 3D diventa più interessante perche il 3D rende la scena più realistica. Ho lavorato nel mondo del 2D per vent’anni e ciò che lì viene spesso preso per scontato, qui non può funzionare”, osserva. “Fare il compositing delle scene per gli effetti visivi è stata la nostra sfida maggiore. Di solito per il 2D basta sovrapporre le scene o togliere qualcosa dall’inquadratura. Ma ora ci sono due macchine da presa piazzate in due diverse posizioni e quindi bisognerà ricomporre completamente la sovrapposizione delle immagini o rimuovere gli artefatti dall’oggetto rimosso dalla seconda macchina da presa, o “punto di vista”. In poche parole, non c’è una facile via d’uscita nel cercare di ripulire il lavoro tra due punti di vista”.

Sebbene dal punto di vista tecnico lavorare in 3D è stato entusiasmante, dal punto di vista della narrazione, i filmmaker erano risoluti affinché le storie individuali e i punti di svolta non tenessero conto dell’elemento 3D. Il film da questo punto di vista doveva funzionare come una chiara e semplice storia da 2D. Quindi, si può dire che siano stati girati due film: uno in 2D e l’altro in 3D. “In realtà, c’è ancora un numero scarso di sale cinematografiche che offre la possibilità di fruire del 3D”, osserva Ellis. “Se ne deduceva, dal mio punto di vista, che il film dovesse offrire una storia fantastica e personaggi in cui immedesimarsi. La versione 2D doveva bastare a se stesso. Se in 2D avesse spaventato il pubblico, in 3D avrebbe eventualmente disseminato il terrore”.

“The Final Destination 3D” è diretto da David R. Ellis da una sceneggiatura di Eric Bress. Gli interpreti principali sono Bobby Campo, Shantel VanSanten, Nick Zano, Haley Webb e Mykelti Williamson. È prodotto da Craig Perry e Warren Zide, con Richard Brener, Walter Hamada e Sheila Hanahan Taylor nel ruolo di produttori esecutivi, co-produttore Art Schaefer e produttore associato Tawny Ellis-Lehman. La squadra creativa annovera il direttore della fotografia Glen MacPherson e il capo scenografo Jaymes Hinkle; montaggio di Mark Stevens, costumi di Claire Breaux e musica di Brian Tyler.

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