Focaccia Blues, la vera storia della focaccia che mangiò l'hamburger

Focaccia Blues, la vera storia della focaccia che mangiò l'hamburger

comodare il mito di Davide e Golia non sembra eccessivo per descrivere il soggetto dell’ultimo film di Nico Cirasola. Soggetto che poi non è nient’altro...

comodare il mito di Davide e Golia non sembra eccessivo per descrivere il soggetto dell’ultimo film di Nico Cirasola. Soggetto che poi non è nient’altro che la riproposizione a mezzo docufiction di un fatto realmente accaduto poco meno di dieci anni fa, non senza una certa ripercussione internazionale: la chiusura il primo gennaio 2003 di un McDonald’s in Puglia, ad Altamura, a causa della concorrenza del piccolo forno “Casa Digesù”che produce focacce, prodotto quanto più tipico e locale si possa pensare. Una pacifica battaglia che, come ricorda uno degli intervistati, può ricordare la rivoluzione altamurana del 1799 contro l’invasore borbonico, rivoluzione sì fallimentare ma passata alla storia per la strenua resistenza della cittadina, da allora soprannominata “La Leonessa di Puglia”. Questa volta, però, la Leonessa ne è uscita vincente. Il film è una docufiction stratificata, divisa in tre livelli basati sul tema della contrapposizione: una parte documentaria che mette a confronto le tradizioni locali con uno degli emblemi dell’imperialismo globale; una parte di finzione che metaforizza il soggetto con una vicenda sentimentale, dove una donna altamurana è contesa da un onesto fruttivendolo suo concittadino e uno sbruffone americano; un terzo livello comico che mette a confronto le tradizioni locali, impersonate dal foggiano Renzo Arbore e dal barese Lino Banfi. Cirasola, aiutato in sede di sceneggiatura dalla brava Alessia Lepore, orchestra le immagini documentarie, nella forma particolare delle interviste, allo stesso modo delle immagini narrative finzionali. Non è un caso quindi che a funzionare meglio siano proprio la macchietta tra Banfi e Arbore e la carrellata di interviste. Fedele al suo stile, il regista riprende una serie di personaggi strampalati ma veri, portavoce di un mondo cosciente dei cambiamenti ma che si ostina a non cambiare. Dal macellaio al calzolaio, dall’oste al pasticciere fino a giungere agli impiegati comunali. Ciò che però colpisce di “Focaccia Blues” è la completa mancanza di livore nei confronti dell’oggetto della contrapposizione. A differenza di tanti documentari d’oltreoceano (altra contrapposizione - servono nomi?), non c’è la volontà di distruggere l’apparato McDonald’s, quanto quello di instillare nello spettatore la consapevolezza che le potenzialità esistono, anche nelle piccole realtà, basta saper riscoprirle e valorizzarle. Ne è un efficace esempio la comica testimonianza di tre anziani, dispiaciuti perché devono fare a meno dell’aria condizionata del fast food e ricorrere a quella di una banca. Si può essere pro senza essere necessariamente contro, dunque. Ancora, la parabola del fornaio Luca Digesù/Davide contro MacDonald/Golia è un esempio (a quanto pare così è successo anche a Modica, in Sicilia) che, nonostante la presenza in cammeo di Nichi Vendola, rifiuta una partigianeria politica speculativa: la glocalizzazione sponsorizzata sembra un’esigenza territoriale spontanea e verace che non una manovra dall’alto. Un film molto più studiato di quanto il colore e la vivacità popolare lascino sospettare ma al tempo stesso un film genuino come la focaccia di cui tesse le lodi, con slabbrature perdonabili e con l’unico punto debole in una parte fiction tutto piuttosto stiracchiata che tutto sommato aggiunge poco sia alla vicenda che alla sperimentazione linguistica. Sotto questo punto di vista, ottimo lavoro del montatore Maurizio Baglivo, che riesce a limare i passaggi apparentemente stridenti non solo tra fiction e documentario ma anche tra le mura del paesino pugliese e i colossi di cemento del cuore degli Stati Uniti. Tra i momenti memorabili: tutto il dibattito tra Banfi e Arbore su cosa è meglio tra il fungo cardoncello barese o il lampascione foggiano; la scena in cui il fruttivendolo Dante (Marmirone) si sveglia e vede che sui pomodori da essiccare è spuntata l’ombra di una gigantesca “M”; il giornalista Onofrio Pepe che distribuisce la focaccia in un McDonald’s di Chicago; i titoli di coda con i ciak sbagliati delle interviste e il blues improvvisato. Tra le partecipazioni speciali, oltre ai già citati Banfi, Arbore e Vendola, un nostalgico Michele Placido che apre il film nel ruolo metacinematografico del proiezionista. Il regista compare brevemente come il cliente sulla sedia del barbiere. Un film che è una ballata rustica, letteralmente da gustare, magari prima o dopo una bella focaccia.

A seguire alla visione del film e all'ottimo buffet di primizie pugliesi che hanno caratterizzato la festa vi è stata la conferenza stampa, dove hanno presenziatoAlessandro Contessa, produtore e distributore del film; Onofrio Pepe, ideatore e collaboratore; Nico Cirasola regista; Alessia Lepore, sceneggiatrice; Luca DiGesù, il focacciere che ha battuto la multinazionale e Renzo Arbore, attore del cameo con Lino Banfi.

D: Come è nata l'idea di trarne un film? R: (Contessa):Questo è un film che racconta una storia nata in Puglia, però volevamo che questo film fosse compreso da chiunque, anche da non pugliesi e da non italiani. Ci siamo sforzati di coinvolgere più pugliesi possibili, perché volevamo rifarci anche a quello che Michele Placido dice all'inizio del film: "abbiamo già tutto quello che ci serve per vivere meglio, basta sceglierlo". Molte volte il rischio è sempre quello, di voler trovare lontano ciò che abbiamo quotidianamente sotto gli occhi. La nostra è un operazione glocal. "

R: Cirasola): Io devo essere grato ad Alessandro Contessa, perché mentre era a Torino (al convegno internazionale Slow Food) a impastare con Onofrio Pepe parlando di fungo cardoncello, pensava a me, mentre io ero là sperduto sotto le mura della Murgia, pensando “che farò nei prossimi mesi?”, perché in Italia un film lo fai ogni 5 anni. E quindi la sua telefonata mi ha risvegliato, non stavo sull'orlo del suicidio perche non ho nessuna intenzione di suicidarmi, stavo lì senza far niente perché a me piace l'ozio. Noi abbiamo una società che pensa sempre al “negozio”, cioè la negazione dell’ozio, e negando l'ozio nega il pensiero. Il film è nato secondo me nell'ozio, nonostante sia una fatica di due anni, però il pensiero di base di questo film, oltre alla focaccia, è il piacere di aver il tempo di gustarsela, la focaccia, perché se tu non hai il tempo di gustarti la focaccia significa che non la mangi perché pensi potrebbe far male, e poi ti penti di non averla mangiata lentamente: è tutta una filosofia di vita che sta dietro questo film. Come tutti i film non ha nessuna presunzione, noi non possiamo cambiare i governi, non possiamo impedire le guerre, non possiamo impedire i terremoti, pero possiamo strappare un sorriso e possiamo anche forse dare il desiderio e la curiosita soprattutto nei giovani che non è tutto scontato quello che sembra scontato. Io questa storia l'ho seguita dal vivo" D: Compare nel film di Cirasola per omaggiare la Puglia… R (Arbore): Questa è la seconda volta che partecipo ad un film di Nico Cirasola. Il primo era “Odore di pioggia”, era un film realista e io facevo la parte del pugliese. Io mi diverto a fare la parte del pugliese e con Lino Banfi ci siamo divertiti a fare i pugliesi. Per fare i pugliesi bisogna partire da un grande problema e poi si finisce irrimediabilmente a parlare di cibo. Siamo la regione che più parla di cibo. Da “Focaccia Blues” viene fuori proprio questo grande amore. Io credo che nessuna regione avrebbe potuto fare un film monotematico come questo: la focaccia e le erbe. Un'altra cosa che ci siamo divertiti a fare è inscenare il campanilismo pugliese, però scherzando su Bari e Foggia. Io e Banfi ci divertiamo sempre a metterci su fronti diversi. Io mi diverto a strapazzarlo e lui si diverte ad essere strapazzato, anzi me lo dice prima, “strapazzami un po’ che mi piace."

D: Quali sono state le difficoltà nella stesura della sceneggiatura per un film che risulta essere non convenzionale? R (Lepore)Per me questo è il primo film e non è stato facile legare la storia di finzione, che voleva essere una piccola metafora dei fatti accaduti, e la parte documentaristica, che essendo qualcosa che s'era già compiuto non era neanche semplice da raccontare e da ricostruire. Quando abbiamo iniziato a lavorare al progetto abbiamo pensato subito che questo film non voleva essere un film contro: contro l'hamburger, contro i fast food. Noi abbiamo pensato che invece potesse essere un film pro: dare una possibilità di esistere a tutto ciò che è fuori dal villaggio globale scegliendolo. D: Come è nata l'idea di invadere l'america e il McDonald’s? R (Pepe):Io e Nico Cirasola a un certo punto decidemmo che dovevamo andare a New York e ci andammo in occasione della Settimana della regione Puglia a New York. Decidemmo che mentre il McDonald’s occupava la cultura di tutto il mondo noi dovevamo occupare gli Stati Uniti e quindi questa parte del film dà il segno all'operazione culturale che abbiamo dovuto fare. Noi dobbiamo essere fortemente consapevoli che il locale, la difesa della nostra identità, è un fatto che appartiene al mondo e anche un azione di promozione della nostra cultura. Noi abbiamo invaso con la nostra focaccia il McDonald’s di Chicago, perché il McDonald’s è una cosa molto seria, perché il marchio è importante, a Chicago addirittura c'è l'università dell'hamburger. Noi abbiamo invaso il Mac non perché vogliamo fare un’azione ideologica antiamericana, ma perché vogliamo dargli una mano a convertirsi alla cucina mediterranea. Noi “italo americani” pugliesi abbiamo partecipato attivamente alla campagna elettorale di Obama, su Youtube potete vedere i nostri spot pro Obama. Con “Focaccia Blues” arriveremo alla Casa Bianca (ride).

D: Dove esce e quando esce il film? R (Contessa): Il film esce con dieci copie. Inizieremo da Roma il 17 Aprile al cinema Aquila e dal 24 uscirà anche al cinema Farnese. Naturalmente uscirà molto bene in Puglia, e poi anche a Milano,Torino, Bologna,Firenze, in tutte le città capozona. Cercheremo però di controllare la copie. Non faremo uscire tante copie la prima settimane, perché come sapete bene questi film vanno coccolati, bisogna far venire agli esercenti l'appetito.

D: E' stato girato tutto nella zona di Altamura o avete fatto anche un po’ di giri per gli esterni anche nelle vicinanze? R (Cirasola): Il territorio della Murgia, come avete visto, è il nostro grande Canyon, gli americani si sono preoccupati perché anche in Puglia c'è il grande Canyon. Il loro l'hanno sfruttato e la Murgia è ancora tutta da visitare. Adesso siamo noi un po’ preoccupati perché stanno venendo a girare i loro film in Puglia e ce la consumano! Io da quando sono ragazzino mi sono sempre posto il problema che in Puglia la gente conosceva il gran Canyon e non sapeva che dove stava a fare il pastore era la Murgia, e quindi mi è venuto in mente di fare il regista di cinema, per mostrarla al mondo."

D: Come mai avete coinvolto anche il presidente della regione Puglia Nichi Vendola? R (Contessa): Noi volevamo essere i primi, però il grande Alberto Sordi c'ha anticipato perché ne “Il tassinaro” c'è Andreotti. Credo che sia una cosa bella coinvolgere comunque chi fa politica, facendogli togliere i loro abiti ufficiali. Ci piaceva l'idea di coinvolgere l'istituzione della regione. Vendola ha giocato con noi e si è messo alla prova facendo l'attore. D: Come si è svolta la preparazione del film? R (Cirasola):"L'idea è partita da Alessandro (Contessa) e Onofrio (Pepe) di fare il film. Dopodiché si è passato anche alla stesura vera e propria, ad un certo punto c'è stata anche la necessità di giocare con l'America perché l'America è il fast food. Dove è stato necessario avere personaggi veri avevamo a disposizione un intero paese che interpretava se stesso. Dove ci serviva la finzione abbiamo avuto gli attori veri, con una grande energia ed esperienza: Placido, Arbore, Banfi e lo stesso Vendola a cui è uscito benissimo il ruolo dell'esercente. Tutti personaggi che si vengono ad amalgamare nella storia. Anche nella parte a New York e Chicago sono tutti personaggi veri, c'è anche il presidente dell'Associazione Attori Italiani a New York. Rispetto al senso del film, secondo me un film non deve avere nessun messaggio, ma deve comunicare emozioni, speriamo di esser riusciti a comunicarvele! E' nella ricerca del linguaggio che sta la novità, perché la storiellina la possiamo anche raccontare in due secondi, il problema è come riesci a mettere insieme queste storie dove ci sono personaggi veri con personaggi di finzione, con straordinarie partecipazioni come quella del duetto Banfi-Arbore che passerà alla storia del cinema mondiale!

R (Contessa): Molti hanno apprezzato il montaggio, io devo ringraziare Maurizio Baglivo.

D: Quando ha aperto il suo negozio, e dopo quanto il McDonald’s ha chiuso? R (DiGesù): Il mio negozio ha aperto nel settembre 1999, mentre il McDonald’s ha chiuso il primo gennaio 2003.

D: Come mai avete scelto Facebook come strumento per pubblicizzare il film? R (Contessa): Il bello del cinema indipendente è che dobbiamo inventarci mille cose, pero siamo in pochi e forse per quello riusciamo a fare tante cose contemporaneamente. La società con il quale ho fatto il film, la BunkerLab, si occupa di produzione, distribuzione e di editoria. Facebook nasce perché i nuovi strumenti debbano anche essere ben utilizzati. Ci sono per Facebook due persone che lavorano continuamente, perché non si risolve nulla creando un profilo, bisogna avere proprio delle persone che stanno a dialogare a parlare con gli amici… se no che amici sono? E noi possiamo dire che in meno di un mese abbiamo raggiunto 3000 amici e sono veramente amici di “Focaccia Blues”. Ci chiedono continuamente dove usciremo, quando facciamo le feste. Devo dire che quando abbiamo organizzato la prima festa, abbiamo lanciato la notizia agli amici di Facebook e nonostante la pioggia si sono presentate molte persone. Il cinema indipendente non avendo molti soldi deve aggrapparsi a tutto ciò e se lo si fa bene si ottengono anche dei risultati. Tra le tante cose che ci siano inventati c'è anche quella di organizzare tante feste, e in queste feste e c'è la possibilità di comprare una focaccia con un talloncino, la focaccia si può mangiare e il talloncino permette di andare a vedere il film gratis a Roma…

D: Avete avuto contatti con gli ex gestori del McDonald’s di Altamura? R (Pepe): In quel periodo abbiamo chiesto al McDonald’s di lasciarci il palo da 18 metri del totem per metterci i nostri simboli, la risposta fu che smontarono tutto e andarono via. Loro non si vogliono mai esprimere su questo argomento. Per il semplice fatto che il McDonald’s ha proprio nella cultura di non accettare di essere stati sconfitti nel loro “credo” dalla concorrenza. Noi non ci siamo mossi distruggendo fisicamente il McDonald’s, noi ci siamo basati sulla nostra cultura antropologica-gastronomica. Abbiamo avuto la consapevolezza che quello che noi avevamo fatto in piccolo ad Altamura era una piccola grande storia. Voi pensate che il responsabile di McDonald’s Italiano di quel momento adesso è il responsabile dei musei italiani al ministero della cultura…

D: In quanto tempo è stato girato e quanto è costato il film? R (Contessa): Noi abbiamo girato la parte della finzione più il documentario in due settimane. Poi abbiamo girato i cammei in mezza giornata e poi la trasferta a New York in due mesi. Il film è un po’ cosi a tre livelli, infine abbiamo amalgamato tutto. E' costato, devo ancora fare bene i conti,sui 300.000 euro compresa la distribuzione.

D: Quale è stata la difficoltà maggiore di girare un film del genere? Ho notato poi che mancano molto i giovani… R (Cirasola): La difficoltà maggiore è stata nella parte documentaristica. (Arbore): I soldi… (Contessa): Si, i soldi perché bisogna inventarsele tutte, poi soprattutto quello che verrà: bisognerà guadagnarsi con i denti le sale. Per quanto riguarda i giovani io credo che ci sia un equilibrio. (Cirasola): Penso che nel film i giovani abbiano parlato facendo una scelta precisa perché la sconfitta del fast food è stata grazie agli studenti che hanno scelto la focaccia anziché l'hamburger.

D: Blues aggiunto alla focaccia è per giocare ancora con il colosso americano oppure ci aspettiamo qualche pezzo blues edito nuovamente con interpreti pugliesi, ne abbiamo avuto un assaggio con il duetto Banfi-Arbore? R (Arbore): "Blues” non è soltanto una parola, è un modo, è un atteggiamento. C'è il fatto che Chicago è divenuta una delle patrie del blues, insieme a Memphis, ma è anche la patria del primo McDonald’s, si è mescolato un po’ questo significato. In più io credo che nel film ci sia uno spirito del blues. C'è una malinconia un po’ stridente, c'è un atteggiamento nel vedere la campagna pugliese spesso senza alberi, se non sono ulivi, che danno un aria da profondo sud, da outside come il blues. Italia 2009 Regia: Nico Cirasola Soggetto: Alessandro Contessa, Alessia Lepore sceneggiatura: Alessia Lepore, Nico Cirasola Direttore della fotografia: Rocco Marra Montaggio: Maurizio Baglivo Scenografia: Dionisia Cirasola Suono: Michele Tota Musica: Sandro Corsi Canzoni: Pat G Produzione: Alessandro Contessa per Bunker Lab durata: 78 minuti cast: Dante Marmirone (Dante), Tiziana Schiavarelli (Rosa), Luca Cirasola (Manuel), Onofrio Pepe (se stesso), Eric Jozsef (se stesso), Lino Banfi (il Barese), Renzo Arbore (il Foggiano), Michele Placido (il Proiezionista), Nichi Vendola (l’Esercente). Distribuzione: PabloBunkerLab

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