Garbo è quell’artista che fa della contraddizione un segno tangibile di riconoscimento, tanto algido nell’aspetto quasi efebico, tanto caldo nella modulazione vocale. “A Berlino... Va bene”, l’album d’esordio, venne definito dalla critica un lavoro con l’esperienza del passato e la fantasia del futuro. Il disco racconta, con una lungimiranza a tratti inquietante, la nevrosi e l’indifferenza di quel periodo e vede l’evoluzione tecnologica come assoluta protagonista. E proprio grazie a questo che viene scelto da Franco Battiato per l’opening act del suo tour del 1981. Stasera lo si vedrà in concerto al Casa 139, in via Ripamonti 139, a Milano a partire dalle 21.30, aperto da Alberto Styloo. In quasi trent'anni di carriera, Garbo ha suscitato l'interesse di pubblico, critica e colleghi senza mai abbandonare la sperimentazione. Già nel 1983, sempre strizzando l’occhio a sonorità poco allineate al periodo in corso, viene dato alle stampe “Quanti anni hai?”, realizzato in collaborazione con la bellissima voce di Antonella Ruggiero, allora Matia Bazar. L’anno successivo, arriva la consacrazione artistica di Garbo che con il brano “Radioclima”, tratto dall’album “Fotografie”, vince il premio della critica al Festival di Sanremo. La sua ricerca prosegue, tra il 1990 e l’anno seguente, esce il progetto “1.6.2.” nel quale sono estremamente avvertibili il “classico” pop di Garbo affiancato alla ricerca di nuove sperimentazioni musicali e linguistiche, riconducibili anche al live “Garbo e il presidente - Live” uscito nel 1991. Ma Garbo affronta il mondo della musica non solo come musicista in senso stretto. Nel 1992 fonda assieme ad alcuni collaboratori l’etichetta discografica Discipline e già un anno dopo pubblica un doppio album che si compone di due differenti lavori: l’inedito “Macchine nei fiori” e “Cosa rimane... rivisitazioni (81-91)” nel quale “rilegge” una serie di brani già editi, ma indirizzati verso una ricerca musicale più intimista. Tra il 1995 e il 1997 vengono realizzati “Fuori per sempre” (che include la splendida “Australia”, che col titolo di “Isola”, a distanza di 10 anni conosce nuova vita grazie alla bella versione curata da Andy dei Bluvertigo e Franco Battiato ed interpretata dai Krisma) e “Up the line (the virtual sound, word and image)” lavoro estremamente ermetico che accoglie attorno a se - contemporanea mente alla fondazione del movimento del Nevroromanticismo - gli scrittori Isabella Santacroce, Tommaso Labranca, Tiziano Scarpa, Niccolò Ammaniti, Aldo Nove più altri “Cannibali” che intervengono sul libretto del CD componendo brevi racconti. Per dare idea della portata innovativa di questo artista, basti ricordare che nel 2006 un folto gruppo d’artisti, tra i quali Soerba, Krisma, Lombroso, Delta V, N.A.M.B., Madaski e LeLe Battista omaggia Garbo ed i suoi 25 anni di carriera con la doppia raccolta di cover intitolata “Congarbo”. Dopo "Blu" (2002) e "Gialloelettrico" (2003), arriviamo così ai giorni nostri per chiudere in bellezza il trittico di colori che compone la parte più recente di quest’affascinante percorso creativo. Con Discipline, oggi rinnovata e rinfrescata anche grazie al sodalizio societario creato con Luca Urbani (già Soerba) e Alberto Styloo, che ricopre anche una parte importante di natura artistica - essendo il prezioso complice d’idee di Garbo in questa recente avventura - nasce “Come il vetro”. A fianco di Discipline, ancora Venus e dopo sei anni anche Mescal. L’album è uscito Venerdì 5 Settembre 2008. "In questi tre album mi sono prefissato, anche attraversando tutto il mio percorso artistico e personale, di indicarmi nuove strade espressive da percorrere.", spiega Garbo. "In "Come il vetro" ho voluto rappresentare simbolicamente l'assenza di colore o la presenza di tutti i colori che è propria dell’elemento trasparente. Questo concetto mi offre una nuova e più attuale visione della realtà che percepisco, che mi permette di osservare, vivere ed esprimere ogni tonalità da me colta attraverso il vetro stesso, citandone anche le sue proprietà. Tra l'altro mi suggerisce la volontà di essere ancor più diretto e comunicativo (anche con il prezioso contributo di giovani artisti benvenuti nel mio progetto). Attraverso il vetro si possono vedere tutti i colori, nel vetro ci si può riflettere, il vetro può essere infranto e nel vetro possiamo riconoscere la nostra fragilità. Il mio intento quindi, è quello di continuare la ricerca all'interno del mio linguaggio espressivo oltre che con la memoria storica attraversata e trattenuta, perché “lei” rappresenta il ponte con un possibile futuro al di là di ogni futile nostalgia. “Come il vetro”: l’assenza di ogni colore e la presenza di ogni colore." Alberto Styloo proviene artisticamente dall’area dell’Italo-dance che tanto funzionò nel mondo fra gli anni ‘80 e buona parte dei ’90. Nato in realtà con l’elettronica e la new-wave nel sangue, l’avvicinamento alla dance scaturisce dall’incontro con Roberto Turatti e Micky Chieregato (due fra i più famosi dance-maker) che dettero a Styloo un suono più dance facendogli così collezionare una serie di hits (“Pretty Face” e “Miss You” su tutte) che tuttora vengono trasmesse e ballate dalle radio e dalle discoteche di mezzo mondo. Solo in tempi recenti la voglia di tornare a fare la musica che ha sempre amato si è fatta sentire prepotente, e determinante, è stato il ritrovarsi con l’amico Garbo in uno studio televisivo.“How Do I Get To Mars”, una ballad a metà strada fra pop e new-age inclusa nell’album tributo “ConGarbo” è il primo lavoro della svolta. Da qui parte una proficua collaborazione: dall’editing di “Grandi Giorni” alla co-produzione del cd “Come il Vetro” in cui Styloo partecipa anche come musicista, corista e programmatore, ed è anche co-autore di quattro tracce. Di recente pubblicazione, “Baby I Love You” già hit dei Ramones e 2° singolo tratto da “Come il Vetro”, proposta da Garbo coinvolgendo vocalmente anche Alberto. Nel 2007 , Styloo e Garbo, con la complicità di Luca Urbani (già Soerba e Zerouno), ricostituiscono l’etichetta Discipline.
Garbo in concerto a casa 139 con apertura di Alberto Styloo
Garbo è quell’artista che fa della contraddizione un segno tangibile di riconoscimento, tanto algido nell’aspetto quasi efebico, tanto caldo nella...
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