Arriva il 2 aprile nelle "Il piccolo Nicolas e i suoi genitori", film tratto dai racconti di René Goscinny Jean-Jacques Sempé, editi in Italia da Donzelli. Protagonisti del film diretto da Laurent Tirard e distribuito in Italia da BIM, Maxime Godart nel ruolo di Nicolas, Valerie Lemercier, Kad Merad, Sandrine Kimberlain. Questa la trama: Nicolas conduce una vita serena. Ha due genitori che gli vogliono bene, un gruppo di amici carini con cui si diverte e non ha per niente voglia che qualcosa cambi… Ma un giorno Nicolas ascolta una conversazione tra i suoi genitori che lo induce a credere che sua madre sia incinta. In preda al panico, immagina il peggio: presto arriverà un fratellino che occuperà così tanto spazio che la sua mamma e il suo papà non si occuperanno più di lui e arriveranno persino ad abbandonarlo nel bosco come Pollicino… "I produttori Marc Missonnier e Olivier Delbosc hanno avuto l'idea di adattare Il Piccolo Nicolas e hanno pensato che io fossi la persona giusta per farlo, quindi mi hanno contattato." dichiara Tirard, regista e sceneggiatore. "Sono cresciuto con Il Piccolo Nicolas, lo leggevo quando ero adolescente. È un'opera che mi corrisponde e mi parla. Ho immediatamente visualizzato come sarebbe stato il film." Tirard, già regista di "Molière", si è trovato a misurarsi con un colosso della letteratura e del fumetto contemporano, quel René Goscinny già papà di Asterix. "Fin dalla prima telefonata, ho provato un certo timore nei confronti del soggetto. Ma se hai paura, non ti puoi buttare! Non potevo passare il mio tempo a chiedermi che cosa avrebbero pensato Sempé o Goscinny. Ci vuole l'incoscienza per lanciarsi! E sperare che il risultato piaccia. Io e Grégoire Vigneron, il mio co-sceneggiatore da sempre, ci siamo immersi nell'opera e anche nella vita di René Goscinny. Dopo aver parlato con Anne Goscinny, mi è venuta voglia di capire cosa c'era di René Goscinny in questo personaggio che era così vicino a lui. Sapevo che la chiave dell'adattamento era sia nella suoi racconti sia nella sua vita. Ho quindi cercato di capire il personaggio René Goscinny. Era un uomo che cercava il suo posto nella società e contava di conquistarselo attraverso il riso." Per riprodurre un universo ad altezza bambino, Tirard si è ispirato chiaramente a Steven Spielberg. E' un processo particolare, perché i racconti di Sempé e Goscinny hanno una duplice chiave di lettura, sia fanciullesca che adulta. Dunque, da una parte c'era l'esigenza di adattarsi all'universo dei piccoli, dall'altra quella di ripoporre comunque uno sguardo più adulto nei confronti di quel mondo. Ad ogni modo, il materiale che Tirard e Vigneron avevano elaborato poteva coprire dodici ore di film, per cui molte situazioni e personaggi sono stati giocoforza elisi. "La maestra è un personaggio chiave nella serie, perché un numero enorme di scene è ambientato nella scuola e la classe è un luogo molto importante. Dovevamo anche tenere Il Brodo, per via del suo soprannome e perché in una frase si fa un riferimento esplicito a lui. La nonna è un personaggio molto divertente, ma non avevamo abbastanza spazio per farla esistere. In pratica abbiamo conservato i personaggi a cui abbiamo potuto dare vita nel contesto della doppia storia che ci eravamo prefissati: la paura di Nicolas dell'abbandono e la cena con il capo per mostrare l'ambizione sociale dei genitori.", spiega ancora Tirard. "Le Petit Nicolas" è ambientato negli anni Cinquanta, dunque si tratta di un film in costume. Tuttavia, non c'è una collocazione precisa per il film, convenzionalmente ambientato nel 1958 ma in realtà possessore più che altro dell'aura e dell'aspetto del tempo. Il riferimento diretto è "Mio Zio" di Jacques Tati, proprio del 1958. Da Tati il film di Tirard eredita non solo un certo "zeitgeist" ma anche il gusto per il dettaglio significativo, la gestione dei tempi comici e probabilmente anche quel tocco di irrealtà che caratterizza l'atmosfera del film. Proprio per questo è stato fondamentale il lavoro sulla scenografia, curata da Françoise Dupertuis, essenziale e in bilico tra fantastico e realistico.
Per quel che riguarda gli interpreti, la scelta di Maxime Godart è stata apprezzata anche da Sempé stesso, che lo definisce "straordinario". Per Tirard, non poteva che essere lui il protagonista, data la straordinaria somiglianza. "Abbiamo scritto il personaggio della madre per Valérie Lemercier, con l'ansia che potesse rifiutare. Tra l'altro, quando l'ho contattata, aveva appena finito di girare sul lunghissimo set di Agathe Cléry e non aveva molta voglia di iniziare delle nuove riprese. Ho dovuto convincerla e ci sono riuscito spiegandole in tutta sincerità perché la sua partecipazione era per me fondamentale.", racconta il regista. Per il padre Kad Merad, "ero rimasto colpito da Kad Merad nel film "Je vais bien, ne t’en fais pas" dove interpretava alla perfezione un «tipo normale»! Il successo di Giù al nord lo ha confermato: gran parte degli spettatori si erano identificati in lui. Era l'attore giusto per il padre di Nicolas. È un quadro intermedio che va in ufficio tutte le mattine, che ha un po' paura del suo capo e sogna di avere un aumento." "La maestra è come una seconda mamma per i bambini. Doveva quindi essere molto dolce e io la immaginavo anche molto emotiva. Si fa spesso scavalcare dai bambini, che adora e nei confronti dei quali deve dimostrarsi autorevole, e anche dal direttore della scuola. Sandrine Kiberlain, con i suoi grandi occhi azzurri, esprime questa dolcezza. Ha un talento naturale nel trasmettere le sue emozioni in modo molto sottile, solo con uno sguardo o con un movimento. Era l'attrice di cui avevo bisogno per il genere di commedia che desideravo realizzare. Ero rimasto molto colpito da François-Xavier Demaison in teatro e avevo voglia di lavorare con lui. Istintivamente sentivo che interpretato da lui Il Brodo (il custode, NdR) avrebbe funzionato bene. Ha lo stesso lato un po' schietto del personaggio, ma è anche in grado si esercitare l'autorità." Cosa si può dire quindi di "Il piccolo Nicolas e i suoi genitori", a sentire i suoi "nuovi papà"? Per Tirard, fan dei racconti, il film è stato l'espediente per poter imparare a lavorare con i bambini, che per un regista è sempre una sfida; per Sempé " il film rappresenta un momento perfetto, fuori dal tempo, fuori da tutto, rispetto alle tante cose che nella vita ci opprimono e ci schiacciano"; per Anne Goscinny, la figlia di René che ha collaborato alla sceneggiatura, "in quanto appassionata di letteratura, penso che questo film possa facilitare l'accesso all'opera editoriale del Piccolo Nicolas." Il Piccolo Nicolas infatti ha già più di cinquant'anni: nasce nel 1959. Muove i primi passi in Sud-Ouest Dimanche e nei primi numeri di Pilote. È circondato da una banda di amici: Alceste, il ciccione che mangia in continuazione, Geoffroy che ha un padre che gli compra tutto quello che vuole, Agnan, sicuro che nessuno oserà mai picchiarlo perché porta gli occhiali, Marie-Edwige, l'unica bambina, etc. Nel suo universo ci sono anche gli adulti: i suoi genitori, la sua maestra «che è graziosa», il Brodo, il simpatico sorvegliante e altri ancora. Un po' maldestro, un po' chiassoso, ma con un cuore grande, nel film Nicolas spiega perché non sa ancora cosa farà più avanti: «perché la mia vita è bella».
Discussione 1
Molto bello,. era da tempo che non uscivo da un cinema cosi' appagata.
Grazie a Uderzo e Goscinny!!!