Conquistare l’indipendenza e lottare per un obbiettivo che resta uno dei più nobili in assoluto sono la chiave di lettura dell’ultimo lavoro di John Pilger. L’autore evidenzia le situazioni disastrose di Iraq, Vietnam e Sud Africa con un fare davvero efficace. La narrazione degli eventi e delle vicissitudini di tali Paesi è valorizzata da un’esperienza diretta dell’autore. L’opera è la trattazione di ciò che i suoi occhi hanno visto dal vivo in Vietnam, Cambogia, Egitto, India e Palestina. L’argomento, di età secolare, resta di profonda attualità. Paesi collassati dagli eventi militari e che, ancora oggi, restano lacerati al loro interno. Disparità tra gli abitanti che sono costretti a vivere in condizioni non proprio invidiabili al giorno d’oggi. Ingiustizie sociali e violenze gratuite incudono paura tra le popolazioni. Donne e bambini visti come pacchi postali o merce di scambio. La Palestina resta sempre ai vertici quando si parla di cose simili. Esempio lampante è l’isola di Diego Garcia, nell’Oceano Indiano, esaltazione della prepotenza delle armi. L’isola fu venduta dallo Stato britannico agli Stati Uniti nel 1960 e, senza troppi complimenti, le popolazioni indigene furono trasferite nelle Isole Mauritius. Ancora oggi queste persone non sono riuscite a tornare nella propria terra e a nulla sono valse le vittorie giuridiche. L’isola di Diego Garcia oggi è ancora un’importantissima base militare statunitense in prospettiva Medio Oriente. L’autore raccoglie il suo impegno nel dimostrare che “l’imperialismo è, in ogni sua forma, l’antitesi di una forza benevola e moralizzatrice.” L’autore non vuole incantare il lettore ma vuole solo raccontargli ciò che ha visto e vissuto in quei luoghi, in quei tempi. La paura, l’indignazione, la commozione. Egli scrive pagine piene di vita con tutti i suoi sentimenti di amore e di odio ma, soprattutto, esalta “ il disincantato senso dell’umorismo e la generosità di vite vissute in posti lontani da noi”.
L’AUTORE: Nato a Sidney, Australia, John Pilger è stato inviato di guerra in Vietnam, Cambogia, Egitto, India e Palestina, scrivendo per alcune delle più importanti testate internazionali (Daily Mirror, The Guardian, The Independent, New Statement). È stato nominato due volte Giornalista dell’Anno nel Regno Unito e ha vinto l’United Nations Association Peace Prize and Gold Medal. Per i suoi documentari ha ottenuto il riconoscimento di Reporter Sans Frontières in Francia, un Academy Award della televisione americana, un Emmy e il Richard Dimbley Award. In Italia i suoi articoli sono pubblicati da il manifesto e da Internazionale.
Discussione 0
Ancora nessun commento. Sii il primo a commentare!