I Kings of Convenience riempiono la cavea dell'Auditorium delle loro sonorità acustiche, presentando dal vivo al pubblico romano il loro ultimo album, Declaration of Dependence, uscito a dicembre del 2009. Una risposta più che convincente, dopo le voci che giravano su un loro possibile scioglimento. Un album più intimo dei precedenti, in cui le delicate melodie dei brani sono quasi esclusivamente l'intrecciarsi delle due chitarre acustiche e delle due voci, a cui talvolta si aggiungono fraseggi di pianoforte, violino o contrabbasso. Il richiamo al duo degli anni sessanta Simon and Garfunkel è chiaro ed evidente, il paragone è ormai più che scontato. Nell'ambito della rassegna "Luglio suona bene", al Parco della Musica la serata capitolina è fresca e ventilata. C'è un'aria formidabile e le musica del duo norvegese si presenta in un contesto ideale. Il concerto è sold out. Gli Ophelia Hope sono il gruppo che apre per i Kings of Convenience, un gruppo "multinazionale" formato da una cantante norvegese (Ingrid L Mjanger), un produttore e contrabbasista italiano (Davide Bertolini), un cantautore australiano (Paul Holden) e un percussionista inglese (Craig Farr). Il loro è un pop raffinato con evidenti richiami al jazz e al soul. Poco dopo la fine della loro esibizione le luci si spengono e si riaccendono e due sagome si presentano sul palco tra una rumorosa acclamazione del pubblico. Erlend Oye ed Eirik Glambek sembrano avere l'aria un pò imbarazzata, un rapido perfezionamento dell'accordatura delle chitarre e la loro performance comincia con "My ship isn't pretty". Dopo aver risolto qualche problemino tecnico e aver rotto un pò il ghiaccio con il pubblico continuano con "Summer on westhill", per poi arrivare a "Me in you" e "24-25". Nel frattempo tra una battuta e l'altra dimostrano di saper stare sul palco scherzando piacevolmente, prendendosi in giro e rubando qualche risata all'audience, cosa che sorprende un pò e che sdrammatizza l'intensità di alcuni brani. La performance continua con un mix di pezzi nuovi e dei loro precedenti album. Le melodie sono fatte di voci e chitarre acustiche. Cambiano e si scambiano le chitarre tra un brano e l'altro, continuando ad interagire e coinvolgere il pubblico chiedendogli di schioccare le dita, (possibilmente a tempo!). Poi il rosso occhialuto Oye, prima accenna ad uno dei suoi balletti e poi si sedie al piano e prova a suonare la parte di un pezzo usando diversi effetti, sempre in tono scherzoso, per poi esclamare:" Ok, back to the piano!". Il pubblico si diverte. L'atmosfera è vivace e ben ritmata."Mrs. Cold" è accolta da un rumoroso applauso del pubblico. Salgono sul palco poi Davide Bartolini al contrabbasso e Tobias Helt al violino per "Stay out of trouble" e "Misread". Invitano prima il pubblico a cantare sulle note di "Boat behind" e poi a salire sul palco e a ballare per "I'd rather dance with you". Erlend Oye ovviamente balla con loro, creando quasi un'atmosfera da festa sulla spiaggia, con chitarre e ballerine. E' forse il momento più gradevole di un gran bel concerto. Dopo di che salutano per poi ritornare ed eseguire due dei loro classici: "Homesick" e "Know how". Il pubblico è piacevolmente e pienamente soddisfatto, esce dalla Cavea contento, con un dolce sorriso sulle labbra. I due norvegesi hanno semplicemente suonato bene e saputo intrattenere e coinvolgere il pubblico, facendolo cantare e addirittura ballare.
Kings of Convenience all'Auditorium, Luglio suona più che bene!
I Kings of Convenience riempiono la cavea dell'Auditorium delle loro sonorità acustiche, presentando dal vivo al pubblico romano il loro ultimo album,...
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