Un nuovo speciale televisivo riaccende i riflettori su una delle pagine più drammatiche e controverse della storia italiana. Venerdì 28 novembre, alle ore 22.20, su Focus andrà in onda “L’82esima vittima – L’Itavia dopo Ustica: la storia mai raccontata”, uno speciale inedito e approfondito dedicato alle conseguenze della Strage di Ustica sulla compagnia aerea privata italiana Itavia e sulla vita del suo fondatore, Aldo Davanzali.
A cura di Antonio Nasso, il documentario ricostruisce l’atmosfera e le vicende vissute dai dirigenti e dai dipendenti della compagnia dopo la tragedia del 27 giugno 1980. In quella data il DC-9 Itavia diretto da Bologna a Palermo si inabissò nel Tirreno, provocando la morte di 81 persone. Un evento che, oltre al dolore umano, segnò la fine della compagnia aerea, costretta a interrompere le sue operazioni il 10 dicembre dello stesso anno.
Lo speciale raccoglie testimonianze inedite di chi visse quella stagione di sospetti, silenzi e accuse: Daria Bonfietti, presidente dell’Associazione Parenti delle Vittime della Strage di Ustica; gli ex comandanti Cesare Plantulli Lambert e Giorgio Grilli; l’ex hostess Giuseppina Antimi; gli ex dipendenti Antonio Bovolato, Carla Camaleone e Giovanni Marchese; l’ex dirigente Giampiero Maldini; l’artista Flavio Favelli e il giornalista e saggista Giovanni Fasanella, autore di *Intrigo Internazionale*.
Il contributo del geologo Franco Foresta Martin offre una precisa collocazione geografica del disastro: “La strage ebbe a luogo a 110-120 km da Ustica, in un punto del Tirreno a metà strada fra Ponza e l’isola a nord-ovest di Palermo”.
Il documentario evidenzia come la compagnia aerea Itavia, fondata nel 1958 da Giovanni Battista Caracciolo e rilevata nel 1965 da Aldo Davanzali, venne travolta non solo dal crollo economico ma anche da un clima mediatico e politico ostile. Dopo la tragedia, infatti, gran parte dell’informazione presentò l’episodio come conseguenza di un cedimento strutturale del velivolo, definito da alcuni come una *“bara volante”*.
Già pochi mesi dopo l’accaduto, Davanzali scrisse al Ministro dei Trasporti Rino Formica sostenendo la tesi del missile come causa della caduta. Negli anni successivi, l’imprenditore continuò a difendere con tenacia l’onorabilità della sua azienda, spendendo tutte le sue risorse per contrastare le accuse di cattiva manutenzione. Il suo impegno, tuttavia, non bastò a salvarlo dall’indigenza: Davanzali morì povero nel 2005.
Solo nel 2018, dopo quasi quattro decenni di battaglie legali, la Corte di Cassazione riconobbe le responsabilità dei Ministeri delle Infrastrutture e della Difesa, obbligandoli a risarcire la compagnia fallita. La sentenza affermò: “Omessa attività di controllo e sorveglianza della complessa e pericolosa situazione venutasi a creare nei cieli di Ustica”.
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