“Senza patemi d'animo”, recita più o meno il titolo originale di questo film. Un titolo antifrastico, a vedere il film, quasi beffardo ed ironico, dall'aspetto universale se confrontato a quello italiano che da parte sua ne sottolinea il particolare. Marano dirige un film d'attori, ça va sans dire, e per fare questo romanza e modifica, ampliandolo, il racconto da cui è tratto, la cronaca vera dal lavoro di una prostituta d'alto bordo. La vicenda dunque è più complessa: viene trovata morta, apparentemente suicida, una escort al servizio di una matrona, Madame Louise, arrestata per presunti legami con il traffico di droga dalla Russia. La giovane ragazza, Mélanie, avrebbe dovuto testimoniare contro la matrona, al contrario di quanto avevano fatto le altre prostitute. Martin Delvaux, giudice che si occupa del caso, convince Sarah, una ex-ragazza al servizio di Madame Louise, a prendere il posto di Mélanie come testimone. Per Delvaux, che peraltro intrattiene una relazione clandestina con Sarah, il caso è praticamente chiuso. Questa certezza dura poco però, perché da una parte le indagini della scientifica condotte dall'ispettore Grégoire rivelano particolari sempre più contraddittori; dall'altra l'indagine della giornalista Jeanne, che si interessa principalmente a Sarah, viene a toccare addirittura le corde personali del giudice. “La donna di nessuno” è un film stratificato, che cerca chiaramente un mix di genere per assumere una forma propria. Si apre come un dramma borghese, per scivolare nel melodramma, fiancheggiato dal polar francese (grande interpretazione di Thierry Frémont sotto questo punto di vista) con sprazzi di legal thriller. La scrittura a sei mani e la regia di Marano riescono a saldare questi tre livelli in maniera elegante, senza grosse sbavature, con solo qualche piccolo eccesso stilistico – il carrello circolare fuori dell'aula di tribunale – o qualche blandizia di tipo televisivo negli interrogatori. Si tratta comunque di peccati veniali, forse anche necessari per alleggerire la presa sugli attori e tamponare la resa melodrammatica, altrimenti debordante per come era stato impostato il film. In questo il lavoro di Marano si può dire riuscito. Perché carica i personaggi di solitudine, di rapporti irrisolti, di ipocrisia ed arrivismo. Cerca di mostrare l'arroganza del potere e la determinazione prevaricatoria del più forte. Il corpo e la sua sessualità come unità merceologica diventa periferico alle posizioni sociali, acquistabili comunque tramite denaro, soltanto molto più care. In questo l'intreccio è perfetto, forse anche troppo in alcuni casi. Per l'appassionato può sembrare a tratti prevedibile, ma per lo spettatore che desideri seguire passo passo il crescendo emotivo della vicenda, non ci sono colpi a vuoto. Semmai, unico dettaglio rivelabile, la morte di Richard appare effettivamente un evento non necessario, se non a moltiplicare l'effetto di solitudine dei personaggi, in questo caso di Richard stesso e di Jeanne. Ad ogni modo, l'epilogo è più che giusto. Vincenzo Marano, direttore della fotografia romano ben “francesizzato” da metà anni Novanta, per il suo esordio alla regia cinematografica ha messo insieme una scuderia di attori invidiabile. Tutti bravissimi, spiccano Thierry Frémont come poliziotto disilluso e sarcastico, innamorato della giustizia e del proprio lavoro, deluso ma incorruttibile; un'Anna Galiena laida e al tempo stesso tenera, in un ruolo piccolo ma di peso, e soprattutto la cosceneggiatrice Candice Hugo: una bellezza sofisticata ma umanissima, la sua prostituta d'alto bordo trasmette sensualità e fragilità insieme, gli occhi profondi e scuri inquadrati nei lunghi capelli corvini indirizzano magneticamente l'obiettivo della macchina da presa che peraltro rispetta la sua delicatezza. Un'interpretazione vibrante, in cui il più piccolo fremito è elargito con generosità senza mai eccedere. “La donna di nessuno” forse non farà gridare al miracolo, ma si tratta pur sempre di un esordio tutt'altro che facile. E si tratta di un esordio italiano all'estero, e la cosa forse deve far preoccupare per lo stato di salute del cinema del Belpaese. Solo un caso, una circostanza fortuita, probabilmente. Ma pur sempre un dato su cui riflettere. Senza facili cassandre, vittimismi o ottimismi finti e ottusi. E, è il caso di dire, senza patemi d'animo. Vincenzo Marano, Anna Galiena e Candice Hugo hanno presentato il film, rispondendo alle curiosità dei giornalisti presenti.
D: Da dove nasce il film? R: (Marano) L'idea è di Candice Hugo. Aveva letto questo libro scritto da una giornalista che segue per un anno una prostituta di lusso e mi disse che aveva già comprato i diritti. Bisognava farci un film. Naturalmente abbiamo romanzato la storia, abbiamo voluto fare un film sull'arroganza del potere. (Galiena) Conoscevo Vincenzo Marano (pronunciato alla francese, NdR) per la sua esperienza come regista di famose e apprezzate miniserie TV in Francia. Ma si capiva, anche parlandogli, che aveva una visione chiara. E sul set così è stato, era una continua invenzione! (M) D'altronde i film si fanno sul set, è vero che l'idea è scritta, ma il lavoro sul set è fondamentale.
D: (a Hugo) Quando ha letto il libro si è identificata subito nel ruolo della prostituta? R: Sicuramente mi ha attratto molto e immediatamente. È stato comunque fondamentale il confronto con l'autrice del libro, Clare Dupont-Monod, nella fase di adattamento e sceneggiatura.
D: Qual è stata per il regista la parte più difficile da girare e come mai, caso più unico che raro, il regista stesso si scusa nei titoli di coda per le proprie “intemperanze”? R: (G) Più che intemperanze, il set di Vincenzo era un set emotivo, molto poco “francese”. Gli attori, che sono attori esigenti e selettivi, erano comunque contenti della sua direzione. Parlava metà italiano, metà francese, ma era un fermento continuo, un regista molto generoso. (M) Capitava qualche volta che ci si lasciava prendere, ma magari involontariamente e subito scusandosi. Per quanto riguarda la scena più difficile, sicuramente il finale.
D: Tra tante belle signore presenti sul set, una è stata un po' trascurata: Parigi... R: (M) Non volevo ambientare la storia nella Parigi da cartolina. Mi interessava la Parigi vissuta, quotidiana. E d'altronde non mi interessava avere un riferimento geografico preciso per la storia: poteva essere anche Roma o New York.
D: Qual è il rapporto tra cinema e TV in Francia? R: (M) Purtroppo non così buono come in Italia. Se qui c'è un ricambio, la possibilità continua di trasferirsi da un ambito all'altro, in Francia i registi televisivi sono un po' ghettizzati. Sono visti come due mondi diversi e passare a fare cinema non è facile.
D: (a Galiena) In questo periodo preferisce le opere prime? R: In realtà preferisco le opere di registi che abbiano una visione. Scelgo così i lavori, indipendentemente dall'esperienza.
D: (a Hugo) Tra recitazione e sceneggiatura, quali progetti sta coltivando? R: Preferisco concentrarmi sulla mia carriera d'attrice, ma cerco anche di non escludere la scrittura. È una strada che comunque non vorrei lasciare.
D: Come mai il film è arrivato con due anni di ritardo? R: (M) Per chi comincia con la regia cinematografica, pur avendo esperienza di diverso tipo nel settore, è sempre difficile. Ci vuole qualcuno che ci creda, come nel mio caso hanno fatto Roberto Di Girolamo e Sergio Gobbi. D: Il film come è andato in Francia? R: (M) Sono uscito in un periodo di forte concorrenza, in particolare di commedie che hanno fatto grandi incassi, ma tutto sommato ha funzionato. Anche il DVD sta funzionando. Tutto sommato, il bilancio è positivo.
D: (a Galiena) Progetti futuri? R: Sicuramente ci sarà la seconda edizione di “Protagoniste” per Sky, poi alcuni progetti di teatro e cinema. Volevo fare un'aggiunta, da attrice, circa il discorso della distribuzione. I motivi per cui un film non esce sono tanti. In particolare, in Italia, si tende a non seguire il film una volta uscito. Chi rischia lo fa per i progetti grossi o per i film formula. Un film che magari non rientra in queste due categorie viene lasciato a sé. Mentre altrove contano anche tanti altri fattori, come quello divistico. Un film non esce perché magari il nome di punta del cast non lo sponsorizza. È un meccanismo davvero difficile da gestire, a volte non molto cristallino.
D: Come giudica il suo ruolo? Molte attrici passano alla regia, lei ci sta pensando? R: (G) Ho troppa paura! Ho tante storie da proporre, una in particolare, me la vedo già filmata, ma quando vedo il lavoro che c'è nella preparazione e lavorazione di un film da parte del regista, mi viene davvero tanta paura. Per quanto riguarda il personaggio di Madame Louise, è un mix di perbenismo e corruzione, un personaggio che al tempo stesso è laido ma anche tenero. Non lo condivido ovviamente ma ho provato una forte empatia. Titolo originale: Sans état d'ame, Francia/Italia 2007 Regia: Vincenzo Marano Soggetto: dal romanzo “Histoire d'une prostituée” di Clara Dupont-Monod Sceneggiatura: Sergio Gobbi, Candice Hugo, Clara Dupont-Monod Direttore della fotografia: Stefano Paradiso Montaggio: Stephanie Gaurier Scenografia: Yves Gaurier Musica: Simon Clocquet-Lafollye Suono: Philippe Welsh Costumi: Sophie de Kerduigan Produttore esecutivo: Elisabeth Boucquet Produzione: Sergio Gobbi per Les Film De L'Astre, G.E.M., FilmExport Group cast: Laurent Lucas (Martin delvaux), Hélène de Fougerolles (Jeanne), Thierry Frémont (Grégoire), Candice Hugo (Sarah Rousseau), Anna Galiena (Madame Louise), Christine Citti (Fauconnier), Cyrielle Clair (Camille), Bernard Verley (Richard), Carole Bianic (Mélanie), Mabaly Berdy (Joasse) Distribuzione: FilmExport Group.
Discussione 1
Ha visto cose che nel film ho solo pensato e adattato ma mai confessate .
Come per esempio la mortedi Richard é vero é stata concepita solamente per accentuare la solitudine .
Ancora grazie e spero a presto, amicalmente.
Vincenzo Marano