«Con “Ladri di biciclette” e “Sciuscià”, mio padre ha ridato una verginità all’Italia. La situazione era tremenda: eravamo considerati la ‘monnezza’ d’Europa per come ci eravamo comportati e per gli esiti della Guerra. Quei due Oscar hanno ripulito l’immagine del Paese.» Emi De Sica, prima figlia del regista di Sora, traccia con parole nette ed inequivocabili il monumentale valore, al di là di quello cinematografico, dell’opera paterna rivisitata da Tatti Sanguineti per “Storie di Cinema”.
Oggi, martedì 2 aprile, in seconda serata, il settimanale di Iris omaggia la genialità di Vittorio De Sica nella cornice della mostra a lui dedicata all’Ara Pacis, a Roma, attraverso le sequenze dei film più importanti e le testimonianze dei tre figli, di Franco Interlenghi e del direttore della Cineteca di Bologna Gianluca Farinelli.
Sanguineti tratteggia la figura del regista quattro volte premio Oscar ricordando come, negli anni tra il ‘46 e il ‘52, «sia uscito per le strade e abbia portato il cinema tra le macerie, riannodando il filo della simpatia tra l’Italia e il Mondo».
Nel corso della puntata, Christian De Sica cita un aneddoto su “Ladri di Biciclette”, la cui fortuna inizia a Parigi, dove «alla fine della proiezione, l’intellighentia francese, Jean Cocteau, André Gide, René Clair, si alza e sentenzia: capolavoro assoluto».
Sanguineti prosegue l’analisi dell’evoluzione del cinema di De Sica, che «dopo aver fatto molti film importanti, trasgressivi, d’autore, di denuncia sociale, alla fine degli Anni 50 fa ‘un patto’ con i Ponti e diventa il regista privato, personale, il ‘couturier de famille’ di Sophia e di Carlo». «Una scelta all’insegna del ‘gaigne-pain’», che vede la Loren, sotto la direzione di De Sica, «diventare brava».
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