"Mulholland Drive" di David Lynch su Iris

"Mulholland Drive" di David Lynch su Iris

L’onirico e indecifrabile viaggio di David Lynch tra l’amnesia di una brunetta (Laura Harring) e le aspirazioni attoriali di un’ingenua biondina (Naomi...

L’onirico e indecifrabile viaggio di David Lynch tra l’amnesia di una brunetta (Laura Harring) e le aspirazioni attoriali di un’ingenua biondina (Naomi Watts) - con cui il regista statunitense ancora una volta < <elogia la follia a colpi di macchina da presa>> - è al centro di “Mulholland Drive”, il capolavoro proposto da Iris per la prima serata di giovedì 16 febbraio 2012. < <Una semplice storia d’amore nella città dei sogni…>>. Dopo l’eccezionale parentesi realistica rappresentata dalla regia di Una storia vera (1999), Lynch partorisce una delle sue migliori opere in assoluto e la presenta con queste otto parole al Festival di Cannes 2001, dove vincerà la Palma d’oro per la Miglior regia ex aequo con Joel Coen, per L’uomo che non c’era. Come per tutte le creazioni di autori di inimitabile genialità, questo noir si distingue per il linguaggio “sensorial-emotivo” impiegato, più che per l’inenarrabile vicenda frammentata tra inconscio, risveglio e ricordo. Mulholland Drive risulta claustrofobico, allucinato, astratto e disorientante, per la cui comprensione, forse beffandosi di chi si ostina a cercare intrecci governati da causa-effetto, l’artista ha fornito dieci indizi ancor più criptici. Inizialmente concepito come episodio pilota di una serie televisiva che avrebbe dovuto bissare il successo di Twin Peaks, la pellicola ha oggi raggiunto lo status di cult, inscrivendosi in quella cinematografia che, alla stregua di Viale del tramonto, critica apertamente la contemporanea macchina hollywoodiana.

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