My Name is Earl, sulla lista c’è la terza stagione

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Il faccione baffuto, gli occhi castani, il capello sbarazzino a coronare il sopracciglio indipendente: il suo nome è Earl Hickey, di professione ladro redento alla ricerca del pareggio dei conti con il Karma. La 20th Century Fox lancia dal 24 marzo la terza stagione della serie ambientata in quel campionario umano che è Camden City. Nato dalla penna di Greg Garcia, “My Name is Earl” è andato in onda la prima volta sulla NBC nel 2005, portato nel nostro paese da Italia 1 con un anno di ritardo e con due anni di interruzione tra la prima e seconda serie. Fatto sta, dunque, che le avventure di Earl e soci proposte da Fox colmano la “differita” televisiva, potendo per altro godere di quella ricchezza assoluta della serie che è la lingua originale.
My Name is Earl
Abbiamo visto in anteprima cosa proponeva la serie, cercando di mantenere la giusta distanza critica. Ma è stato inutile, perché questa terza stagione di “My name is Earl” non perde un colpo. Difficilmente si potrà inarcare il ciglio sinistro, per intenderci, salvo essere completamente vittime di pregiudizi. Se lo conosci, Earl ti sorprenderà mettendosi in tali casini quasi da ribaltare le due serie precedenti; se ami la cricca di Camden, sarà ancora più piacevole seguire le vicissitudini di Randy (Ethan Suplee), Joy (Jaime Pressly), Darnell (Eddie Steeples) e Catalina (Nadine Velazquez).

La serie riesce continuamente a rinnovarsi sotto tutti i profili. Innanzi tutto, tanto di cappello per una scrittura che riesce a recuperare tutte le fila e le esche gettate nelle precedenti serie, con personaggi ritornanti, da Kenny il Gay a Sonny al poliziotto Stuart. La messa in scena riesce a rimettersi in discussione anche quando sa che si parla del piccolo schermo. Per fare un esempio, quale maniera migliore che materializzare i sogni di Earl come una sitcom ambientata negli anni Sessanta? Perché non far rivedere le vicende della fiera di Camden tramite l’occhio della telecamera del docu reality “Our Cops”? E ancora, con la voice over e i flashback, “My Name is Earl” diventa sempre più un felicissimo incontro tra Scrubs e i Griffin pur mantenendo incredibilmente un’intatta e genuina originalità. Nel dettaglio del dvd, che conterrà come special features le scene tagliate ma anche il commento di Mr. Turtle/Gamberuga, solo per dirne un paio, come si è detto il vero valore aggiunto è la possibilità di avere la pista sonora originale. Certo, ci sono tre lingue (Italiano 2.0 Surround, Inglese 5.1, Tedesco 2.0 Surround) la cui resa, sia nel 2.0 Surround che nel 5.1 è di ottimo livello. Ma l’espressività e i timbri degli attori così particolari sono una ricchezza di cui non ci si può privare, sia detto con il massimo rispetto del lavoro di doppiaggio.

Ma di cosa parla infine questa terza serie? Il bravo Jason Lee dovrà ancora interpretare l’ex ladruncolo cinicamente ingenuo pronto a far qualsiasi cosa pur di riparare alle malefatte della sua vita passata? Assolutamente no, la lista la fa da padrona, ma si parte dal carcere, e questa è una novità bella grossa: non più il microcosmo della provincia americana bensì un altro microcosmo molto meno accogliente. Mai mettersi in mostra, gli confida Sonny, e invece Earl si alza in piedi e si mette a disposizione di tutti i galeotti pur di pareggiare i conti con il karma. Tutto bene, tutto finito? Nient’affatto, perché Earl si troverà a risolvere parecchie grane anche al direttore del carcere stesso (uno stralunato Craig T. Nelson) e dovrà vedersela con la fidanzata (Alyssa Milano) del galeotto Frank (Michael Rapaport), sorta di nemico amico. Sarebbe criminale non solo rivelare ciò che succedde a livello di serialità orizzontale, ma anche cosa combinano i personaggi verticalmente o a livello microepisodico. D’altronde, lo ha imparato anche Randy, “ogni volta che si affronta una voce della lista, il Karma lo fa diventare tutt’altro”.

2 Emmy Awards 2006: Migliore regia per una serie comica o commedia (Marc Buckland per l’episodio La lista di Earl), Migliore sceneggiatura per una serie comica o commedia (Greg Garcia per l’episodio La lista di Earl), Emmy Awards 2007: Migliore attrice non protagonista in una serie comica o commedia (Jaime Pressly). La 20th Century Fox propone 18 episodi in quattro dischi che risulteranno un piacevole “home entertainment” non solo per i fan ma anche per gli amanti di una fiction di qualità che, per fortuna, riesce a trovare ancora chi è disposto a investirci.

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2 Commenti

  1. alessio ha detto:

    ma quando èstatat trasmessa la 3 stagione di my name is earl?

  2. alessio ha detto:

    scusate errore mio,quando è stata trasmessa invece la seconda stagione?e su quale canale?

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