Per Mario Camerini, iniziative per i 30 anni dalla scomparsa

Per Mario Camerini, iniziative per i 30 anni dalla scomparsa

In occasione del 30° anniversario della scomparsa di Mario Camerini, avvenuta a Salò, sul lago di Garda, il 4 febbraio del 1981, Gli archivi del ‘900...

In occasione del 30° anniversario della scomparsa di Mario Camerini, avvenuta a Salò, sul lago di Garda, il 4 febbraio del 1981, Gli archivi del ‘900 (associazione presieduta da Anna Maria Camerini, figlia del regista, e diretta da Ernesto Nicosia) promuovono una serie di iniziative che riportino il regista, la sua opera e la sua epoca all’attenzione delle nuove generazioni. E ristabiliscano la verità intorno ad un autore identificato troppo genericamente con il cinema dei telefoni bianchi. Le numerose iniziative programmate su Mario Camerini, che saranno realizzate e incrementate in collaborazione e concerto con le massime istituzioni e i migliori specialisti del settore, prevedono: 1) la realizzazione di un documentario; 2) la realizzazione di una monografia sull’attualità della sua lezione; 3) la realizzazione di un volume sui film andati perduti; 4) il restauro di un suo film di alto valore ed in stato di necessità d’intervento: Rotaie; 5) una rassegna di suoi film destinata soprattutto ai giovani; 6) una mostra di foto, documenti, manifesti.

Mario Camerini (nato a Roma il 6 febbraio del 1895) ha certamente riscosso l’interesse e il rispetto del mondo della cultura, anche se con lentezza: “Come molti di noi ho scoperto questo cinema in ritardo – ammette il critico e studioso Adriano Aprà – e devo dire che non sapevo molto del cinema degli anni Trenta finchè non se ne è parlato al Festival di Pesaro nel ’74. Qui ho scoperto che molti critici ci avevano mentito”. E aggiunge: “In genere non si andava al di là del 'professionista' o del 'cantore della piccola borghesia'. Falso. Il problema è che su Camerini non esisteva saggistica e non si è capito quanto fosse grande questo regista. Insomma, Camerini è stato un regista sottovalutato a lungo”. “Nel 1945 uscì Due lettere anonime – prosegue – che, insieme a Roma città aperta di Rossellini fece storia. Era considerato solo un regista di commedie, ma in realtà ha diretto anche melodrammi e kolossal, pensiamo a La figlia del capitano o a Ulisse. E’ difficile, quindi, fare i conti con questo suo triplice aspetto e la critica se ne è spesso lavata le mani, ricorrendo a luoghi comuni come 'eclettico' o 'buon professionista'. Ecco, approfittiamo dell’anniversario per renderci conto che abbiamo in casa un grande autore”.

La sua lezione, a differenza di quella di altri grandi registi, è presente nel cinema italiano non solo per le sue regie, ma anche attraverso l’opera successiva di altri maestri quali, ad esempio, De Sica e Monicelli, che da lui mutuarono l’attenzione discreta, mai invasiva, per quel mondo e quei sentimenti che andavano a rappresentare.

Se l’opera di Camerini è quindi diventata un punto fermo per una buona parte della cultura e per gli amanti della settima arte non altrettanto può dirsi per quanto riguarda il pubblico più vasto: la memoria collettiva gioca spesso brutti scherzi e sono ancora in tanti ad ignorare la produzione italiana prebellica. Eppure la figura di Mario Camerini ha avuto un gran peso non solo nel cinema italiano (basti per tutti , una testimonianza di Mario Monicelli: “Negli anni in cui ero suo assistente alla regia ho cercato di imparare tutto quello che potevo, tentavo di assorbire il più possibile”) ma anche in quello internazionale (secondo il regista francese Bertrand Tavernier “un fotogramma di Camerini vale quanto l’intera opera di Renè Clair”). Tale carenza è figlia di una sorta di damnatio memoriae nata dopo la fine della seconda guerra mondiale, che non ha colpito solo i responsabili della catastrofe che colpì l’Italia, ma anche tutto il precedente arco storico. In modo manicheo fu condannato all’oblio, se non addirittura alla derisione, tutto ciò che era stato l’espressione di fermenti culturali, comprese opere che avrebbero meritato una più attenta salvaguardia. Ma, come rileva un decano della critica come Callisto Cosulich, “ Quello che stupisce di più nel cinema degli anni ’30 era la nostra impossibilità di confrontarsi con gli altri paesi, all’epoca eravamo molto provinciali. Il cinema di Camerini, invece, si poteva confrontare sia con le commedie sofisticate sia con i melodrammi che si giravano all’estero”. Vito Zagarrio ha confrontato e paragonato l’opera del Regista con quella di Capra e Lubitsch. Ora, grazie al costante lavoro della critica cinematografica più attenta, che in tutti questi anni non ha rinunciato a ricordare quel cinema, molti film ante neorealismo sono riproposti e apprezzati per il loro indubbio valore.

Le iniziative

Per questi motivi Gli archivi del ‘900 promuovono, in occasione del 30° anniversario della scomparsa del regista, una serie di iniziative tese ad onorarne la memoria, dopo quelle di Pesaro del 1974 , di Livorno del 1980( poco prima della scomparsa) e Locarno del 1992.

Nel dettaglio di queste iniziative segnaliamo che, nell’approssimarsi della ricorrenza, sono state realizzate una serie di interviste fra i grandi del cinema (tra le altre una delle ultime concesse da Mario Monicelli e da Suso Cecchi d’Amico) che costituiranno il corpus del documentario a lui dedicato, un medio metraggio diretto da Vito Zagarrio, studioso dell’opera di Mario Camerini, con Leone Romani e coprodotto da Gli archivi del '900 e dall' ACT Multimedia.

Per quanto riguarda la monografia sull’attualità della sua opera, per la cui realizzazione è stata chiesta la collaborazione della Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia - Cineteca Nazionale, Gli archivi del ‘900 confidano sulla disponibilità di amici studiosi come, in ordine alfabetico: Adriano Aprà, Francesco Bolzoni, Maurizio Luigi Cabona, Orio Caldiron, Duccio Camerini, Valerio Caprara, Rino Caputo, Arnaldo Colasanti, Maria Pia Comand, Callisto Cosulich, Steve Della Casa, Gualtiero De Santi, Goffredo Fofi, Maria Pia Fusco, Jean A. Gili, Sergio Grmek Germani, Ernesto G. Laura, Alessandra Levantesi Kezich, Enrico Magrelli, Raffaele Manica, Stefano Masi, Domenico Monetti, Luca Pallanch, Fabio Pierangeli, Patrizia Pistagnesi, Gian Luigi Rondi, Mario Sesti, Vito Zagarrio, Ettore Zocaro.

A questa monografia si intende affiancare Un secondo volume, affidato alla cura del critico Sergio Grmek Germani, dedicato a quei film di Camerini di grande rilievo, ma andati perduti, come T’amerò sempre (1933) e Il documento (1939).

Il restauro del film Rotaie (1929), realizzato dalla Fondazione Cineteca Italiana di Milano (diretta da Matteo Pavesi) per proiettarlo in collaborazione con il Festival Internazionale del Film di Roma (presieduto da Gian Luigi Rondi e diretto da Piera Detassis) in occasione della prossima edizione della manifestazione , sarà il momento di massima visibilità dell’intera celebrazione di Camerini.

Ancora, per colmare il gap di conoscenza delle nuove generazioni, si coinvolgeranno strutture scolastiche di livello medio superiore, organizzando a Roma, Milano, Torino, Cagliari e in centri minori come Santa Marinella, Marino e Quartu S. Elena una rassegna dei film (non solo Gli uomini, che mascalzoni, il film che spalancò la carriera cinematografica di Vittorio De Sica, T’amerò sempre e Il signor Max, Grandi magazzini, Due lettere anonime, ma anche titoli meno conosciuti di Mario Camerini, come Molti sogni per le strade con una Anna Magnani indimenticabile, La figlia del capitano, Ulisse, Crimen, e Vacanze ad Ischia, interpretato da Susanna Cramer, Isabelle Corey, Vittorio De Sica e Maurizio Arena, fu proprio questo film del 1957 ad inaugurare il genere vacanziero, anticipando di svariati decenni il filone dei Sapore di mare che hanno poi inflazionato i nostri schermi): per la realizzazione di questa retrospettiva è stata chiesta la collaborazione della Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia - Cineteca Nazionale.

Infine, una mostra di foto, manifesti, libri, documenti, accompagnerà la rassegna, completando l’omaggio al Maestro.

Senza dimenticare quanto ha ricordato Carlo Lizzani: “Mario Camerini era un combattente per la libertà del cinema, soprattutto negli anni in cui era leader dell’Anac (Associazione nazionale autori cinematografici)”.

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