Qualcuno Con Cui Correre nelle sale dal 21 novembre

Qualcuno Con Cui Correre nelle sale dal 21 novembre

Gerusalemme, oggi. Assaf, ragazzotto lungagnone e ingenuo che presta servizio volontario in un canile, è incaricato di riportare una cagna alla padrona,...

Gerusalemme, oggi. Assaf, ragazzotto lungagnone e ingenuo che presta servizio volontario in un canile, è incaricato di riportare una cagna alla padrona, con tanto di multa per mancato ritiro. In realtà, Assaf scopre che la padrona non è la vecchia badessa Theodora, ma una ragazzina sua coetanea, Tamar, scomparsa da circa due anni. Assaf decide di cercarla per riconsegnarle Dinka, la sua cagnolina. Ed è la bestiola, in realtà, che letteralmente trascina il ragazzo alla ricerca della padrona. Gerusalemme, due anni prima. Tamar riceve una telefonata confusa da Shavi, che lei ignora dove sia. Decide di trovarlo. La prima cosa che decide di fare è rasarsi i capelli, lasciare casa con Dinka e una chitarra e frequentare le piazze dove si esibiscono i musicisti di strada. Viene così contattata dall'organizzazione di Pesach, laido trafficante di droga e sfruttatore di giovani musicisti disagiati e che potrebbe sapere qualcosa di “Speedy Gonzales” Shavi. Le ricerche di Assaf e Tamar si alternano, nei medesimi luoghi ma in tempi diversi, per ricongiungersi non senza imoprevisti e colpi di scena. David Grossman è un romanziere molto attento alle storie e alla psicologie dei ragazzi. Oltre ad essere docente universitario, romanziere e saggista politico, ha anche scritto diversi libri destinati ad un pubblico infantile.

La vicenda alla base di “Qualcuno con cui correre” è piuttosto insolita, almeno per lo spettatore occidentale: il racket dei ragazzi musicisti di strada. Per adattare questa storia tutto sommato abbastanza dura, il regista Oded Davidoff e lo sceneggiatore Noah Stollman optano per una sorta di racconto parallelo continuamente in bilico tra passato e presente, ovviamente giuntato con esemplari raccordi musicali di montaggio. Attraverso una messa in scena in alcuni momenti anche rude e spigolosa – non priva comunque di qualche lezzo stilistico-videoclipparo fatto di soggettive e grandangoli in abbondanza nella prima parte – la cagnetta Dinka (“interpretata” in realtà da due cagne diverse, Nana e Keiss) è il filo conduttore delle storie parallele, a loro modo speculari ma opposte: Tamar è mossa da una necessità concreta, da un affetto reale e solido che è quasi un colpo di scena; per Assaf è quasi un'avventura irreale, una “pippa mentale” secondo il cognato Rhino, una ricerca idealizzata che però lo condurrà ad essere un piccolo eroe. In fondo, c'è anche qualcosa di fiabesco nella vicenda: non solo nel finale, molto particolare visto l'andamento del film, ma anche nell'incipit, quando Assaf “viene scelto” da Dinka: è l'unica persona che la può accarezzare, oltre a Tamar. È l'investitura dell'eroe, anche se impacciato e goffo. Nel suo andamento a tratti “kieslowskiano”, il film di Davidoff sembra perdere il ritmo narrativo in alcuni episodi (l'aggressione di Assaf nella piscina, per esempio). È probabilmente più che un difetto di traduzione in immagini, un peccato di generosità. Il regista, pur focalizzando la sua attenzione sui due personaggi principali, cerca di riportare la complessità del mondo giovanile israeliano, sulla falsariga di Grossman. A parte il viscido Pesach, che pur nel suo essere un “cattivo” a tutto tondo mostra dei momenti di inaspettata genrosità, gli adulti sono assenti o se ci sono, non sono veri e propri adulti (Rhino) o conservano tratti psicologici fanciulleschi (Leah, donna impegnata a gestire un ristorante ma che è anche la migliore amica di Tamar). Possono essere ragazzi di buona famiglia, estremisti, drogati, avventurieri, emarginati o disadattati: una felice scelta di casting (bravissimi tutti) ci restituisce i loro sguardi profondi e insoddisfatti, speranzosi e distrutti, spigolosi e generosi. Forse, dove il film perde obbligatoriamente rispetto al romanzo, è nel non potere riprodurre quella dimensione intermedia e sfumata tra fanciullezza e adolescenza (il narratore spesso è indeciso se alcuni personaggi, come i giocatori di Dungeons and Dragons, siano bambini o ragazzi).“Qualcuno con cui correre” rimane comunque un buon film, sorretto da un'ottima colonna sonora e ottime interpretazioni, forse uno degli ultimi pochi esempi di un film lucido e obiettivo sul mondo giovanile che riesce a non zuccherare la realtà evitando comunque pugni nello stomaco e disagi tanto ostentati da risultare fasulli, come purtroppo capita spesso in tanto cinema mainstream.

Titolo originale: Misheu larutz ito, Israle 2006 Regia: Oded Davidoff Soggetto dall'omonimo romanzo di David Grossman Sceneggiatura: Noah Stollman Direttore della fotografia: Yaron Scharf Scenografia: Shahar Bar-Adon Montaggio: Ron Omer Musica: Ran Shem-Tov Suono: Aviv Aldema Costumi: Hadas Rubicheck, Maya Mor Produzione esecutiva: Gaby Rosenberg, Alon Shtruzman Produzione: Andrew Braunsberg, Philippa Kowarsky, B&K Picture Productions, JCS Productions durata: 117 minuti cast: Bar Belfer (Tamar), Yonatan Bar Or (Assaf) Rinat Matatov (Sheli), Yuval Mendelson (Shavi), Tzahi Grad (Pesach), Rami Davidoff (Yonatan), Danny Steg (Rhino), Smadar Yaaron (Leah), Noemi Polani (Theodora).Distribuzione: Medusa.

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