Risultati dell'Osservatorio E-Health Rapporto 2005

La creazione della cartella clinica elettronica e l’avvio di percorsi assistenziali informatizzati del paziente rappresentano la vera chiave di volta per...

La creazione della cartella clinica elettronica e l’avvio di percorsi assistenziali informatizzati del paziente rappresentano la vera chiave di volta per dare un forte impulso alla produttività e al livello di efficienza delle aziende sanitarie pubbliche italiane. E’ questa la conclusione a cui è arrivato l’Osservatorio E-Health Rapporto 2005 promosso da Oracle Italia e condotto da Cergas, il Centro di Ricerche sulla Gestione dell’Assistenza Sanitaria e Sociale dell’Università Bocconi. L’analisi è stata svolta fra novembre e dicembre 2005 su un campione di 90 organizzazioni sanitarie divise fra Aziende Sanitarie Locali (ASL), Aziende Ospedaliere (AO) e Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) che rappresentano il 26,4% del universo. Obiettivo della ricerca, ricostruire le scelte strategiche operate della aziende sanitarie italiane in tema di informatizzazione dei processi clinici e amministrativi.

Lo studio svolto da Cergas, mostrando una correlazione positiva fra l’integrazione dei processi clinici e le performance delle aziende sanitarie, evidenzia come l’informatizzazione sia una reale leva in grado di far aumentare il livello di efficienza del sistema sanitario, e i responsabili dei sistemi informativi intervistati colgono pienamente questa priorità aziendale quando pongono l’accetto sulla necessità di procedere lungo la strada dell’integrazione.

Nelle scelte strategiche operate dalle aziende sanitarie italiane, le esigenze di integrazione continuano infatti a essere centrali: il 43% degli intervistati ha dichiarato essere prioritaria per la propria azienda la necessità di integrazione delle banche dati a presidio dei punti d’incontro delle aree cliniche e amministrative, mentre il 34% degli intervistati ha individuato nell’area clinica l’ambito gestionale in cui il problema dell’integrazione delle basi dati emerge come più rilevante. Il 68% delle aziende interpellate ha dichiarato di aver dunque attivato una strategia d’integrazione delle banche dati.

Focalizzandosi sull’area clinica; la cartella elettronica, l’adozione di standard clinici di comunicazione e la realizzazione dei percorsi assistenziali del paziente supportati da soluzioni informatiche rappresentano gli strumenti e le strategie fondamentali per conseguire l’integrazione informativa. Se guardiamo alla cartella clinica elettronica, il 45,6% delle aziende intervistate dispone di questo tipo di sistema e, fra le aziende che attualmente non l’hanno ancora adottato, il 47% dichiara di volerlo fare entro l’anno. Particolarmente rilevante è il fatto che l’implementazione della cartella elettronica segue nell’85% dei casi un’architettura di livello aziendale o che copre sia il livello di reparto sia quello aziendale, mentre sono limitati i casi di utilizzo della cartella clinica elettronica orientata al semplice reparto. Inoltre, circa il 70% delle aziende interpellate utilizza standard clinici e, fra essi, HL7 (Health Level 7) e DICOM (Digital Imaging and Communications in Medicine) rappresentano quelli più diffusi, con una percentuale di adozione pressoché analoga in entrambi i casi (48%).

Tra gli altri temi di rilevanza strategica per l’informatizzazione sanitaria analizzati dallo studio del Cergas, troviamo la sicurezza, dove si evidenzia una buona diffusione dei sistemi di autenticazione e autorizzazione all’accesso dei dati clinici aziendali (83% degli intervistati), anche se sono ancora pochi i casi in cui tali sistemi sono di tipo “forte”, cioè basati ad esempio su biometria, smart card o certificati digitali (20%). Dalle analisi condotte, risulta che anche gli aspetti di business intelligence vengono guardati con attenzione dagli operatori sanitari. Su una scala da 1 a 10, gli intervistati hanno individuato tre priorità di controllo direzionale: contenimento dei costi (punteggio medio: 9), capacità di definire indicatori avanzati di costo/proventi (punteggio medio: 8) e massimizzazione dei proventi (punteggio medio: 6,34). Tuttavia, il 73% degli intervistati dichiara di non disporre di una soluzione completa di business intelligence, ma di ricorrere a soluzioni realizzate internamente o ad applicativi di produttività personale (71,2%). Questo fa sì che la soddisfazione espressa dagli interpellati rispetto al raggiungimento degli obiettivi di controllo direzionale non sia ancora particolarmente elevata. In media, su una scala da 1 a 10, la soddisfazione rispetto al contenimento dei costi si attesta al 6.71, quella relativa agli indicatori di costo/proventi al 6,28 e quella relativa alla massimizzazione dei profitti al 5,45.

“I risultati raccolti ci consentono di descrivere una dinamica di crescente interesse delle aziende sanitarie nei confronti dell'informatizzazione dell'area clinica, con una centralità dei processi e dei percorsi diagnostico-terapeutici”, afferma il Prof. Luca Buccoliero, docente dell'Università Bocconi e responsabile dell'area Sistemi Informativi, E health ed ICT del CERGAS, che ha curato il lavoro di ricerca insieme al Dott. Stefano Calciolari, ricercatore del CERGAS e docente all'Università della Valle d'Aosta.

“Accanto agli aspetti di sicurezza e all’esigenza di opportuni strumenti di business intelligence, l’integrazione dei processi e delle basi di dati continua a essere la vera priorità per i responsabili dei Sistemi Informativi delle aziende sanitarie italiane e lo studio svolto da Cergas lo conferma - ha affermato Carmelo Leonardis, Vice President Oracle Applications Sales Business Unit Italia e Grecia. - A livello internazionale, da tempo proponiamo il modello dell’Organizzazione Sanitaria Integrata (Integrated Oracle Hospital), internamente e sul proprio territorio di competenza, in cui la tecnologia e le applicazioni Oracle diventano il fattore abilitante per ottenere una completa e reale integrazione di tutti i processi sia clinici sia amministrativi, e in questo senso Oracle sente di rispondere pienamente alle richieste del sistema sanitario regionale italiano.”

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