Ritorno al mare di tre Caretta Caretta

Ritorno al mare di tre Caretta Caretta

Ha registrato il tutto esaurito la gita in battello per la liberazione di alcuni esemplari di tartaruga marina (Caretta caretta), ospedalizzati e curati...

Ha registrato il tutto esaurito la gita in battello per la liberazione di alcuni esemplari di tartaruga marina (Caretta caretta), ospedalizzati e curati nei mesi scorsi presso la struttura genovese, che si è svolta ieri. Organizzata dall’Acquario di Genova e dalla sua Fondazione, l’iniziativa è stata replicata dopo il successo dello scorso anno, ottenuto anche grazie al contributo di Sammies by Samsonite, che fin dal principio ha sposato il progetto, riconoscendo in esso una grande valenza divulgativa. In linea con la filosofia no-profit di queste iniziative, il ricavato della vendita dei biglietti, detratte le spese di organizzazione, è stato devoluto al progetto di studio e conservazione a favore della Emys (Emys orbicularis ingauna), una sottospecie di testuggine palustre endemica della Liguria occidentale, originaria della Piana di Albenga (SV).

Oggi sono tornati in mare 3 esemplari di Caretta caretta, ognuno con una storia particolare: • Cleopatra (CSC 356), ripescata il 4 luglio scorso perché nuotava in superficie, aveva ingerito buste e sacchetti di plastica, per espellere i quali ha impiegato ben 20 giorni; pesa 16,5 kg, ha un carapace lungo 49 cm e largo 45; • Gertrude (CSC 355), arrivata all’Acquario di Genova il 29 giugno scorso, aveva un amo in bocca, uno nell’esofago e un pezzo di ferro incastrato sotto il palato, per togliere i quali si è resa necessaria un’operazione in anestesia; pesa 19 kg, ha un carapace lungo 53 cm e largo 48; • Ruota (CSC 354), il cui nome deriva dallo strano movimento circolare della sua nuotata al momento del ripescaggio, non ha rivelato problemi particolari; pesa 26 kg, ha un carapace lungo 60 cm e largo 56.

A raccontare al pubblico queste storie, spiegare la biologia di questi animali e quali sono i pericoli cui sono sottoposti, a bordo del battello era presente un biologo dell’Acquario di Genova. Ogni anno, nella stagione estiva, sono diversi gli esemplari di Caretta caretta spiaggiati o ripescati in difficoltà e trasportati all’Acquario di Genova. Diverse sono le cause del ricovero, tra le principali: • interferenze con le attività di pesca, principalmente dovute ai palamiti (è frequente la presenza di ami nella cavità boccale o nel tratto digerente, spesso evidenziato dal filo di nylon che fuoriesce ai margini della bocca) o alle reti (possono causare ferite, mutilazioni e, nel peggiore dei casi, il soffocamento degli animali); • ingestione di corpi estranei (spesso materiale in plastica) • scontro traumatico con imbarcazioni a motore, che arreca ferite sul carapace o sul capo (più di rado altrove); • fiocinata derivante dall’uso improprio di fucili subacquei; • patologie varie e traumi, sopracitati, che provocano lo spiaggiamento dell’animale (la tartaruga marina si spinge sul litorale esclusivamente per deporre le uova, ma non sono mai stati segnalati casi di riproduzione sulle spiagge della Liguria).

La liberazione è avvenuta per opera della Capitaneria di Porto, che ha messo a disposizione del personale dell’Acquario di Genova una motovedetta riservata per il trasporto delle tartarughe, e del Corpo Forestale dello Stato, servizio C.I.T.E.S., organo che coordina a livello nazionale l’applicazione della Convenzione di Washington che tutela questi animali.

Prima della partenza, prevista per le ore 10, il pubblico ha avuto la possibilità di vedere da vicino i 3 animali e di conoscere i loro nomi e la loro storia. Una volta imbarcati i passeggeri, il battello è giunto al largo del Monte di Portofino, dove è avvenuto il rilascio dei tre esemplari. Le tartarughe, dopo un primo momento di esitazione, hanno iniziato a nuotare allontanandosi dalla vista di bambini e adulti e raggiungendo il mare aperto.

In linea con la missione dell’Acquario di Genova, l’escursione rientra tra le iniziative di sensibilizzazione ed educazione del grande pubblico alla conservazione, alla gestione e all’uso responsabile degli ambienti acquatici attraverso la conoscenza e l’approfondimento delle specie animali e dei loro habitat.

Il ricavato dell’iniziativa è stato devoluto al progetto Emys. Promosso dall’Acquario di Genova e dalla sua Fondazione, il progetto conta sull’appoggio congiunto, formalizzato nel 2001 in un protocollo d’intesa, di importanti istituzioni: Provincia di Savona, Comunità Montana “Ingauna”, Coordinamento provinciale di Savona del Corpo Forestale dello Stato, DIP.TE.RIS dell’Università di Genova, le Associazioni Pro Natura Genova e WWF Liguria. Più recentemente il Progetto ha ottenuto anche la collaborazione dei comuni di Albenga, Garlenda e Villanova d’Albenga, oltre che l’appoggio della Regione Liguria.

Il progetto prevede la reintroduzione in natura della testuggine Emys orbicularis ingauna, che fino a qualche anno fa si reputava estinta a causa delle fortissime alterazioni dell’habitat naturale in cui vive questo rettile. Con questo obiettivo, nel 2001 è stato inaugurato, in un terreno di 150 metri quadrati messo a disposizione dalla Comunità Montana “Ingauna”, il Centro Emys di Leca d’Albenga.

Il centro ospita alcuni maschi e 12 femmine adulte, le cui uova, deposte nei mesi di giugno e luglio, vengono annualmente prelevate, incubate e fatte schiudere all’Acquario. Presso la struttura genovese, i piccoli trascorrono i primi anni di vita prima di tornare a Leca per un anno di acclimatamento, al termine del quale saranno liberati in natura.

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