Roberto Peregalli, elogio dell’imperfetto

Società

In un mondo che teorizza le guerre “intelligenti” e gli obbiettivi “mirati”, la barbarie non è costituita dalle distruzioni, ma dalle costruzioni. Questo libro parla della nostalgia che si appropria di oggetti e luoghi, parla dell’incuria che l’uomo ha per le cose che sono il suo destino, parla della violenza che la tecnologia moderna opera sui nostri luoghi e sul nostro mondo, del silenzioso camminare in un viottolo di campagna, di cortili abbandonati, della pioggia che cola sui vetri.
La copertina del libro
Sono le povere cose che testimoniano un mondo perduto, le cui tracce appena visibili costituiscono il tessuto della nostra vita. Dopo il saggio ‘La corazza ricamata. I Greci e l’invisibile’, con ‘I luoghi e la polvere. Sulla bellezza dell’imperfezione’ (Bompiani) Roberto Peregalli ci offre un’altra riflessione narrativa, tutta giocata sul filo di una memoria in cui il passato nelle sue innumerevoli sfaccettature ammaestra il nostro presente.

Roberto Peregalli nasce a Milano nel 1961. È laureato in Filosofia. Allievo dell’architetto Renzo Mongiardino, con cui lavora per diversi anni, apre uno studio di architettura e decorazione alla fine degli anni ’80, in seguito in società con Laura Sartori Rimini. Lavora in Italia e all’estero. Firma le scene di alcune opere liriche. Ha collaborato con la Condè Nast scrivendo articoli di cinema. Vive a Milano e (quando può) a Tangeri. ‘I luoghi e la polvere’ è in libreria dal 27 gennaio per le Edizioni Bompiani.

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