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Rosalía racconta del nuovo album Lux, della collaborazione con Björk e con la London Symphony Orchestra

La cantautrice spagnola Rosalía ha incontrato Zane Lowe di Apple Music a Madrid per celebrare l’imminente uscita del suo quarto album in studio, “Lux”, disponibile dal 7 novembre. Nel corso di una conversazione profonda e riflessiva, l’artista ha raccontato la genesi di un progetto che unisce spiritualità, ricerca linguistica e sperimentazione musicale, frutto di oltre tre anni di lavoro e collaborazioni con personalità straordinarie come Björk, la London Symphony Orchestra e la cantante di fado Carminho.

“Lux” nasce con un’intenzione ben precisa: lasciare entrare la luce. Come ha spiegato Rosalía, ispirandosi a Leonard Cohen, “Dimentica la perfezione. C’è una crepa in ogni cosa. È così che entra la luce. […] E credo che volessi proprio questo: che la luce entrasse. E volevo che si chiamasse Lux per rappresentare come creare più spazio perché la luce possa entrare.”

Un album costruito come un percorso interiore e artistico, che esplora temi di fede, amicizia, memoria e sacrificio. Rosalía ha raccontato come, grazie ai consigli della sorella, abbia trovato una nuova direzione creativa: “Mi sono promessa che avrei fatto un album in cui avrei provato a finire ogni pensiero, ogni canzone — fino alla fine. […] Credo che grazie a questo album io sia cresciuta come autrice, arrangiatrice e produttrice proprio per questo.”

Uno dei momenti più significativi di “Lux” è il brano “Mio Cristo”, scritto e cantato in italiano, che ha richiesto un anno di lavoro. “Ho trovato molto bello e ispirante scoprire la storia di Santa Chiara d’Assisi e San Francesco d’Assisi […] Così ho passato un anno a Miami a lavorarci in una casa lì. Alla fine, improvvisando, ho trovato il tema al pianoforte.” La composizione, nata come un esperimento d’aria classica, mostra l’ambizione di Rosalía di superare le barriere linguistiche e musicali, un approccio che attraversa l’intero album.

La varietà linguistica di “Lux” — tredici lingue differenti — riflette la ricerca culturale dell’artista, che per la canzone “Tuya” ha imparato a cantare in giapponese ispirandosi alla figura della monaca Ryōnen Gensō. “Mi ha affascinato come qualcosa di così radicale possa essere percepito come follia. Ma a volte l’estremo viene semplicemente etichettato come tale.”

Il disco contiene anche elementi orchestrali imponenti, registrati in soli pochi giorni con la London Symphony Orchestra. “Era già tutto scritto, tutto arrangiato, tutto preparato con grande precisione […] Avevamo già tutto ben definito, e si trattava solo di arrivare in studio e dire: ‘Questa è la linea melodica che ci serve.’ Boom, l’abbiamo registrata.”

A introdurre il progetto sarà “Berghain”, un brano che unisce aggressività e delicatezza, simbolo del dualismo che attraversa tutto l’album. “È forse il modo di dire: ‘MOTOMAMI era minimalismo, pochi elementi. Questo è massimalismo. Brutalista.’” Spiegando il titolo, Rosalía aggiunge con ironia e profondità: “‘Berghain’ può non essere un luogo, ma la tua mente. È la tua mente, è la mente di tutti.”

Il rapporto con le proprie ispirazioni è centrale per l’artista, che in questo progetto rende omaggio a figure come Björk e Patti Smith. “Sono le mie due madri. […] È ciò che più mi ispira: come una donna, un essere umano, possa essere così libero, straordinario, appassionante, complesso, contraddittorio.” Rosalía racconta anche di un piccolo rito quotidiano che ha accompagnato il processo creativo: “Ogni mattina mi preparavo il tè in quella tazza su cui ho scritto: ‘Scrivi, tendi l’arco e dì la verità.’ È quello che ho cercato di fare per tutto il tempo con questo album.”

La cantante rivela inoltre che la versione su vinile differisce da quella digitale: “Alcune canzoni sul vinile sono leggermente diverse. È stato un processo a più fasi, in continua evoluzione.” Una scelta che rispecchia la natura mutevole e viva del progetto.

 

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