Senza Amore, esordio delicato per Renato Giordano

Senza Amore, esordio delicato per Renato Giordano

Luigi è soltanto un bambino quando ha inizio la sua storia. Vive in una piccola città di provincia e proviene da una famiglia socialmente emarginata.

Luigi è soltanto un bambino quando ha inizio la sua storia. Vive in una piccola città di provincia e proviene da una famiglia socialmente emarginata. A scuola, il bambino mostra subito dei segni di insofferenza, dettati forse dalla voglia di emergere, e le prime attenzioni nei suoi confronti da parte di un vigile, addetto comunale per l’istituto, vengono considerate da tutti quasi paterne. Con il passar del tempo, però, la presenza dell’uomo nella vita di Luigi comincia a farsi ingombrante: gelati, regali, esenzione dal pagamento della mensa scolastica e una certa “complicità” con la madre di Luigi. L’intento dell’uomo non è la donna bensì il bambino, che in quanto tale, non si rende neanche conto, di subire il primo abuso sessuale, nel bar antistante il campetto della scuola. Luigi tenta anche di spiegare alla mamma quello che è successo, ma non viene creduto. Il vigile diviene parte integrante della famiglia, riuscendo addirittura ad ottenere il consenso a battezzare il bambino, che non aveva ancora ricevuto il primo sacramento, e ad avere l’approvazione ad accedere in casa in qualsiasi momento, e quindi ad abusare del bambino. Questa situazione quasi “anacronistica”, sarebbe andata avanti per molto tempo, se il giovane cognato del bambino, Gaetano, non avesse scoperto il tutto e mandato all’aria definitivamente quegli incontri “di violenza”, che ormai erano divenuti assidui. Per un periodo di tempo il bambino, finalmente si sente libero, le sue lacune affettive vengono colmate dall’affetto protettivo del cognato. Ma Gaetano perde la vita in un incidente, e il passare degli anni porteranno Luigi, trasferitosi nella capitale, a rileggere la sua infanzia, i suoi traumi e anche il suo rapporto con Gaetano... 'Senza amore' è una storia (vera) di abusi e riscatto sociale. 'Quando per la prima volta ho ascoltato la storia di “Luigi” sono letteralmente rimasto senza parole. La mia visione materna era ed è tutta un’altra.', racconta l'autore e regista Renato Giordano.' Certo, immaginavo esistessero madri possessive, gelose e anche assassine, prese da raptus o da momentanei squilibri psicologici, ma una madre che perdura nel tempo a ferire, distruggere, annullare il proprio figlio non l’avevo mai sentito, una madre che riesce a vendere il figlio ad un pedofilo sotto i suoi occhi e con il proprio consenso mi ha lasciato un grande senso di vuoto, un senso di angoscia fino a trasformarmi in Giacomo.' 'Senza amore - prosegue Giordano - perchè la storia di questo ragazzo è...senza amore , senza comprensione, e senza giustizia, perchè probabilmente il vigile adesso starà corteggiando qualche altro ragazzo, senza passato e forse senza futuro, insomma una brutta storia dove la crudeltà a volte spietata della vita si concentra su un essere umano per cercare forse di distruggerlo. Il film non vuole essere patetico o strappalacrime ma vuole raccontare la storia con la sua crudezza e la sua amara verità, senza tralasciare quei momenti spensierati ed ironici che la vita pur sempre ci riserva anche nelle situazioni più difficili. Un film importante per i giovani in difficoltà dove i valori veri vengono messi alla luce, valori come l’amicizia, la famiglia, l’amore per il prossimo. Un film dove gli omosessuali sono normali, lavorano in posti normali e non sono solo lustrini e paiettes come spesso vengono mostrati dai film e dai media. Una storia vera girata con semplicità ed onestà, per raccontare un problema terribile come la pedofilia ma per mostrare soprattutto l’impossibilità di vivere senza amore.' Nel cast, Fausto Verginelli impersona Gaetano, Francesco De Vito è il vigile Angelo, Lidia Vitale (La meglio gioventù) è la madre Rita, mentre il piccolo Luigi è Carlo Alberto Verusio. Si rivede anche una vecchia gloria come Giacomo Furia, memorabile carattersita di sessant'anni di cinema italiano e più volte spalla di Totò. Per Giordano, attore e regista teatrale, si tratta di un esordio problematico, coraggioso per quel che riguarda i temi trattati, che infatti trova una distribuzione a tre anni dalla realizzazione.

Senza Amore, esordio delicato per Renato Giordano

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