Sopravvivere Coi Lupi, di Vera Belmont

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Tratto dall’omonimo romanzo di Misha Defonseca, al centro di una polemica letteraria. È la storia di Misha, una bambina belga ebrea che fugge da Bruxells alla ricerca dei genitori deportati durante la Seconda Guerra Mondiale. Grazie alla bussola regalatale dal nonno, Misha partirà in direzione dell’Est e si troverà ad attraversare Germania, Polonia e Ucraina da sola.
Sopravvivere Coi Lupi
L’unica compagnia che troverà sarà costituita da un branco di lupi, dai quali verrà letteralmente allevata. Nel frattempo, davanti ai suoi occhi scorrono gli orrori della guerra. E capirà che forse è più feroce l’uomo di qualsiasi altro animale.

Sopravvivere Coi Lupi

Il film si mette al servizio della storia. La regista Vera Belmont non esita ad abbassare la macchina da presa ad altezza bambino (o lupo) e, in diversi momenti, a porla al posto degli occhi di Misha. Come Misha, lo spettatore si confronta con una realtà che alterna visioni poetiche ad immagini brutali senza soluzione di continuità. È forse per questo che il film funziona meglio nella parte centrale, quando gli attori principali sono solo una bambina di nove anni con tre grandi e splendidi lupi, mentre la prima parte soffre di una caratterizzazione leggermente stereotipata dei personaggi e del contesto, e così anche nella terza parte, prima del finale.

Sopravvivere Coi Lupi

Ma nel complesso la trasposizione del romanzo si può dire riuscita. In particolare, il carattere fiabesco ne risulta persino accresciuto, ben esplicitato da diversi accorgimenti: per esempio l’incerata rossa rubata da Misha che diventa una mantella o le sagome della bambina con i lupi con la luna sullo sfondo.

Sopravvivere Coi Lupi

E registicamente, la Belmont preferisce sacrificare la mobilità della macchina a favore di una composizione del quadro che tende il più possibile ad esprimere, anche in maniera pittorica, l’afflato favolistico. Grande prova di Mathilde Goffart, che nonostante la giovane età regge sulle sue spalle l’intero film, giungendo ai limiti della trasformazione fisica. Curioso l’utilizzo in colonna sonora dello score elettronico di Emilie Simon.
Inevitabilmente il film – ancora in programmazione nei cinema belga da novembre e da gennaio in quelli francesi – risulterà legato alla polemica sorta attorno al libro ed alla sua autrice, come anticipato.

Sopravvivere Coi Lupi

Pubblicato nel 1998, il romanzo viene presentato come autobiografico, ottenendo un grandissimo successo editoriale. Solo dopo otto anni il biografo della Defonseca nota una serie di incongruenze tra la vita dell’autrice e quella raccontata nel romanzo, denunciandole; ma sarà solo nel febbraio del 2008 – e dunque a film terminato – che l’autrice ammetterà il carattere totalmente fittizio della storia, con seguenti accuse di strumentalizzazione dell’Olocausto. Ma ad ogni buon conto, la versione cinematografica di “Sopravvivere coi lupi” resta la prova di come si possano maneggiare argomenti ancora oggi scottanti in maniera delicata, anche se con un fondo oscuro. Proprio come le favole.

Sopravvivere Coi Lupi

Vera Belmont, classe 1938, produttrice, sceneggiatrice e regista, ha risposto alle domande dei giornalisti in seguito alla proiezione del film.

D: Questo film presenta un particolare rapporta tra realtà e finzione…
R: Come in ogni film e in ogni libro, c’è una parte di fantasia e una parte di realtà. È impossibile non effettuare “cambiamenti” per le fiction – altrimenti si girano documentari. Ho scelto questa storia molto tempo fa, volevo fare un film sull’infanzia, la mia infanzia. Mio padre è un ebreo bielorusso, mia madre è un’ebrea polacca, io sono nata in Francia (all’epoca i francesi erano i meno duri!). È una storia che quindi si rivolge alle famiglie e ai bambini. Ma non sapevo come raccontarla. “Sopravvivere coi lupi” mi ha colpito perché nel racconto i lupi sono più umani degli uomini. Ho incontrato la scrittrice, le ho detto che avrei tolto alcune situazioni del libro dal mio film, mi sembravano troppo inverosimili. D’altronde lei ha scritto questa storia sessant’anni dopo che sono accaduti i fatti narrati, ha mescolato realtà e finzione per difendersi, in un certo senso. Penso che la sua vita sia stata molto più difficile, anche se forse da bambina non ha mai visto un lupo… Nella realtà i suoi genitori sono stati arrestati come resistenti, suo padre fu torturato e fece dei nomi; sua madre è morta nel 1945. “Rifiutò” tutto questo e la capisco. Trovo la storia comunque allucinante, perché ciò che ha costruito assomiglia alla storia di tante altre persone che hanno vissuto quella tragica esperienza. In ogni caso sono contentissima di aver girato questo film. al di là del fatto che la storia possa essere vera o falsa. Certo, chi ha visto mai un cane tedesco che si ritorce contro un soldato nazista? Eppure è poesia. E al di là di questo, la Defonseca ha comunque allevato dei lupi, anche se intorno ai 25 anni. Erano troppo costosi da mantenere però, quindi adesso vive con undici cani e diciotto gatti….

D: Non si è sentita presa in giro dopo la smentita dell’autrice?
R: Mi sono sentita molto triste: è come se mio marito mi avesse tradito… Ma il film continua ad essere visto. Ho avuto parecchie discussioni con la gente per questo, ma alla fine un film è un film.

D: Quando ha girato, ha pensato al “Ragazzo selvaggio” di François Truffaut?
R: Grazie per questa domanda. Ho cominciato con lui a lavorare! Era davvero una persona straordinaria, la prima volta che sono stata a New York fu con lui. Una sera andai in camera sua e gli chiesi se volevamo cenare insieme, ma aveva già ordinato qualcosa dalla cucina dell’hotel. Allora gli proposi di andare a fare un giro per New York, ma lui mi rispose: “Già viaggio nella mia testa”! Alla fine cenai da sola! Sì comunque, le influenze sono strane, ma “Il ragazzo selvaggio” mi ha colpito in particolar modo…

D: Quanto è importante la “fiaba” nel film?
R: Beh, molto. Come anche ne “La vita è bella” di Benigni. E come in quel caso, potrei dire che c’è una mia immedesimazione con la bambina, ma non si giudica un film per questo.

D: C’è un aspetto ludico negli animali, al contrario degli uomini…
R: Vero. L’uomo è violento, fa la guerra, il lupo invece uccide solo per nutrirsi. Un lupo poi non fa distinzioni, per esempio, tra uomo e donna: basta che lo nutri e lui è contento.

D: E per la musica berserk? Ha incontrato Chava Alberstein?
R: Ho provato tantissime soluzioni per la musica. Ho provato con tantissima musica classica, ma risultava sempre troppo opprimente. Un giorno ho ascoltato Emilie Simon, era uno strano concerto, faceva dei rumori con la bocca. Ho chiamato il suo agente, lai ha visto il film e si è commossa molto. Ero davvero contenta di lavorare con lei, siamo anche rimaste un po’ amiche – perché è difficile diventare davvero amici quando c’è un rapporto di lavoro.

D: E la bambina attrice?
R. È straordinaria proprio perché non sa di essere attrice. E spero che continui a non saperlo per molto tempo. Ha in comune qualcosa con gli animali, come Misha. Lei sul set baciava i lupi! Voleva anche portarsene uno a casa! Ho amato molto questa piccola belga, non è né troppo bellina né brutta. In piccolo, ricorda un po’ Liv Ullmann.

D: I suoi film sono sempre ambientati in diverse epoche storiche. Tratterà prima o poi temi d’attualità?
R: Beh, ho fatto un film autobiografico negli anni Cinquanta, quando eravamo comunisti! (ride) In effetti “Marquise” è ambientato nel Settecento e “Milena” durante la guerra… più che altro mi piacciono le figure coraggiose. Ora ho in programma una Cenerentola moderna ed ecologista…

Sopravvivere Coi Lupi

D: Perché i film francesi sono i migliori a raccontare il rapporto dell’uomo con la natura, come per esempio ne “La marcia dei pinguini” o “L’orso”?
R: Dice? Beh, sì ho visto “La marcia dei pinguini” per via della musica di Emilie Simon. Ma secondo me anche gli americani sono bravi in questo.

D: Questo film è indirizzato anche ai bambini, e in un certo senso per loro può essere anche più ‘utile’ di “Schindler’s” List.
R: E infatti è un film che parla ai bambini. E ho anche avuto dei dibattiti con i bambini. In fondo Misha è come Mowgli de “Il libro della giungla”!

D: Come ha scoperto la verità circa l’invenzione totale della storia?
R: Leggendo il libro c’erano alcuni aspetti secondo me impossibili, ma ho preferito rispettare l’autrice tutto sommato. Ho comunque selezionato scene realistiche perché in fondo le ho anche vissute. Ho aggiunto solo i lupi perché questa è una favola. Ne abbiamo tanti di film sull’Olocausto, ma ora bisogna parlare ai bambini. È per questo che Benigni ha dato il taglio giusto al suo film.
Ah, ovviamente dopo l’uscita di “Sopravvivere coi lupi”, c’è stato un vero e proprio accanimento mediatico. La Defonseca è diventata una star, e i giornalisti tendevano a sottolineare che la storia era vera; poi dopo la confessione, tutti a dire che era tutto falso! Ma in fondo è un’opera.

D: Sono usciti diversi libri che trattano del rapporto tra donna e lupo. Lei ha notato in effetti una sorta di maggiore empatia rispetto all’uomo?
R: C’erano addestratori e addestratrici. Per i lupi non faceva alcuna differenza, l’importante era nutrirli. I lupi sono più semplici di noi, se li nutri non fanno distinzioni.

D: Ha incontrato più l’autrice?
R: No, mai più dopo l’episodio della sua confessione. Posso dire che comunque è diventata come una star, un po’ come Gloria Swanson in “Viale del Tramonto”!

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