“Tracce di Bene”, 2 novembre in onda su Sky Arte

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“Cambiava voce, puntualmente. Tornava bambino, anche negli ultimi mesi di vita. Gli bastava sprofondare nei ricordi e Carmelo Bene riacquistava un timbro argentino, da Pinocchio fragile, eccitato da lampi lucignoleschi. Un prodigio evocato dall’esclusiva presenza di pochi amici fidati, come Giancarlo Dotto. Si spogliava così delle crudeltà amletiche e delle amplificazioni elettroniche. Risaliva il fiume di Ballantine’s che gli aveva inondato la gola, per decenni. Esorcizzava tonnellate di Gitanes, cento al giorno, aspirate a fondo. Accantonava il tono da belva reclusa delle ribalte televisive e cominciava a ridere teneramente di sé, e dell’insensatezza irresistibile della vita. Imbattendomi in questa scatola nera, custodita da Giancarlo Dotto, ho pensato, insieme a lui, di riportare alla luce questo sussurro medianico”. (Giuseppe Sansonna) [amazon_link asins=’8845233499′ template=’ProductAd’ store=’m0e2f-21′ marketplace=’IT’ link_id=’16049b86-be49-11e7-94e0-452ccabdee34′]

Sarà presentato questa sera alle 19.00, in anteprima alla Festa del Cinema di Roma, nella sezione Riflessi, al MAXXI – Museo nazionale delle Arti del XXI secolo, e trasmesso in esclusiva assoluta su Sky Arte HD giovedì 2 novembre alle 21.15, Tracce di Bene diretto da Giuseppe Sansonna, nato da un’idea di Giancarlo Dotto e Giuseppe Sansonna, è un ritratto obliquo di Carmelo Bene, un’autobiografia monca, come la definisce lo stesso cineasta, autenticamente immaginata, che non cerca di spiegare Carmelo Bene, che ha passato un’intera, bruciante esistenza a (non) spiegarsi da solo.

Il film parte dalla confessione intima che Carmelo Bene fa all’amico Dotto e che ha ripetuto a se stesso fino agli ultimi giorni, come se fosse uno dei pochi mantra in grado di consolarlo. Raccontandosi quelle tracce di vita, Bene sembra ricongiungersi a una profonda verità interiore. Dai mormorii di questo fluviale flusso di coscienza affiora un Salento bunueliano, cristallizzato in un tempo circolare, escluso dalla storia e dalle sue illusioni di progresso, sorvolato da santi in estasi, alleggeriti della zavorra del pensiero. E, quindi, miracolosamente in grado di levitare a bocca aperta. Come rimaneva spesso il piccolo Carmelo, in un’infanzia di puro, onnipotente stupore in cui le bombe alleate che piovono dal cielo sfumano nei botti multicolori da sagra ferragostana, mentre preti dalla dottrina incerta arringano anziane beghine.

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L’infanzia sfuma nella giovinezza e la rotazione di eventi diventa vertiginosa: da una terrazza veneziana dove mette a punto con Albert Camus il suo folgorante esordio in scena, Carmelo Bene si ritrova recluso con i cronici irreversibili del manicomio di Lecce, su disposizione di genitori decisi a contenerne la follia. Non ci riuscirono. E non ci riuscì nessun altro.

“Carmelo Bene vestiva le parole. Era la sua misericordia. La sua ossessione. Le rapiva per esserne rapito. Le spogliava e le rivestiva. Di suoni decenti e terribili. Solo così perdonava loro di esistere. Sottratte alla croce, della carne e del senso. Le ascoltava ancora prima di ascoltarle. Le accoglieva nel suo ventre che non sapevano dove andare, che fare. Lui, come Gilles de Rais. Orco e divinità. Nella sua caverna d’insonnie croniche e ruminazioni infinite. Le sfamava, le violentava, le ingoiava, le divorava e poi le sputava. Erano suoni celesti. 80 anni prima e 15 anni dopo. Quella voce. Chissà dov’è finita quella voce. Quella voce che solo a sentirla ci spediva in paradiso”. (Giancarlo Dotto)

Nel film sono presenti estratti del backstage del film Salomè di Carmelo Bene, realizzato dalla regista Monica Maurer, uniti a frammenti di un’intervista a Bene realizzata dalla stessa regista. Sono stati impiegati inoltre inediti e preziosi materiali di repertorio, legati a Carmelo Bene e ai suoi trascorsi biografici, girati dai videomaker Raffaele Schito e Salvatore Cagnazzi. I contributi sonori sono tratti da una conversazione privata tra Carmelo Bene e Giancarlo Dotto. I testi detti da Dotto sono tratti dal suo Elogio di Carmelo Bene. (Tullio Pironti Editore, 2012).

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