UNO STUDIO RIVELA CHE L’INCLUSIONE DI MARCHI SPECIFICI NEL GARE D’APPALTO INFORMATICHE PUO’ COSTARE AI CONTRIBUENTI AMERICANI FINO A 563 MILLIONI DI DOLLARI

L'inclusione di particolari marchi nei bandi di gara per l'appalto di hardware informatico da parte del governo federale statunitense ha condotto a...

L'inclusione di particolari marchi nei bandi di gara per l'appalto di hardware informatico da parte del governo federale statunitense ha condotto a conseguenze negative inutilmente costate ai contribuenti fino a 563 milioni di dollari: è quanto emerge da un nuovo studio economico condotto da R. Preston McAfee, J. Stanley Johnson Professor of Business, Economics and Management presso il California Institute of Technology. Lo studio, dal titolo "Improving Federal Procurement: The Benefits of Vendor-Neutral Contract Specifications", è stato commissionato da AMD. Il report sottolinea come circa il 69% delle gare d'appalto pubbliche relative a sistemi e tecnologie informatiche pubblicate nel 2004 abbia imposto determinati brand di microprocessori o specifiche equivalenti a quelli dei microprocessori di un particolare marchio. Le leggi federali (Federal Acquisitions Regulation) proibiscono nella maggior parte delle circostanze bandi che impongano marchi espliciti. Il riferimento a "prodotti di marca o equivalenti" è per sua natura sbilanciato a sfavore dei prodotti non di marca e incoraggia decisioni di acquisto basate sulla visibilità e sulla percezione di un brand anziché sulle sue oggettive qualità prestazionali.

"Bandi di gara contenenti linguaggio anticompetitivo impediscono di concorrere in base ai meriti effettivi e non conducono a vantaggi in termini di efficienza", ha dichiarato il prof. McAfee. "Questo studio dimostra come specificare un determinato brand danneggi la concorrenza, conduca all'aumento dei costi delle apparecchiature informatiche, limiti la scelta e colpisca i contribuenti. I risultati di questa ricerca dovrebbero servire come campanello di allarme per tutti i responsabili degli acquisti pubblici".

"Le pratiche di procurement pubblico anticompetitive costano inutilmente ai contribuenti americani centinaia di milioni di dollari proprio quando è in atto una stretta generalizzata sulla spesa dello Stato", ha affermato Sue Snyder, Vice President of International Policy & Relations ed Executive Legal Counsel di AMD. "L'obbligo di stilare contratti indipendenti dai produttori dovrebbe essere un obiettivo primario per massimizzare la competitività delle aziende che partecipano alle gare e ricavare il maggior valore dai soldi dei contribuenti potendo scegliere tra prodotti di qualità".

Ulteriori dati emersi dallo studio comprendono:

Prima del 2005, l'USAF (United States Air Force) acquistava esclusivamente processori Intel specificandoli come requisito in tutti i propri bandi di gara. L'USAF ha modificato questo obbligo per consentire ai produttrori di sistemi informatici di proporre soluzioni con microprocessori di più case, una decisione che secondo lo studio potrebbe condurre a risparmi di 2,2 milioni di dollari l'anno grazie all'aumentata concorrenza. Contratti non neutrali rispetto ai produttori costituiscono una barriera artificiale alla concorrenza tale da ridurre senza necessità il ventaglio di fornitori alternativi. Questa pratica anticompetitiva conduce all'aumento dei prezzi abbassando quantità, varietà dei prodotti e qualità. Non esistono motivi di efficienza che giustifichino il ricorso a bandi di gara restrittivi. Per alcuni prodotti, la varietà e la complessità dei componenti spinge a specificare nomi di marchi anziché dettagliare i requisiti tecnici e le caratteristiche. Nel caso dei microprocessori, i benchmark indipendenti rappresentano una soluzione a questo tipo di problematica. Governi di tutto il mondo hanno riconosciuto il problema del procurement anticompetitivo nel settore IT: Argentina, Austria, Belgio, Canada, Finlandia, Francia, Germania, Giappone, Irlanda, Italia, Regno Unito, Svezia e Stati Uniti hanno promulgato indicazioni che richiedono specifiche neutrali e l'eliminazione dei brand dai contratti pubblici. La Commissione Europea aveva notato in uno studio del 2004 come l'applicazione di queste nuove regole abbia portato a una riduzione dei prezzi pari al 30% circa.

Per una copia dell'estratto dello studio in oggetto è possibile visitare l'indirizzo: http://www.amd.com/breakfree.

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