Studio AlixPartners, il 44% delle società hi-tech a rischio di difficoltà finanziarie nel breve termine

Studio AlixPartners, il 44% delle società hi-tech a rischio di difficoltà finanziarie nel breve termine

Uno studio sul settore tecnologico redatto da AlixPartners, società internazionale di consulenza aziendale, offre interessanti spunti circa l’origine...

Uno studio sul settore tecnologico redatto da AlixPartners, società internazionale di consulenza aziendale, offre interessanti spunti circa l’origine delle importanti operazioni di M&A annunciate nelle ultime settimane, che potrebbero portare ad un mutamento radicale del settore. Tra queste, la prospettata acquisizione di Autonomy da parte di Hewlett-Packard Co. a un prezzo di 10,2Mld $ e la pianificata cessione della divisione Personal Computer di quest’ultima, nonché la proposta di Google Inc. di acquisire per 12,5Mld $ Motorola Mobility Holdings Inc. Nella foto Piero Masera, Managing Direcyor di AlixPartners. Nonostante i trend di crescita costante registrati in tutto il settore, lo studio rileva come all’interno del settore tecnologico europeo siano le società di hardware a essere maggiormente esposte al rischio di difficoltà finanziarie. A fronte di margini di profitto ancora alti per le società di software nel 2010, pari mediamente al 33%, le società di servizi software e di altri servizi tecnici sono soggette a pressioni sempre maggiori e si presentano come interessante target di potenziali acquisizioni. Sullo sfondo di forti oscillazioni di mercato e diffusa incertezza dell’economia a livello globale, il settore tecnologico ha resistito alla recessione riportando solo un modesto calo dei ricavi (-3% nel 2009) e compiendo un balzo di crescita dell’8% nel 2010 – peraltro seguito nel primo trimestre di quest’anno da un tasso di crescita annuo del 10%. Il settore dei semiconduttori, soggetto a un calo dei ricavi (-15%) nel 2009, ha fatto ancora meglio, riportando una crescita del fatturato del 29% nel 2010. Nel frattempo i segmenti software e telecomunicazioni hanno guidato la redditività del settore nel 2010, con margini EBITDA pari rispettivamente a 33% e 31%. Da parte sua, il settore dell’hardware, dopo aver subito un lieve calo del fatturato (-4%) nel 2009, ha messo a segno un rimbalzo dei ricavi dell’11% nel 2010.

“Tutto considerato, l’industria tecnologica è emersa dalla crisi relativamente intatta e diversi settori dell’indotto stanno ottenendo performance piuttosto buone”, osserva Piero Masera, Managing Director di AlixPartners. “Tuttavia, il settore si trova ad affrontare una serie di sfide decisive, in un contesto caratterizzato da una domanda in rapida evoluzione, forte concorrenza a livello globale, margini in contrazione, livelli di indebitamento elevati, e la necessità di operare cospicui investimenti in conto capitale in un momento in cui il ricorso al mercato dei capitali non è agevole. La forbice tra imprese vincenti e perdenti si sta allargando e, pertanto, ci attendiamo una costante successione di iniziative e cambiamenti, determinati soprattutto dalle realtà più forti”.

Secondo lo studio, le società del primo quartile del settore hanno ottenuto margini EBITDA 4,5 volte più alti rispetto alle società comprese nei quartili più bassi. Le società dalle migliori performance hanno altresì investito una quota quattro volte superiore in spese in conto capitale (capex) in rapporto ai ricavi, indicando come la forbice tra imprese vincenti e perdenti continui ad allargarsi.

Lo studio evidenzia inoltre il persistere di preoccupazioni legate alla solidità finanziaria di una parte importante delle società del settore high-tech. Secondo l’analisi, il 44% delle società corre ancora il rischio di trovarsi di fronte a difficoltà finanziarie (rischio di default o fallimento entro due anni, in mancanza dell’adozione di aggressive misure correttive), in calo dal 49% nel 2009. Inoltre, tale percentuale rappresenta il 54% dei ricavi del settore a rischio di dissesto finanziario, solo in lieve calo rispetto al 59% del 2009.

È particolarmente importante rilevare come oltre l’87% delle società del settore dell’elettronica di consumo sia a rischio, in aumento dal 46,5% nel 2009, principalmente a causa dei ridotti margini di profitto dovuti alla debolezza della domanda, alla lenta ripresa economica e all’aggressiva concorrenza mondiale. Anche nel settore delle telecomunicazioni, nonostante la grande forza dell’industria nel suo complesso, circa tre quarti delle imprese sono esposte al rischio di dissesti finanziari, a causa soprattutto del pesante fardello di debito assunto per espandere le infrastrutture tecnologiche e finanziare acquisizioni.

“In misura maggiore di qualsiasi altro settore, quello della tecnologia è esposto al circolo vizioso costituito dalla costante necessità di investire capitali per sostenere l’innovazione e la differenziazione del prodotto e stare al passo con le nuove tecnologie”, spiega Masera. “In particolare, gli effetti dirompenti dell’adozione a livello globale di internet mobile ad alta velocità di connessione, potrebbero rivelarsi come il principale fattore condizionante non solo per le società del settore high-tech, ma anche per le imprese di molti altri settori nei prossimi 10 anni”.

Tuttavia, la survey evidenzia come le società europee abbiano ridotto gli investimenti (capex in percentuale ai ricavi) – dal 10,2% nel 2006 al 9,4% nel 2010 – e questo è avvenuto in misura ancora maggiore nel Regno Unito – dal 13,2% nel 2006 al 9,5% nel 2010. Tale situazione, unitamente a prospettive di crescita economica ancora depresse a livello globale, favorirà probabilmente il proseguimento di un aggressivo processo di consolidamento.

Nell’esaminare le prospettive di crescita, lo studio AlixPartners individua l’emergere di evidenti disparità geografiche destinate probabilmente a impattare sulle strategie e le performance delle società nel prossimo futuro. La survey rileva che nel 2010 le società dell’Est Europeo hanno registrato margini EBITDA più alti del 5% rispetto alle concorrenti dell’Europea Occidentale. Come appurato dalla ricerca, questo è dovuto soprattutto al fatto che tali società possono operare in un contesto di costi più contenuti.

Lo studio di AlixPartners esamina inoltre il ruolo giocato dagli investitori di private equity nel processo di consolidamento del settore. Nel momento in cui società mature del settore high-tech perdono di interesse nei confronti degli investitori di public equity, la loro attrattiva come oggetto di potenziali acquisizioni, soprattutto da parte di fondi di private equity, potrebbe essere in aumento.

“I fondi di private equity specializzati nell’acquisizione di imprese più tecnologiche di piccole dimensioni e in difficoltà finanziarie potrebbero individuare numerose e interessanti opportunità di turnaround e consolidamento nel prossimo futuro”, prevede Andrea Alghisi, director di AlixPartners. “Inoltre, se molti altri settori si trovano di fronte a possibili scenari di crescita zero nell’attuale difficile contesto economico globale, l’high-tech potrebbe rappresentare uno dei campi d’investimento più sicuro e redditizio per almeno una parte del corposo capitale congelato controllato dai fondi di private equity”.

Studio AlixPartners, il 44% delle società hi-tech a rischio di difficoltà finanziarie nel breve termine

Discussione 0

I commenti vengono moderati prima di essere pubblicati.

Ancora nessun commento. Sii il primo a commentare!