Intervista esclusiva a Marcello Lippi

Intervista esclusiva a Marcello Lippi

Venerdì 16 marzo 2012, su Premium Calcio alle ore 23.00, nuovo appuntamento con "La tribù del calcio", la rubrica curata da Paolo Ziliani per i veri...

Venerdì 16 marzo 2012, su Premium Calcio alle ore 23.00, nuovo appuntamento con "La tribù del calcio", la rubrica curata da Paolo Ziliani per i veri appassionati del pallone. Nella puntata di domani, un’intervista a Marcello Lippi, che torna indietro nel tempo fino a quando, sulla panchina della Juventus, disputò 4 finali di Champions League e dichiara: “Nella prima finale, che giocammo contro l’Ajax, finiti i supplementari c’era la fila di giocatori a chiedere di battere i rigori e io dovetti solo sceglierne 5. E vincemmo. A Manchester, invece, dopo l’ultima finale giocata contro il Milan, non c’era un giocatore che si offrisse di battere il rigore. C’era chi salutava la fidanzata, chi si voltava dall’altra parte. Insomma, capii che lo stato d’animo non era quello giusto. E infatti perdemmo”. “Mi è stato rimproverato – continua Lippi – di aver giocato 4 finali di Champions e di averne perse 3. Nessuno considera che in tutte queste occasioni la Juventus aveva vinto lo Scudetto una settimana prima di giocare la finale, mentre le nostre avversarie avevano la Champions come obiettivo unico e un mese per prepararla. Comunque, l’unica finale persa che giocammo veramente sotto tono fu l’ultima, quella col Milan a Manchester. Col Borussia pagammo dazio per piccoli particolari, come Peruzzi che alla vigilia prese l’aereo per andare a vedere la bimba appena nata, mentre col Real Madrid, perdemmo perché Mijatovic fece un gol in fuorigioco”.

In merito al trionfo, sulla panchina dell’Italia, al Mondiale in Germania del 2006, ricorda: “Con la Juve ho fatto incetta di scudetti e coppe più o meno importanti, ma non c’è niente di paragonabile al trionfo come cittì della Nazionale. Mi trovai a capo di un gruppo straordinariamente forte, che partita dopo partita accumulava energia positiva e la trasformava in forza e sicurezza. E, se è vero che nelle prime 5 partite superammo avversari non trascendentali come Ucraina, Australia, Repubblica Ceca, è altrettanto vero che in semifinale battemmo la Germania nel suo covo di Dortmund, davanti a 75.000 tedeschi che ti zittivano, giocando la miglior partita di tutto il Mondiale, e coronammo poi il tutto nella finale contro la Francia”.

E a proposito dei festeggiamenti post Mondiale, Lippi confessa: “Tornai in albergo, mi chiusi in stanza, presi un sigaro, un bicchiere di whisky, misi il dvd nel televisore e mi riguardai tutto: le chiacchiere del pre partita, la partita, e tutto il dopo partita, e bevendo e fumando feci le 6 del mattino. Senza mai dormire. Per me, un festeggiamento coi fiocchi!”.

Inoltre, la seconda parte dell’intervista a Lele Oriali, ex calciatore e dirigente dell’Inter, che racconta il suo rapporto con Sandro Mazzola ai tempi in cui quest’ultimo era direttore della squadra nerazzurra: “Un’estate mi telefonarono, al penultimo giorno di mercato, per dirmi che ero stato ceduto all’Ascoli. Io andai a Milano e dissi a Mazzola che ad Ascoli poteva andarci lui. «Tu non puoi rifiutare» disse e io risposi «No, infatti smetto con il calcio». Della cosa venne a sapere il mister Bersellini, che s’impuntò e disse che lui mi voleva nell’Inter a tutti i costi. Alla fine rimasi. E quell’anno giocai così bene che debuttai addirittura in Nazionale”. Intervista da non perdere, quella con Oriali, che parla anche della sua vita di dirigente, piena di aneddoti: “Come quando al Bologna comprammo Roby Baggio. Gazzoni Frascara, il presidente, dopo aver firmato il contratto col Milan mi mandò a dare la notizia all’allenatore. Parlai con Ulivieri, gli dissi che avevamo preso Baggio e lui inizialmente non era d’accordo. Gli spiegai cosa significava Baggio per un club e una città come Bologna e alla fine si convinse”.

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